Copertina di Blur 13
serestoppone

• Voto:

Per fan dei blur, appassionati di musica alternativa e britpop, ascoltatori curiosi di sperimentazione e cambi di stile.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Sono lontani ormai i tempi in cui Albarn & Co. saltavano e “strimpellavano” sulle allegre note di Parklife...
Il britpop e il suo sound sono distanti e niente di chiaro riusciamo a vedere in questo insolito lavoro della band inglese, in quanto la sua complessità è inutile, improduttiva e insignificante, a tratti persino noiosa.

13 è un album senza idee dal quale possiamo però apprezzare la natura inquieta e vitale della bruttezza che lo anima, la quale di certo non è il sintomo di una precoce senilità di Albarn: quella di 13 è una bruttezza necessaria, di passaggio.
Qualcosa di ascoltabile non lo troviamo certamente tra i ritornelli di Tender o di Coffie&Tv, ma tra i dolenti “passi” di No Distance Left to Run, Bugman e forse Caramel…sinceramente non ricordo altra canzone degna di essere citata tra queste righe, ma due parole vanno spese per William Orbit (produttore) che sicuramente ha dato un forte contributo ad alimentare la voglia di sperimentazione dei ragazzi dell’ Essex.

Onore ai Blur, però: hanno saputo abbattersi, azzerarsi, per ricominciare da capo. In quest'ottica, la bruttezza di 13 potrebbe essere la forma d'arte più onesta e intensa degli ultimi anni(?!?).

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione analizza '13' dei Blur come un lavoro che segna la fine dell’era britpop per la band. L’album viene valutato come complesso, persino noioso, ma dotato di una bruttezza necessaria e vitale. Alcuni brani risultano deboli, ma la sperimentazione guidata da William Orbit sorprende. Complessivamente, si riconosce ai Blur il merito di essersi rimessi in gioco in modo radicale.

Blur

I Blur sono una delle band inglesi più influenti del britpop anni Novanta, noti per la capacità di reinventarsi e spaziare tra generi. Nati a Colchester nel 1989, hanno segnato la storia del pop britannico con dischi iconici (Parklife su tutti), progetti paralleli e un’ironia inconfondibile.
49 Recensioni

Altre recensioni

Di  easycure

 13 potrebbe senza troppo azzardo essere accostato alle sperimentazioni di band come Mogwai o altro post-rock europeo.

 Un importantissimo esempio di come si possa tentare di essere 'altro' dai canoni del rock senza risultare eccessivamente estremi ma anzi rimanendo incredibilmente comunicativi.


Di  ste84

 "13 è un viaggio su un universo tondo e distorto, un puzzle che assume una sua forma indefinita ma ugualmente unica e, per questo, affascinante."

 "Burgman diventa un gigantesco insetto che ti vuole entrare nell’orecchio e ronza, ronza, e termina con una motosega che ti apre il cranio."


Di  GrantNicholas

 "La sperimentazione attuata in '13' sembra forzata o, peggio, spossante nella sua insistenza."

 "'Tender' è entrata di diritto fra i grandi classici della band, ma non rappresenta l'album in modo completo."


Di  temi

 “13 è l’ennesimo capolavoro dei Blur... Ma bisogna ascoltarlo tante volte per goderne appieno… A tratti spaventa.”

 Coxon descrive l’album come “un trip allucinante al tempo del diavolo”.