E' il 1980 e il clown bianco si strucca.
Bowie dice addio per sempre ai propri personaggi; affinché la catarsi funzioni, è necessario farli rivivere tutti insieme, in un'ambientazione un po' autoreferenziale, nostalgica e futuribile al tempo stesso.
Ma "Scary Monsters" è anche l'occasione per ribadire la propria statura di capostipite degli ultimi fermenti avant-rock, se è vero che era stato proprio Bowie con la trilogia berlinese a prefigurare tanta new wave.
Il suono è molto brillante e moderno, con qualche parentela con la no wave di Bill Laswell, ma ricco anche di citazioni dal passato di Bowie: la batteria riverberata di "Low", certe dissonanze vocali da "Diamond Dogs/Hunky Dory", Fripp che cita il suono di "Heroes", e una diffusa atmosfera glam.
"Bowie è uno stato mentale: quod scripsi, scripsi!"
"Questo disco, troppo presto dimenticato, merita di risorgere come l'araba fenice."
"Scary Monsters è la sintesi di un decennio di genio musicale, con ironia e freschezza senza tempo."
"È finita un’epoca musicale e culturale più che feconda, direi perfetta. È un addio definitivo ai ’70."