Copertina di Bardo Pond Bufo Alvarius, Amen 29:15
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Per appassionati di musica psichedelica, fan di space-rock e post-rock, amanti del noise e dell'alternative rock sperimentale
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LA RECENSIONE

I Bardo Pond sono stati spesso paragonati agli Hawkwind ma in Bufo Alvarius più che nuovi profeti dello space-rock sembrano degli Ash Ra Tempel provenienti dai più lugubri abissi di solitudine. Corrieri cosmici nell'era del post-rock, hanno interiorizzato gli insegnamenti noise di Sonic Youth e affini.
Il loro album di esordio è un ingombrante colosso di settantadue minuti ed è un capolavoro, niente storie.

Già la copertina è una di quelle che non si dimenticano: la bozza del volto di un disgustoso uomo-rana dalla lingua di sperma (il bufo alvarius è un rospo che secerne una sostanza allucinogena).
Il suono è bello sporco e grezzo, talmente indefinito e grossolano che le chitarre possono avventurarsi nelle cacofonie più psicotiche e nelle scordature più raccapriccianti senza togliere alla musica un'impressione generale di armoniosità. Ed è proprio il quadro generale che conta, non i singoli particolari: spesso capita di perdersi, sommersi da ondate sonore di ignota provenienza, da accordi in pieno dis-accordo; non è chiara la direzione, siamo spersi in una oscura foschia. Poi il disco finisce e ci accorgiamo di aver compiuto un viaggio meraviglioso. Inquietante, impervio, perverso ma meraviglioso.
A volte compaiono sprazzi di luce nella nebbiosa coltre di rumore: "On A Side Street" potrebbe sembrare una Lisa Germano sotto acidi se non fosse per i lancinanti feedback in sottofondo e "No Time To Waste" è un pezzo rock'n'roll quasi classico, ovviamente deformato e deviatissimo.
Di tanto in tanto ci si avvicina alla psichedelia minimalista dei Dadamah; i Bardo Pond però non sono così raffinati, i loro pezzi rimangono sempre delle baraonde allucinate: la musica è sommersa da montagne di rumore, oceani di distorsioni.
E i 29: 15 minuti del pezzo finale, "Amen", sono uno stupore che dura un'eternità. Dagli abissi più remoti giunge un rimbombo disperato; boooooom, boooooom, boooooom, niente batteria, la chitarra echeggia quà e là casualmente e incanta per quasi mezz'ora. Potevano farlo durare un'ora, il triplo, potevano riemprici dieci CD e sarebbe stato lo stesso, un'allucinazione estrema quanto i più grandi sballi krauti.

Il miglior disco del '95? C'è chi sostiene sia "The Bends".
Quello è solo un generico disco di rock alternativo; superiore alla media, forse, ma non ha niente di geniale, niente di sconvolgente. Bufo Alvarius, al contrario, non può lasciare indifferenti: è straordinario, a tratti intollerabile, quasi nauseabondo, imperfetto, ipnotico, esagerato, erotico, marcio dentro, in via di decomposizione.

Leccate anche voi il veleno del rospo.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive Bufo Alvarius, album esordio dei Bardo Pond, come un capolavoro di psichedelia e noise-rock. Un viaggio musicale ipnotico e inquietante, caratterizzato da suoni grezzi e cacofonie controllate. Il lungo brano finale è una trip allucinante quasi eterna, un'opera imperdibile per gli amanti del genere. L'album supera la media del rock alternativo, imponendosi come un lavoro straordinario e unico.

Tracce video

01   Adhesive (04:36)

02   Back Porch (04:53)

03   On a Side Street (07:26)

04   Capillary River (06:24)

05   No Time to Waste (06:59)

06   Absence (08:38)

07   Vent (04:43)

08   Amen (29:11)

Bardo Pond

Bardo Pond è un gruppo psichedelico americano di Philadelphia, attivo dal 1991. Guidati dai fratelli John e Michael Gibbons e dalla voce/flauto di Isobel Sollenberger, spaziano tra space-rock, drone e noise su etichette come Drunken Fish e Fire Records.
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Altre recensioni

Di  CosmicJocker

 Una cacofonia di sensazioni attorciglia la mia guida malferma.

 Una staticità apparente dove la sacralità dei Popol Vuh è sciolta nei miasmi interstellari degli Ash Ra Tempel.