Copertina di Celtic Frost Monotheist
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Per appassionati di metal estremo, fan dei celtic frost, ascoltatori di musica doom, thrash e black metal, critici musicali e collezionisti di album sperimentali
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LA RECENSIONE

I Celtic Frost sono uno dei gruppi più noti provenienti dalla Svizzera e anche uno di quei complessi dal genere indefinito e dalla discografia molto varia.

Dagli inizi speed-thrash del bellissimo "Morbid Tales" (e del successivo ep "Emperor's Return") la band si è poi concentrata sull'aspetto più sperimentale e complesso del proprio sound esprimendosi attraverso varie etichette : doom, death, black, avant-garde e azzardando anche l'esperimento glam ("Cold Lake") che ne ha causato il (giusto) declino per quanto riguarda popolarità e vendite. Ci riprovarono nel 1990 con "Vanity/Nemesis" a tornare sui vecchi sentieri proto-thrash ma di li a poco la band si sarebbe sciolta per poi riunirsi nel 2001 e pubblicare nel 2006 questo "Monotheist", album dal dubbio valore.

Perché se le prime due canzoni "Progeny" e "Ground" effettivamente male non sono, soprattutto l'opener una certa furia malsana e cattiva la esprime, poi il disco, traccia dopo traccia scade in un pastone doom dai tratti quasi gothic decisamente poco convincente, anzi abbastanza noioso.

"A Dying God Coming Into Human Flesh" è sempre in bilico tra una calma piatta e una cattiveria comunque trattenuta, col freno tiratissimo anche la seguente e molto deludente "Drown In Ashes" nella quale si sentono anche echi di una voce femminile e l'anima più quieta e gotica prende decisamente le redini della band.

Alcuni riff di "Os Abysmi Vel Daath" sembrano risollevare un po' la situazione se non fosse per l'andamento eccessivamente ripetitivo e scontato dell'intero pezzo, stesso identico discorso per la successiva "Obscured" che si trascina fiacca e banale per tutti i suoi sette minuti.

Si riprende un po' di grinta con "My Domain Of Decay" e "Ain Elohim" (quest'ultima davvero un piccolo gioiellino di violenza che bazzica in territori thrash/black con riffs e ritmiche azzeccati), che sicuramente emergono dalla piattezza generale che avvolge purtroppo, anche le restanti tracce di questo album (soprattutto la micidiale, in senso negativo, "Sinagoga Sataneae", quattordici minuti mostruosamente poco ispirati).

"Warrior" Fischer e soci hanno impiegato 4 anni (dal 2002 al 2006) per pensare, scrivere e comporre il disco del ritorno, forse hanno fatto troppo poco o forse (molto probabile) si tratta del solito discorso del "de gustibus", a loro evidentemente ha interessato di più concentrarsi su quella parte della loro carriera meno semplice e più complessa e oscura, allora benvenga la sperimentazione ma che sia una sperimentazione fatta con le palle però ! E "Monotheist" (ribadisco, purtroppo) gli attributi li caccia solo rarissime volte.

"Monotheist" quindi è uno dei (non pochi) passi falsi dei Celtic Frost e non può che beccarsi un voto mediocre, attendo speranzoso il disco previsto per il 2008/2009 in cerca di un cambiamento in posititvo e di un ritorno alle prime sonorità, quelle più dirette e d'assalto degli inizi che avevano reso i Celtic Frost una band che aveva tutte le capacità per entrare in competizione con gli altri mostri sacri dell'ambito (come ad esempio i Venom).

Voto : 5/10

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Riassunto del Bot

Monotheist segna il ritorno dei Celtic Frost dopo anni di pausa, ma il risultato delude. Dopo un inizio potente, l'album scade in un doom ripetitivo e poco ispirato. Alcune tracce emergono per grinta, ma la maggior parte è monotona e noiosa. La sperimentazione è apprezzabile, ma manca di incisività e forza.

Tracce testi video

03   A Dying God Coming Into Human Flesh (05:39)

Leggi il testo

05   Os Abysmi vel Daath (06:40)

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06   Temple of Depression (04:59)

10   Triptych: I. Totengott (04:27)

11   Triptych: II. Synagoga Satanae (14:24)

12   Triptych: III. Winter (Requiem, Chapter Three: Finale) (04:32)

Celtic Frost

Celtic Frost sono un gruppo svizzero formato da Thomas Gabriel Fischer (Tom G. Warrior) e Martin Eric Ain, tra i più influenti del metal estremo europeo. Dagli esordi ferali di Morbid Tales alle orchestrazioni e ibridazioni di Into the Pandemonium, fino al ritorno oscuro di Monotheist.
13 Recensioni

Altre recensioni

Di  sfascia carrozze

 Il Celtico oltrequé agghiacciante trabajo si dipana tra undici tortuose novelle de-composizioni dotate di piglio riconoscibimente aggressiv/mittleeuropeo.

 A fine audio-percorso, si prova la inattesa quanto naturale istintualità a reiterare (ad infinitum) l'intrigata et soddisfatta auscultazione.


Di  Defender85

 «...un senso di angoscia crescente, di mortale abbandono ai propri pensieri più ferali e infelici.»

 «Il Ghiaccio Celtico è tornato e la speranza è ora che sia tornato per restare.»