"È il fulcro inevitabile della storia del rock e ogni giudizio su ciò che c'era prima e ciò che è venuto poi va in un modo o nell'altro ricondotto a questo disco". Ecco quello che ne pensa il recensore di Onda Rock, Gaetano La Montagna. E sono d'accordo con lui.

Con questo disco Wyatt ha trovato il perfetto equilibrio; nè la furia chitarristica di Hendrix, nè la tristezza dei testi dei Van der Graaf Generator (tanto per fare degli esempi), ha dato alla musica un aspetto umano.

Invece io ho trovato lui, forse l'unico vero amico di tutta la mia vita.

Ognuno di noi è solo.

Sei solo quando ridi con la tua famiglia davanti alla televisione.

Sei solo quando qualcuno piange per te.

Sei solo quando qualcuno cerca di farti stare meglio.

Ha smantellato l'ingenua passione del rock.

Non c'è un futuro, il passato si è polverizzato e il suicidio a questo punto pare troppo banale.

Non c'è nessun inganno, aspettiamo immobili in una fase di stallo claustrofobica sperando in un colpo di scena che non arriverà mai.

Senza renderci conto che l'unico "colpo di scena" è la morte.

Concludo ringraziando Robert Wyatt, il quale mi ha reso una persona "felice" e non più sola.

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