Già la copertina è una di quelle che non si dimenticano: la bozza del volto di un disgustoso uomo-rana dalla lingua di sperma (il bufo alvarius è un rospo che secerne una sostanza allucinogena).
Il suono è bello sporco e grezzo, talmente indefinito e grossolano che le chitarre possono avventurarsi nelle cacofonie più psicotiche e nelle scordature più raccapriccianti senza togliere alla musica un'impressione generale di armoniosità. Ed è proprio il quadro generale che conta, non i singoli particolari: spesso capita di perdersi, sommersi da ondate sonore di ignota provenienza, da accordi in pieno dis-accordo; non è chiara la direzione, siamo spersi in una oscura foschia. Poi il disco finisce e ci accorgiamo di aver compiuto un viaggio meraviglioso. Inquietante, impervio, perverso ma meraviglioso.
A volte compaiono sprazzi di luce nella nebbiosa coltre di rumore: "On A Side Street" potrebbe sembrare una Lisa Germano sotto acidi se non fosse per i lancinanti feedback in sottofondo e "No Time To Waste" è un pezzo rock'n'roll quasi classico, ovviamente deformato e deviatissimo.
Di tanto in tanto ci si avvicina alla psichedelia minimalista dei Dadamah; i Bardo Pond però non sono così raffinati, i loro pezzi rimangono sempre delle baraonde allucinate: la musica è sommersa da montagne di rumore, oceani di distorsioni.
E i 29: 15 minuti del pezzo finale, "Amen", sono uno stupore che dura un'eternità. Dagli abissi più remoti giunge un rimbombo disperato; boooooom, boooooom, boooooom, niente batteria, la chitarra echeggia quà e là casualmente e incanta per quasi mezz'ora. Potevano farlo durare un'ora, il triplo, potevano riemprici dieci CD e sarebbe stato lo stesso, un'allucinazione estrema quanto i più grandi sballi krauti.
Il miglior disco del '95? C'è chi sostiene sia "The Bends".
Quello è solo un generico disco di rock alternativo; superiore alla media, forse, ma non ha niente di geniale, niente di sconvolgente. Bufo Alvarius, al contrario, non può lasciare indifferenti: è straordinario, a tratti intollerabile, quasi nauseabondo, imperfetto, ipnotico, esagerato, erotico, marcio dentro, in via di decomposizione.
Leccate anche voi il veleno del rospo.
Una cacofonia di sensazioni attorciglia la mia guida malferma.
Una staticità apparente dove la sacralità dei Popol Vuh è sciolta nei miasmi interstellari degli Ash Ra Tempel.