Copertina di The Velvet Underground Velvet Underground
Taxirider

• Voto:

Per appassionati di rock classico e sperimentale, cultori della musica anni '60, fan di lou reed e velvet underground, ascoltatori di musica acustica e riflessiva
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Terzo disco ufficiale per la famosissima, almeno ai giorni nostri, band capitanata da Lou Reed ed ultimo capitolo degno di nota per questa seminale ed imprescindibile formazione americana. Dopo il fulminante debutto giocato su sperimentazione Rock e formato Pop, su tetre litanie e su ariose melodie, su passaggi angelici (chissà perchè penso a Nico) e su vere e proprie discese nel basso degli inferi (chissà perchè penso a Reed) e dopo il mitico e dissonante "White Light, White Heat", prima opera di Noise Rock a parere di chi scrive, ecco il disco della maturità e del compimento totale del proprio sporco mestiere.

"Velvet Underground" si discosta, quindi, dagli estremismi precedentemente sperimentati per approdare ad un sound acustico e meditato, figlio di mille delusioni e di mille riflessioni. Manca la Beatrice dell'inferno Reediano ai più nota come Nico, che comunque non compariva nemmeno nel precedente capitolo targato Velvet Underground, manca il misterioso ed emblematico John Cale ma la formazione, nel suo complesso, non è stata stravolta. Oltre al già citato frontman c'è ancora il mitico Sterling Morrison alla chitarra, l'indimenticabile Maureen Tucker alla batteria ed un nuovo bassista, tale Doug Youle.

Parliamo, ora, dell'aspetto prettamente musicale del disco, dato che questa è una recensione musicale e non una di quelle noiosissime e ben note biografie da due soldi che, troppi, oggigiorno immettono nel Web.

E proprio "musicalmente parlando" si notano delle non certo trascurabili novità in questo terzo capitolo dei newyorkesi più famosi del Rock, novità che ci fanno capire come i nostri siano sempre stati, in realtà, amanti del suono acustico e di una certa attitudine cantautoriale.

Infatti in quest'opera non c'è un solo richiamo al fragore chitarristico di "White Light, White Heat" e non è nemmeno rintracciabile un solo elemento significativo  in grado di rinverdire i fasti del loro imprescindibile debutto. Musica pacata ed acustica,come già scritto, contraddistinta da una lieve malinconia e da una delicatezza inusuale. Musica che gli aficionados dei Velvet "prima maniera" disprezzeranno ma che, se ascoltata con il cuore, potrà suscitare mille emozioni. Ed è poprio su questo album che Reed, Morrison e Tucker (lasciamo perdere l'infausto Youle) propongono brani oggi famosi ed apprezzatissimi come "Candy Says", "Jesus", "After Hours" e la struggente "Pale Blue Eyes".

Un disco da ascoltare con calma e da assaggiare come un buon vecchio vino, magari di fronte al caminetto e magari in compagnia della propria solitudine. Qualche anno dopo uscirà il deludente "Loaded" ma questa, come si suol dire, è tutta un'altra storia e segnerà il declino compositivo del velluto sotterraneo.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione esplora il terzo album dei Velvet Underground, evidenziando il passaggio da suoni estremi e sperimentali a un approccio più acustico e meditato. L'assenza di Nico e John Cale non compromette la qualità del gruppo, oggi guidato da Reed, Morrison e Tucker. L'album si caratterizza per melodie delicate e malinconiche che possono suscitare forti emozioni, con brani come 'Candy Says' e 'Pale Blue Eyes' che restano indelebili.

Tracce testi video

01   Who Loves the Sun (02:47)

03   Rock & Roll (04:40)

07   Lonesome Cowboy Bill (02:44)

Leggi il testo

08   I Found a Reason (04:16)

Leggi il testo

09   Train Round the Bend (03:21)

Leggi il testo

10   Oh! Sweet Nuthin' (07:23)

The Velvet Underground

I Velvet Underground sono stati una band statunitense formata a New York nel 1964 da Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker. Con l’appoggio di Andy Warhol e la voce di Nico, hanno rivoluzionato la musica rock fondendo avanguardia, arte, rumore e poesia urbana come nessun altro.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  principles

 "Con la perdita di John Cale... si è andato a perdere quel sound così bastardo, sporco che caratterizzava la band."

 "Questa è soltanto poca roba, roba scadente direi, roba povera di contenuto e così lontana dai veri Velvet Underground."


Di  malley8

 La mano sulla cover non stringe una banana ma un grattacielo e così come qui non c'è Andy Warhol, nelle tracce del disco non ci sono i Velvet Underground.

 Squeeze è un fallimento annunciato, dove si sente che c'era uno bravo che però ha fatto tutto da solo, confezionando materiale onesto ma non eccezionale.