Inseguiti da un branco di zombi i Ten Years After decisero di registrare questo 33 giri bevendo pompelmo.
Era il 1970 e il gruppo capitanato da Alvin Lee decise di riposarsi sotto un sole egiziano, astraendo un circuito elettrico dal suo alveo naturale. Si potrbbe confutare che le canzoni non si lasciano tosare facilmente, ma sarebbe uno sterile esercizio di stoicismo.
Valutare i dischi prendendoli per la coda può risultare e risaltare alternativamente, viceversa concentrarsi sulle tariffe pùò farci notare la rasatura ben fatta. Presero dunque una confezione di zucchero grezzo e lo riversarono negli ingranaggi di un mare petulante di hippie fosforescenti che si crogiolavano in un suk. Ogni canzone di questo discho non eccede in filiformi sperimentazioni gommose, ma rotolano come un tank in un negozio di saponette.
I Nostri riescono dunque nel tentativo di costruire uno zeugma sonoro adattando il suono al frastuono del tuono.
I Ten Years After ancor prima dei Rolling Stones suonavano, componevano e sintetizzavano stupendamente generi come Blues, Rock, Rock’n roll, Folk, Rock Psichedelico e spesso anche Jazz.
Cricklewood Green è un capolavoro spesso poco conosciuto, il disco più europeo di un gruppo europeo abituato a strizzare l’occhio al mercato Americano.
Ten Years After sono stati uno dei gruppi di successo del cosiddetto british blues di fine anni sessanta.
Un disco dove ancora il rock respira, rispetta le sue dinamiche, trascina senza assordare.
Il suono dei TYA insiste a mietere vittime, cioè me stesso, continuando a diffondere il suo veleno cupo e solare che si spande come un maremoto.
La chitarra di Alvin Lee sfilando in modo emozionante il paradiso e l’inferno.