Bisogna premettere che trovandosi di fronte ad un qualsiasi album dei Rolling Stones della prima metà dei '70 bisogna letteralmente genuflettersi in segno di adorazione, di fronte a questo disco poi, bisogna proprio fare dei sacrifici agli "Dei del Rock".
"Exile On Main Street" rappresenta una tappa fondamentale per l'ormai quarantennale carriera degli Stones. La grandiosa apertura è affidata a "Rocks Off", un potente riff al quale si aggiungono la sezione di fiati e un intreccio di chitarre semplicemente superbo. In seguito un rapido rock'n'roll "Rip this Joint" e un blues ipnotico à la John Lee Hooker con la voce di Jagger che incanta: "Shake your Hips". Ancora una volta un rock'n'roll "Casino Boogie", nel quale però si incominciano ad avvertire i suadenti cori di Richards che affiancheranno la voce di Jagger per la maggior partte del disco.
Eccoci dunque arrivati ad un gran pezzo "Tumbling Dice": grande riff, melodia accattivante, favoloso assolo di Taylor alla slide e cori che avvolgono il tutto in un'atmosfera molto "calda". La puntina continua a scorrere ed ecco tre ballate acustiche che si susseguono: "Sweet Virginia, "Torn and Frayed" e "Sweet Black Angel"; tramite esse si capisce la capacità di Keith Richards di fare grandi cose con una chitarra acustica in mano.
Adesso è il turno di "Loving Cup": classica ballata col marchio Stones con piano, chitarra acustica in sottofondo e chitarra elettrica in primo piano ad adornare l'accompagnamento; la voce di Jagger qui raggiunge veramente il massimo. In seguito il potente rock di "Happy" con Richards alla voce, la country-ballad di "Turd on the Run", il riff accattivante e bluesy di "Ventilator Blues", l'insignificante, ma allo stesso tempo rispettosa del contesto, "I Just Want To See His Face".
Siamo arrivati alla parte finale del disco: "Let it Loose" è una splendida ballata dai toni malinconici, "All Down The Line" un rock energetico con i cori che fanno la loro (grande) parte, la cover di Robert Johnson "Stop Breaking Down" qui riletta in chiave molto 70's. Chiusura affidata alla travolgente ballata "Shine a Light", risultato di una perfetta coesione tra Richards e Taylor, ed infine il grande riff di "Soul Survivor", in cui si sente il pesante influsso di Keith Richards, che fa da mattatore in tutto il disco.
Semplicemente un capolavoro, uno dei dischi più significativi della storia del Rock.
Gli Stones riducono la strumentazione al minimo, chiamando soltanto qualche amico come l’onnipresente Billy Preston.
Jagger è il filo rosso di questo complesso puzzle sonoro e umano, il cantastorie che sta nella penombra per rivelarci il suo mondo.
Exile on Main Street è l'esempio più forte di totale fusione simbiotica tra vita e musica.
Quattro facciate di vinile per un totale di venti nuovi sudici e grezzissimi brani.
Un disco caldo, denso, grezzo, anarchico e incontrollato.
Ogni ascolto ci ricorda cosa significhi realmente produrre un disco di rock’n’roll, concepito sulla strada quando tutti i sogni sono svaniti.
Niente va sprecato qui, neanche una nota.
Rip this Joint mi apre ogni volta.