Copertina di Babyshambles Down In Albion
Jude93

• Voto:

Per fan del rock alternativo, appassionati di indie britannico, seguaci di pete doherty e dei libertines, giovani amanti del garage punk
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LA RECENSIONE

"Down In Albion" dei Babyshambles non è un album semplice da giudicare nè quanto meno da recensire. Correva l'anno 2005, successivo al fatidico 2004 che aveva visto l'uscita del secondo album, omonimo, e lo scioglimento della più grande band indie inglese degli ultimi 10 anni: The Libertines.

Peter Doherty, meglio conosciuto come Pete, chitarrista, cantante e leader del gruppo assieme a Carl Barât, era all'epoca, un po' per i suoi meriti artistici e per i suoi demeriti penali, un po' per il suo personaggio di rockstar/poeta maledetto e soprattutto per la sua love story con Kate Moss, uno dei personaggi più chiaccherati d'oltremanica e si stava apprestando a tornare sulle scene con la sua nuova band, che inizialmente doveva essere poco più che un progetto temporaneo "di cazzeggio": i Babyshambles appunto. Il nuovo debutto è affidato ancora una volta alla produzione dello storico ex chitarrista dei Clash Mick Jones, che già aveva prodotto i due album dei Libertines. Si tratta di una sorta di concept album con la storia della Bella e la Bestia (Pete e Kate?) come sfondo, in cui traspare il lato romantico e apollineo di Doherty, sino a quel momento ben celato dietro il personaggio della rockstar trasgressiva e decadente, che era già da poco venuto a galla col singolo "For Lovers", registrato in collaborazione con Wolfman, e che troverà la sua massima espressione nel primo e splendido album da solista del 2009 "Grace/Wastelands".

E' un lavoro pensato ma paradossalmente mal prodotto e poco curato, composto da ben 16 tracce, gran parte delle quali risalenti all'epoca Libertines e di cui erano già in circolazione le demo, con la durata complessiva di circa un'ora, in cui la miscela garage/punk-pop/rock non funziona alla perfezione e, anzi, ai primi ascolti alla lunga stanca, trovando un giusto assestamento solo dopo diverse riproduzioni. L'apertura è affidata al prolisso duetto con Kate Moss "La Belle Et La Bête", che lascia poi posto al singolo scalaclassifiche "Fuck Forever", autentico manifesto e sintesi del Doherty-pensiero. Da qui è un susseguirsi di revival garage punk con freno a mano semitirato, tra cui il buon singolo "Kilamangiro" e il coinvolgente lamento romantico di "In Love With A Feeling", sino all'inedito reggae di "Pentonville", che tanto richiama a memoria l'era "Sandinista!" dei Clash. Tornando ad un passato più recente si passa a "What Katy Did Next?", chiaro sequel di "What Katy Did?", presente nell'album omonimo dei Libertines, che apre l'ipotetico lato b del disco, in cui il sound grezzo tipicamente punk lascia spazio ad un timbro invece più tipicamente acustico. Su tutte la ballata-inno capolavoro "Albion", drammatico e toccante quadro dell'underground inglese, per altro già registrata come demo ai tempi dei Libertines, e preceduta da un folle minuto di intermezzo sonoro che fa quasi pensare ad un Lou Reed epoca "Metal Machine Music" più che al nuovo prodigio del rock britannico. Diventato molto più gradevole il disco va avanti tranquillamente con un paio di tracce sulla farsa riga di "What Katy Did Next?", sino a sfociare e concludersi con il coro di "Merry Go Round", canzone gemella della già citata e lodata "Albion".

Si tratta nel complesso di un buon disco, che però, intendiamoci, non verrà di certo ricordato per essere il nuovo "Pet Sounds", e che non è nemmeno paragonabile allo splendido "Up The Bracket", esordio dei Libertines ed autentica pietra miliare rock del nuovo millennio. Tuttavia "Down In Albion" resta ad oggi probabilmente l'album più vario della carriera, per altro sinora non poi così lunga, di Pete Doherty: lavoro che risulta ancora acerbo ma che più di ogni altro manifesta le vere intenzioni e le vere vocazioni artistiche del "poeta-rockstar maledetto". Sperando che la sua carriera possa finalmente riprendere a pieno regime anche in studio, magari con una reunion definitiva dei Libertines a ormai un anno e mezzo di distanza dalla reunion del 2010 per il festival di Reading e Leeds, non ci resta altro che rispolverare i suoi vecchi lavori, splendidi ma non ancora completamente maturi, immaginando come sarebbe potuto andare senza i guai penali di troppo, gli eccessi di droga e alcol e la triste fine della relazione con Kate Moss. Ma Doherty oggi ha ancora solo 32 anni, e praticamente ancora una vita davanti in cui poter dimostrare di essere davvero il genio che viene dipinto, soprattutto in patria, dai numerosi fan e da molti critici.

Ammesso che non l'abbia già dimostrato a sufficienza.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Down In Albion', il debutto dei Babyshambles guidati da Pete Doherty, definito un album vario e acerbo. Il disco riflette il lato poetico e decadente di Doherty, con influenze garage punk e rock britannico, pur presentando una produzione non sempre curata. Tra le tracce spiccano le ballate romantiche e i singoli come 'Fuck Forever'. Nonostante non raggiunga l'importanza dei Libertines, resta un lavoro fondamentale per capire il percorso artistico di Doherty.

Tracce testi video

01   La Belle et la Bête (05:05)

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03   A'rebours (03:23)

04   The 32nd of December (03:08)

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06   Sticks and Stones (04:51)

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08   8 Dead Boys (04:16)

09   In Love With a Feeling (02:51)

11   What Katy Did Next (03:07)

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13   Back From the Dead (02:52)

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15   Up the Morning (05:43)

16   Merry Go Round (05:22)

Babyshambles

I Babyshambles sono una band indie rock inglese formata a Londra nel 2003 da Pete Doherty. Debuttano nel 2005 con Down in Albion e proseguono con Shotter’s Nation (2007) e Sequel to the Prequel (2013).
16 Recensioni

Altre recensioni

Di  giov

 Pete Doherty ha dato vita al più disastroso disco rock della stagione musicale.

 "Down In Albion" rappresenta l'apice del nulla.


Di  FUCKFOREVER

 Down in Albion non può essere un album che piace subito al primo ascolto, ci vuole tempo per capirlo.

 Ogni singola nota, ogni singolo verso escono dalla testa di un pazzo, di un tormentato, di un ragazzo sensibile.


Di  Apple_of_sodomY

 Se nell’album non c’era la voce e la chitarra di Pete Doherty, l’album non era un niente.

 Killamangiro e Fuck Forever ce lo ripetono continuamente, con la sua voce Sex Pistols vs Beatles.


Di  Poeta Maledetto

 Pete Doherty ha un talento enorme, ma è rovinato dalla droga e dall'assenza di passione.

 Non basta drogarsi, prendere in mano una chitarra e suonare alla cazzo di cane per essere definito rock'n'roll.