Mi sembra assolutamente assurdo che questo sia l’esordio degli Artic Monkeys, dato che li ascolto ormai da un bel po’ di tempo, e si parla della più grande band inglese dai tempi degli Oasis da molto prima che io iniziassi ad ascoltarli; queste potrebbero essere le prime vere avvisaglie del futuro dell’industria discografica: i Monkeys erano già famosi senza aver pubblicato un cazzo, semplicemente mediante le reti p2p e i siti internet, tanto da ingenerare in me (e in un bel po’ di amici miei) la convinzione che avessero già pubblicato un ottimo esordio, denominato Artic Monkeys, di sedici tracce… che altro non è che l’archivio in formato rar che circola su emule da molto prima dell’ esordio di questi ragazzacci.
Oltre alle trascurabili convinzioni di un gruppo di drogati, c’è anche una copertina del NME, (mica pizza e fichi, la più importante rivista musicale inglese) ben prima della pubblicazione di quest’album. E qui si inserisce un probbblema: la stampa inglese (e non…): Travis, Coldplay, Libertines, Strokes, Darkness, Franz Ferdinand, Babyshambles e adesso Artic Monkeys… non si parla d’ altro che dei loro cazzi, di quanto siano destinati a salire all’ Olimpo della musica, di Gwyneth “Manico di Scopa” Paltrow, di Kate e Pete, novelli Sid e Nancy, dei vestiti di Casablancas… sovraccarichi di attenzione per gente che avrebbe bisogno di fare un po’ di sanissima fottuta gavetta per non bruciarsi. E come controparte c’ è un eccesso di disattenzione per il lato musicale, spesso estremamente rilevante…
Torniamo ai fottuti Monkeys: grandi. Me ne sono accorto una sera che ero completamente fottuto, stravaccato sul sedile posteriore del Pandino nuovo di un mio amico (più un amico di un amico, magari), mentre le casse urinavano i soliti penosi gruppi-pop-etichettati-rock tipo i Backstreet 182, Cranberries (rigorosamente "Zombie"), Guano Apes (merda di scimmia, in tutti i sensi), lo sfavillante scintillio di "I Bet You Look Good On The Dancefloor" mi ha destato dai miei sogni al THC, facendomi biascicare “Behlli… chi cahzzo sono? Minchia li devo scaricare…”.
Inutile dire di che tutto ciò ho un ricordo rigorosamente mediato, dato che l’intera serata è andata perduta negli oscuri meandri della mia mente e che, come spesso accade, è stata ricostruita da un team di amici, ai quali chiedo cosa ho combinato durante la serata (giusto per sapere da chi mi devo difendere e con la tipa di chi ci ho provato).
Tornando ai fottuti Monkeys: mondiali. Spero che la vicenda-Monkeys non sia un caso isolato, e che si proceda ad un lento (ma non troppo) inculamento delle case discografiche. In culo ai porci fottuti. All Hail The Free Stuff!!!!
Questi qui non sono uguali a tutti gli altri che avete ascoltato rimanendo 'quasi' impassibili.
Un lavoro che è semplice e divertente ma, allo stesso tempo, sorprendente come un album rock dovrebbe essere.
Tre quarti di questo disco fanno cagare.
Complimenti vivissimi alla divisione marketing della “Cool Britannia”. Ma il rock and roll è davvero un’altra cosa.
Un disco rock bambino, un rock cioè di ragazzi che fanno rock per loro e per non per dei media.
Un ottimo album d’esordio che apre la strada a una grande carriera.
Cazzo è sto fottuto mix di chitarre suonate alla cazzo con una voce che fa rabbrividire Britney Spears?
Ho detto il rock 'n' roll è morto? Volevo dire: la musica è morta.
Un disco sì, assolutamente godibile, ma non certo un capolavoro né niente di simile.
Le tracce sono tutte piuttosto simili, le uniche che si discostano un po' sono 'Riot Van', 'When The Sun Goes Down' e 'A Certain Romance'.