Come si puo' affrontare un'uscita cosi' importante dopo almeno 5 anni di astinenza discografica? Se sei un fan, appena lo vedi sullo scaffale lo compri a scatola chiusa. Il solo booklet giustifica il costo del cd. Questa volta oltre alla grafica sempre straordinaria, c'e' la possibilita' di sfogliarlo in modo stereoscopico grazie a due lenti ripiegate nella confenzione.
I Tool non brillano certo di prolificita' discografica anche se Maynard con A Perfect Circle, il proprio progetto co-laterale, cerca di calmare l'attesa. 5 anni e un nuovo Tour mondiale che ha toccato per 3 date l'italia. 10.000 days tocca certamente i lidi più' cari e a loro comuni, ma con una maggiore permeabilita' verso sonorita' quasi ambient in certe occasioni ("Wings for marie part 1" e la title track per fare un esempio), per riconquistare la coralita' che conferisce all'intero album una sorta di effetto proprio dei concept album del progressive degli anni '70. I pezzi, come sempre, sono molto complessi, talvolta cedono all'autocompiacimento del tecnicismo, perdono struttura, si immergono in lunghe suite quasi psicadeliche, molto più' accentuate che in passato. Si ha l'impressione che il fine sia l'eclettismo a tutti i costi. I primi due pezzi "Vicarous" e "Jambi" in perfetto stile Tool, sono di grande impatto, forte ritmica, chitarra sincopata, batteria che chiude qualunque possibile "vuoto", "The Pot" ha un giro di basso pieno su tutto, interamente costruito in supporto alla spazialita' della voce di Maynard. Un canto navajo ("Lipan Conjuring") che fa da apertura ad un ulteriore intro del tutto gratuito prima di arrivare a "Roseta Stoned," che riprende lo stile della marcia marziale di "Die eier von satan" in Aenima, ma che alla fine risulta eccessivamente dilatato ai limiti del prog con un crescendo finale. Il disco si chiude senza accenti con "Intension", ballata carina (ma da ben 8 minuti!) e a pezzi vagamente elettronici.
5 anni di astinenza, ma che effettivamente non ripagano pienamente l'attesa. Rimaniamo certamente nel valore della piena sufficienza, ma '10000 Days' non rappresenta, per il momento, il loro esercizio espressivo ed artistico più' elevato.
Le undici tracce di 10.000 Days sono quanto di più vitale e dinamico si possa trovare nella musica rock odierna.
Trattandosi di una delle migliori band attualmente in circolazione ben venga una certa presunzione di fondo, dal momento che i risultati ottenuti fanno pensare a un capolavoro.
Lo artwork è qualcosa di strepitoso, niente del genere era mai stato fatto.
Un album che era da me atteso da 5 anni e sono stati pienamente ripagati dall'ennesimo CAPOLAVORO!!!
Il ritmo procede regolare e asettico, regolare anche nell’irregolarità. Un cuore finto, non uno spasmo, non un sobbalzo, non un salto nel buio.
Il disco scorre senza nulla significare, lasciando solo la bava alla bocca di chi attendeva qualcosa di succoso.
Un album da leccarsi i baffi e da ascoltare miliardi e miliardi di volte dall'inizio alla fine.
Se vi piace ascoltare la stessa musica, scegliete altri gruppi; i Tool invece cambiano e sorprendono sempre.
I canoni tooliani non si sono alterati in modo vistoso: la tecnica, l'ispirazione e la necessità di espressione sono ancora presenti.
Uno dei migliori album degli ultimi 5 anni, superiore a tutta la musica degli ultimi 5 anni per ispirazione, intelligenza musicale e emotività.