Album d'esordio della band di Sheffield, Inghilterra, del 2006, ha ottenuto riconoscimenti sia dal Rolling Stone (e non so se questo sia tanto un complimento) e da NME. I quattro ragazzi inglesi, che già avevano colpito gli appassionati con alcuni singoli usciti prima dell'album, non si smentiscono.
"The View From The Afternoon" apre l'album e ci introduce subito in un ritmo veloce, non molto indie, quasi più punk-rock, ma la voce di Alex ci riporta al mondo indie. Non male come brano di apertura! Consiglio di cercare sul tubo il video di questa canzone, live at the Apollo, con le inquadrature multicamera straordinarie su Matt Helders, il batterista arctico. Qualcosa che può far svenire seriamente!
Al secondo posto troviamo la bellissima "I bet you look good on the dancefloor", con un ritmo incessante all'inizio, una bella parte di batteria (Agile Beast = Matt Helders non si smentisce MAI), e un assolo iniziale di Alex alla chitarra. Poi il ritmo rallenta della strofa, ma riprende veloce nel ritornello. Coinvolgente. Decisamente da "dancefloor".
Terza traccia: "Fake tales of San Francisco" - forse una delle canzoni più conosciute degli Arctic, anche dai non addetti ai lavori insomma. Di semplice esecuzione (penso sia una delle canzoni più coverizzate ai giorni nostri, un po' una "Blitzkrieg Pop" moderna), a volte un po' moscia (vedi la seconda strofa con quelli'incessante passaggio di chitarra dal tasto 5 al 7 che sembra una litania) ma orecchiabile e con una bella linea di basso.
"Dancing Shoes" si trattiene all'inizio con un buon palm-muting e un ritmo quasi tribale, per poi scatenarsi nella seconda strofa e aprirsi completamente al pubblico. Vorrei far notare la differenza di esecuzione di questa e di molte altre canzoni (anche di altri album) dall'album ufficiale al demo. Interessante.
"You Probably Couldn't See For The Lights But You Were Staring Straight At Me" al quinto posto, dal titolo chilometrico, ancora con un bel ritmo e una voce di Alex davvero interessante, ma non di certo il brano migliore dell'album.
Stupenda invece "Still Take You Home", con inizio sempre frenetico ma che non cede neanche nella strofa. Decade un po' dopo il breve assolo (pezzo woo ooh oooh per intenderci), ma lasciamo respirare Alex! Molto bella la versione dell'album, ma merita una citazione la versione live del concerto "Live at the Apollo - Manchester": da cantare insieme. "Oh you don't know nothing no!".
"Riot Van" è una canzone che definirei decisamente indie. Non so perchè ma è la sensazione che provo a sentirla. Inizio decisamente calmo, senza batteria e con questa voce decisamente effettata, un po' in controtempo, poi si fanno avanti timida la cassa e il charleston, ma sempre come sottofondo, perchè padrona assoluta è la voce di Turner. Lenta, una ballata indie.
Segue "Red Light Indicates Doors Are Secured", modesta, con questa linea di basso che si ripete continuamente, quasi da trance, fino al ritornello per poi riprendere uguale. Buona al primo ascolto, un po' noiosa dopo 4 anni che la ascolti!
Onore al merito a "Mardy Bum", canzone che io amo particolarmente, inizia con un breve assolo sempre ad opera di Alex. Chissà quante ragazze si saranno identificate in Mardy...!
"Perhaps Vampires Is A Bit Strong But..." non è male, un po' di effetti sia per chitarra che voce, ha un ritmo quasi sincopato (Helders divino, ma non c'è bisogno di continuare a dirlo!) XD
Arriva poi "When the sun goes down". Ci stupisce perchè inizia in sordina, con questo "scummy man", senza batteria, e dei bei passaggi di accordi e un salire su per il manico alla fine, per poi partire con un ritmo straordinario che mai ci saremmo aspettati all'inizio (ma qui parliamo di Arctic Monkeys, non possiamo partire prevenuti!). Da urlare il ritornello! Si chiude poi come era iniziata, di nuovo tranquilla.
"From the Ritz to the Rubble", penultima traccia, all'inizio è quasi antipatica, ancora solo chitarra e voce, poi arriva la parte ritmica del gruppo, e la canzone inizia a prendere forma. All'inizio sembrava quasi insensata, ma al ritornello capisci che tutto ha senso! "Too deep but how deep is too deep" è particolarmente bella. E mi piace particolarmente la seconda strofa (da notare che le seconde voci sono spesso quelle di Matt, questo batterista portentoso).
L'album si chiude (e che chiusura!) con i 5.31 minuti di "A certain romance", introdotta da un fantastico ritmo di batteria a cui si unisce poi la chitarra, solo dopo il primo minuto il basso e finalmente al minuto 1.19 anche la voce fa la sua comparsa. Siamo immersi in un ritmo tranquillo (quasi reggae se permette) in cui si fondono perfettamente la voce di Alex e la parte di chitarra. Grandiosa la parte dell'assolo, in cui esplode un po' di potenza prima sopita. Una canzone che personalmente adoro.
Così abbiamo terminato l'ascolto e l'analisi del primo album dei 4 indie inglesi, da riascoltare, gustare e, perchè no, suonare!
Questi qui non sono uguali a tutti gli altri che avete ascoltato rimanendo 'quasi' impassibili.
Un lavoro che è semplice e divertente ma, allo stesso tempo, sorprendente come un album rock dovrebbe essere.
Tre quarti di questo disco fanno cagare.
Complimenti vivissimi alla divisione marketing della “Cool Britannia”. Ma il rock and roll è davvero un’altra cosa.
Mi sembra assolutamente assurdo che questo sia l’esordio degli Artic Monkeys, dato che li ascolto ormai da un bel po’ di tempo.
Tornando ai fottuti Monkeys: mondiali. Spero che la vicenda-Monkeys non sia un caso isolato.
Un disco rock bambino, un rock cioè di ragazzi che fanno rock per loro e per non per dei media.
Un ottimo album d’esordio che apre la strada a una grande carriera.
Cazzo è sto fottuto mix di chitarre suonate alla cazzo con una voce che fa rabbrividire Britney Spears?
Ho detto il rock 'n' roll è morto? Volevo dire: la musica è morta.