Copertina di The Velvet Underground White Light White Heat
Antonino91

• Voto:

Per appassionati di musica alternativa, fan del rock psichedelico, cultori del punk e noise, e chi ama scoprire album iconici e influenti
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LA RECENSIONE

Dopo lo storico "The Velvet Underground & Nico", che purtroppo non ha avuto il successo che avrebbe meritato , pur restando una delle pietre miliari di tutta la musica , Lou Reed & Co. si tuffano nella realizzazione del loro secondo disco, che non si presenta per niente facile a partire dal fatto che vengono licenziati Warhol, che aveva contribuito a creare l'icona dei Velvet Underground e che loro stessi ritenevano stanco di loro, e soprattutto Nico, la splendida "Femme Fatale" che tanto aveva contraddistinto con la sua voce celestiale alcune delle splendide composizioni dell'album precedente.

Ma non è solo per questi motivi che l'album mantiene un aspetto più meticoloso rispetto al precedente. I Velvet erano allo sbando, avevano i soldi che bastavano solo per permettersi semplicemente viveri di prima necessità. Visto l'insuccesso del primo album, la Verve decise di affidare il gruppo ad un nuovo produttore, Tom Wilson. Si narra che quest'ultimo, durante tutta quanta la lavorazione, non si rendeva utile per le canzoni in alcun modo e ciò rendeva furioso Lou Reed. E quindi, per dare segno di quanto fosse incazzato, aveva deciso di registrare le canzoni con pochi canali, e soprattutto, a volumi schizofrenici. È questo il motivo principale per cui la qualità sonora dell'album si presenta pessima, tanto è vero che si sente peggio di qualche bootleg. Ma ciò non finisce per essere un difetto, anzi conferisce all'album una veste particolare che lo contraddistingue da qualsiasi altro album.

E si capisce già all'inizio della prima canzone "White Light Wight Heat" che l'album è ben diverso dal precedente. Si è vero, siamo sempre su vasti territori psichedelici, ma è una psichedelia diversa. Tutti gli strumenti si amalgano tanto che è difficile distinguerne uno dall'altro. Interessante. Ma per aspettare il primo vero capolavoro del disco bisogna arrivare alla terza canzone, "Lady Godiva's Operation", caratterizzata dall'incredibile dicotomia tra la dolcezza espressa dalla chitarra e la pura follia. La traccia successiva, "Here She Comes Now", è un brano scartato dalle sessions del primo album che avrebbe cantato Nico. Fino ad adesso sicuramente qualcuno di voi vi sarà chiesto perché ho dato 5 ad un disco fatto di canzoni carine tra cui solo una eletta capolavoro. Fortunatamente "I Heard Her Call My Name" rialza la media, riportandosi su territori aspramente duri. Ma è solamente il preludio al capolavoro assoluto del disco, e secondo me, dei Velvet: "Sister Ray". La canzone si protrae per 17 minuti innestata su un ritmo forsennato scosso dagli stupendi dialoghi tra la chitarra e l'organo, amalgati alla perfezione dal rumore, che è l'elemento cardine del disco. Veramente devastante, aggressiva, grezza, bellissima, e condita da un testo divertente che parla di un festino in cui è presente un gay.

E ascoltando questo brano si intuisce facilmente come i Sonic Youth abbiano preso considerazione di questo brano per costituire i loro baccanali più famosi. E si intuisce soprattutto che i Velvet sono semplicemente, pur avendo una discografia tutt'altro che numerosa, uno dei gruppi più fondamentali e influenti di sempre, ispiratori del punk e del noise. Infine, il disco è senza dubbio rispetto al precedente più difficile, più aspro e duro. Certo, ovviamente non ha la stessa importanza storica del precedente, ma secondo me dal punto di vista musicale è più completo e più bello. Insomma, in fin dei conti il vero capolavoro sta qui. (P.S.) "Non torturatemi dicendo che questa recensione c'era già , ho preferito scriverla perchè francamente l'altra mi sembrava un pò scarna".

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Riassunto del Bot

La recensione evidenzia 'White Light White Heat' come un album più duro e complesso rispetto al predecessore, segnato da una produzione grezza e voluta. Nonostante la qualità sonora scarsa, questo disco rappresenta una pietra miliare nella musica alternativa, con tracce come 'Sister Ray' che incarnano l'essenza del punk e del noise. L'autore lo considera un capolavoro completo e indispensabile nella discografia dei Velvet Underground.

Tracce testi video

01   White Light/White Heat (02:47)

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02   The Gift (08:19)

03   Lady Godiva's Operation (04:56)

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04   Here She Comes Now (02:04)

05   I Heard Her Call My Name (04:38)

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The Velvet Underground

I Velvet Underground sono stati una band statunitense formata a New York nel 1964 da Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker. Con l’appoggio di Andy Warhol e la voce di Nico, hanno rivoluzionato la musica rock fondendo avanguardia, arte, rumore e poesia urbana come nessun altro.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  easycure

 Mai un gruppo ha avuto un'influenza tanto enorme e mai un gruppo è stato così unico, imprescindibile, fuori da qualsiasi genere ma incredibilmente importante.

 'Sister Ray' è il culmine dell'album e forse dell'intera carriera dei VU: 17 minuti di cavalcata ipnotica, con un crescendo sciamanico che inquietano e trascinano.


Di  joe strummer

 Le 6 canzoni scaturiscono dall’incontro micidiale tra selvagge distorsioni ed una freddezza inumana.

 ‘Sister Ray’ è l’apice assoluto della carriera del gruppo, riassume in sé tutta una filosofia di vita e uno stato della mente.


Di  Fast&Bulbous

 "White Light/White Heat è il punk prima del punk, il metal prima del metal, la new wave prima della new wave."

 "'Sister Ray' è il brano più sconvolgente che un gruppo musicale abbia mai creato: 17 minuti di libido musicale, follia sonora e agonia improvvisa."


Di  Neu!_Cannas

 Questo è il punto di arrivo di quella ricerca nella sperimentazione che aveva avuto come tappe principali le ultime due tracce del The Velvet Underground & Nico.

 Qui c’è il Punk, qui c’è heavy metal, qui c’è hard rock, qui c’è tutta la musica rock anni ‘70, qui ci sono gli esperimenti figli della scuola di Stockhausen o di La Monte Young.


Di  Luca Ventura

 Sbattuti fuori dal gruppo una cantante tedesca e un pubblicitario d’origine polacche, i Velvet Underground entrano in studio con un mood incazzereccio e un sistema nervoso sfibrato.

 Consiglio questo disco a chiunque abbia voglia di divertirsi a costo di ustionarsi le orecchie, a chi ha voglia di sentire della buona musica vorticosa, una poltiglia sonora nella quale gli strumenti sono indistricabili l’uno dall’altro.


White Light/White Heat ha 8 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.