Copertina di Moody Blues In Search Of The Lost Chord
Ghemison

• Voto:

Per appassionati di musica anni '60, fan del rock psichedelico e progressive, collezionisti di album storici, studenti di musica
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LA RECENSIONE

Appena nato e già così promettente. Il brit-pop nel '68 era ancora assai minorenne (tipo mia cugina) ma già sfornava idee a raffica: gli Who, i Beatles, i primissimi Pink Floyd, ecc...

I Moody Blues erano coevi di questi mostri sacri, ma non hanno ottenuto un successo sì ampio e proverbiale (per lo meno fuori dal Regno Unito). Nati come complesso r'n'b ebbero vita travagliata ma scalarono più volte le classifiche. La band subì vari cambi di formazione fino alla line-up composta da Hayward-Pinder-Lodge-Thomas-Edge, una line-up fantastica che verso la fine dei sixties ha dato luce a vari capolavori.
Il primo è sicuramente 'Days Of Future Past', fusione in tempi non sospetti di psichedelia armonie vocali e musica sinfonica, mentre il secondo (e forse più riuscito) s'intitola 'In Search Of The Lost Chord' in cui la vena orchestrale viene accantonata, preferendole un uso quasi pionieristico del mellotron.

Dopo l'intro di dovere per un concept album parte Ride my see-saw, maestosa cavalcata di chitarre e cori che sfondò in tutte le possibili classifiche dell'epoca. Segue Dr. Livingstone, I presume che col suo inizio altalenante anticipa gli Smiths più sarcastici e swing per poi sporcarsi tutta col suono del mellotron. House of four doors parte progressive come non mai, tralasciando però qualsiasi sfogo genialoide e cervellotico, e pian piano si fa sempre più mistica e ariosa. La stessa atmosfera si respira anche nel commosso e giustamente lisergico omaggio a Timothy Leary.

Un altro pezzo in cui si respira tanta ispirazione ed emozione è Voices of the sky, grazie al suo dolce avanzare fu l'ennesimo hit di un gruppo che ben flirtava con chart aperte e spettacolari come mai più negli anni. Il resto del disco è meno memorabile ma non per questo meno solido ed intrigante, a parte a mio avviso la deludente traccia di chiusura Om: i virtuosismi strumentali e la troppo strampalata e strombazzata infatuazione per il folklore e la musica indiana trasformano quello che doveva essere il vertice dell'album in una breve odissea di rara noiosità.

Peccato soltanto che i Moody non abbiano chiuso prima questa piccola pietra miliare della psichedelia.

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Riassunto del Bot

In Search Of The Lost Chord è un capolavoro di psichedelia e innovazione musicale dei Moody Blues, che con il loro uso pionieristico del mellotron e atmosfere emozionali si distinguono nel panorama rock britannico della fine degli anni '60. L'album, pur con qualche traccia meno riuscita, rimane una pietra miliare del progressive. Tra le tracce più memorabili Ride My See-Saw e Voices of the Sky, che esprimono brillantezza musicale e ispirazione.

Tracce testi video

03   Dr. Livingstone, I Presume (02:58)

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04   House of Four Doors (04:12)

05   Legend of a Mind (06:36)

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06   House of Four Doors, Part 2 (01:42)

07   Voices in the Sky (03:29)

08   The Best Way to Travel (03:12)

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09   Visions of Paradise (04:15)

11   The Word (00:49)

The Moody Blues

Gruppo rock britannico nato a Birmingham nel 1964. Dopo l’esordio R&B con “Go Now” e The Magnificent Moodies, dal 1967 sviluppa un originale rock sinfonico/proto‑prog con “Days of Future Passed” (con la London Festival Orchestra) e brani iconici come “Nights in White Satin”. Formazione classica: Justin Hayward, John Lodge, Mike Pinder, Ray Thomas, Graeme Edge.
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