New York si conferma una scena florida per quello che riguarda la musica sperimentale e d'avanguardia e la mira a sovvertire ogni schema e andare oltre qualsiasi definizione di genere. In questo caso parliamo dei Sunwatchers, ensemble newyorkese dello stesso giro dei Solar Motel Band di Chris Forsyth e composto principalmente dal quartetto Jim McHugh, Jason Robira, Jeff Tobias, Peter Kerlin, che come spesso accade in generi derivati dal jazz sperimentale è costantemente aperto all'incontro con altri musicisti e collaborazioni. Il loro secondo LP intitolato semplicemente "II" è stato appena pubblicato su Trouble In Mind Records. Devoti al sassofonista Albert Ayler, che considerano un termine di paragone anche sul piano spirituale, il gruppo in questo disco si spinge oltre i confini del jazz fusion, contaminando il suono con elementi psichedelici e kraut-rock e derivanti da esperienze come il post-punk e la no-wave fino a componenti più esotiche come la musica thailandese, l'afro-beat e in generale sonorità del nord-ovest del continente africano.

Questo interesse le sonorità provenienti dalla regione sub-sahariana è subito evidente nella traccia introduttiva dell'album, "Nose Beers", caratterizzata dal sound tipicamente elettrico e acido e i cui tempi sono effettivamente gli stessi di artisti attenzionati negli ultimi anni a partire da Ben Zabo, fino al confronto inevitabile con i mostri sacri Tinariwen, senza considerare le influenze di John Zorn per quanto riguarda l'aspetto relativo quella specie di "caos organizzato" e fulmineo della composizione. Le successive "The Hot Eye" e "There Are Weapong You Can Bring" sono composizioni più lunghe e strutturate che dedicano attenzione alle atmosfere più contemplative per poi librarsi in momenti carichi di energia elettrostatica e mescolanze di suoni derivate dal kraut-rock oppure da esperienze di avanguardia come i Sun City GIrls di Sir Richard Bishop. "Silent Boogie" è Mulatu Astatke suonato alla velocità della luce e contaminato da vibrazioni post-punk acide e rumorose, "The Works" una vera e propria session di space-music dove Sun Ra incontra gli Acid Mothers Temple e le cui sonorità prepotenti e ripetute in maniera ossessiva rimandano direttamente alla lunga tradizione della no-wave Made in New York City. "Flowers Of The Water (For Lou)" ci cala in una dimensione drone meditativa che nello stile di una composizione garage rock primordiale dei Velvet Underground si espande poi in una vera e propria avanguardia rievocativa di esperienze come "White Light White Heat". Non ho trovato conferme in questo senso, ma la traccia potrebbe effettivamente essere un omaggio proprio a Lou Reed, riprendendo alcune vibrazioni tipiche della musica meditativa che Lou aveva registrato per "Hudson River Wind Meditations" e il "Metal Machine Music".

Un gruppo che si dichiara apertamente di sinistra e anticapitalista, socialista democratico e ispirato alla resistenza antiviolenta, i Sunwatchers presentano la loro opera artistica come un manifesto ideologico contro quella che definiscono una confederazione di gangster anarco-capitalista e attivisti razzisti che in questo momento detengono il potere negli Stati Uniti d'America e in tutto il "primo mondo". Una fase critica della nostra storia e che loro cercano in qualche modo di combattere proponendo una musica il cui carattere "punk" va ricercato proprio nell'essere "contro" ma in una maniera inclusiva, aprendo tanto alla sperimentazione come all'incontro e l'incrocio tra le culture dell'intero pianeta. La giusta definizione di world music e che in questo caso qui è messa in pratica con una formula noise e espressionista e perfettamente riuscita.

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