Copertina di Rush 2112
mayhem

• Voto:

Per appassionati di rock e metal, fan del progressive, nostalgici degli anni '70, musicisti e cultori di musica classica e heavy metal
 Dividi con...

LA RECENSIONE

La prima cosa che mi sono chiesto ascoltando i Rush (da vari mp3 liberamente scaricabili da www.progarchives.com, un sito consigliatissimo per chi si avvicina al genere) è: ma come ho fatto a non sentirli prima?

Sapevo solamente, dalla lettura dei "cari vecchi Metal Hammer" di qualche anno fa, che sono stati uno dei punti di riferimento fondamentali per gli Iron Maiden prima, e per l'orgia di gruppi analoghi che sarebbe venuta fuori poi. Per uno come me, "vecchio" metallaro cresciuto con "Kill'em All", "Covenant" e "Morbid Visions", diventa naturale ascoltare questo genere: non perché mi sia rotto della furia del death/black (che ascolto e seguo sempre con passione), ma perché... sono invecchiato, e sto diventando nostalgico!! E perché credo di capire - in parte, ovviamente - da dove siano nate le epiche galoppate e le sfuriate heavy cui noialtri siamo abituati da circa 20 anni.

I Rush di "2112" coniugano alla perfezione un cantato alla Led Zeppelin, una musica che i migliori King Crimson sapevano (e sanno) suonare, ed un concept a quanto leggo sci-fi (che non ho ancora tradotto, e non conosco come si deve). E dire che al loro esordio erano considerati talmente poveri di creatività da essere presi per una cover band (!) del gruppo di Plant: qui no, i nostri creano un mondo musicale nuovo, a parte, direi quasi onirico, ricco di trovate, condito con uso sapiente degli effetti e riff originalissimi. E come non parlare della potenza e dell'estensione vocale di Geddy Lee?
Uno stile che mi ha ricordato, nel suo insieme, certi dischi degli Iron Maiden. E se siete curiosi, cari metallari, dovreste ascoltarli anche voi: eravamo nel 1974...
Ascoltando la lunghissima ed intricata suite "I Overture, II The Temples Of Syrinx, III Discovery, IV Presentation, V Oracle-The Dream, VI Soliloquy, VII Grand Finale", dai fortissimi accenti progressive e numerosi cambi di tempo, l'orecchiabile "A Passage to Bangkok" di evidente matrice zeppeliniana, non si può restare indifferenti. La successiva semi-acustica "The Twilight Zone" (ditemi che vi ricorda qualcosa!) evoca malinconia e nostalgia, mentre "Lessons" ci fornisce, manco a dirlo, una bella lezione di musica rock, con assoli da infarto (e dire che erano solo in TRE a fare quel "macello" - in senso buono!).
Cosa vi aspettate,poi, dalle prime note di "Tears"? La stessa tristezza da rock-ballad, quell'atmosfera così unica che solo un bel disco '70 più dare... e si arriva a "Something For Nothing", la mia preferita: di questa voglio darvi solo un estratto del testo:

"What you own is your own kingdom
What you do is your own glory
What you love is your own power
What you live is your own story
In your head is the answer
Let it guide you along
Let your heart be the anchor
And the beat of your own song"

Insomma, ancora una volta il mio pensiero è confermato e rafforzato (e qui ci sarà da discutere): gli odierni gruppi metal - dai '90 in poi, tranne poche eccezioni, NON hanno inventato (quasi) nulla, perché (quasi) tutto è stato scritto, riscritto, scolpito e messo in bella mostra 30 anni prima. Perdonate i quasi, ma in questo momento potrebbe sfuggirmi qualche gruppo fondamentale... Ecco perché, allora, è così difficile fare metal oggi senza essere modaioli, scopiazzatori, anacronistici o semplicemente "false metal", cioè stonati (!): perché le idee scarseggiano, bisogna per forza sforzarsi di inventare qualcosa, come facevano i Rush con 2112.

E la domanda è diventata: cosa ascolterei adesso, se avessi trovato questo CD 10-15 anni fa?

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione celebra '2112' dei Rush come un album fondamentale che ha influenzato generazioni di musicisti metal e prog. L'autore, un appassionato di metal estremo, scopre con stupore l'originalità e la potenza del disco, sottolineando l'abilità tecnica e la forza vocale di Geddy Lee. Il lavoro è visto come un punto di riferimento imprescindibile e un ponte tra rock classico e metal moderno, ricco di atmosfere oniriche e riff memorabili.

Tracce testi video

01   2112: I. Overture / II. The Temples of Syrinx / III. Discovery / IV. Presentation / V. Oracle: The Dream / VI. Soliloquy / VII. Grand Finale (20:33)

02   A Passage to Bangkok (03:34)

Leggi il testo

03   The Twilight Zone (03:19)

Leggi il testo

06   Something for Nothing (03:57)

Leggi il testo

Rush

I Rush sono un trio canadese di rock progressivo e hard rock, fondato a Toronto nel 1968 da Alex Lifeson, Geddy Lee e, dal 1974, Neil Peart. Noti per le loro doti tecniche, la sperimentazione di generi e le lunghe suite, hanno avuto una carriera di cinque decenni segnando profondamente la musica rock con dischi come '2112', 'Hemispheres', 'Moving Pictures'. Hanno affrontato svolte stylistiche dal prog epico dei '70, alle sonorità sintetiche degli '80 fino al rock più diretto degli ultimi album.
46 Recensioni

Altre recensioni

Di  vellutogrigio

 2112 sembra un po’ come il monolite di 2001 Odissea nello Spazio, il frutto di un’intelligenza ineffabile che comunica sensazioni, significati ed emozioni.

 Il pezzo ‘Temple of Syrinx’ rimane probabilmente il picco qualitativo di un’intera carriera.


Di  splinter

 "20 minuti di vero e proprio prog-rock, inizio molto sperimentale con strani effetti sonori... lasciarvi a bocca aperta."

 "Un album di gran spessore, magari un gradino sotto di quelli che verranno dopo, ma comunque con il merito di aprire un ciclo."