Immaginatevi da soli, con la donna che amate, su un'isola deserta. State lì a guardare il mare, o meglio il profondo blu e pensate? Pensate ai bei momenti passati insieme, e allora riaffiorano i ricordi.
"Ricordi quella notte?"
Così inizia "On An Island" la canzone che ha dato il titolo all'ultimo disco di David Gilmour, chitarra e voce dei Pink Floyd. Il CD inizia con una bellissima canzone che fa da preludio alle postume. Costellorizon è sì strumentale, ma dice più di tante altre canzoni. Inizia con quello che sembra il rumore di una nave che parte, e cominciano ad intersecarsi vari suoni, compreso u giro di chitarra ed un suono di tromba, per terminare con lo spettacolare (anche se breve) assolo di chitarra.
Subito dopo sentiamo l'inizio di "On An Island", che trascina chi ascolta ad una calma proprio come se fosse su un'isola deserta. Da qui David Gilmour descrive com'è vivere come ha fatto lui, con la moglie, in campagna, un po nella penombra per una decina di anni, ma che ritorna con questo disco che è qualcosa di più.
E' il ritorno di David Gilmour sulla scena del rock mondiale.
Dopo questa splendida canzone si alternano altre scene che potremmo ricondurre alla vita attuale del cantante ed alla sua idea di isola e del mare che la circonda (the blue). Nel disco si alternano anche alcuni pezzi strumentali oltre a "Castellorizon" come "Red Sky At Night" e "Then I Close My Eyes", che fanno da cornice a tutto l'album.
Prendendo in generale il disco si può sicuramente affermare che Gilmour non ha voluto ritornare (almeno per ora) alla psichedelica dei Pink Floyd, ma più che altro ad un album calmo, che descrive il suo stato d'animo, interamente scritto, e prodotto da lui.
"On An Island" è stato rilasciato in Italia e in UK il 6 marzo 2006 e ha vinto due dischi di platino ed otto dischi d'oro.
"David Gilmour confeziona un album sicuramente più convincente rispetto agli ultimi dei Pink Floyd."
"Con On An Island si torna a sonorità sognanti e malinconiche da ascoltare nel buio e ad occhi chiusi per ottenere sensazioni vere."
I Pink Floyd sono maggiore della sintesi delle parti e “the voice and the guitar” rappresenta soltanto un arto di quella favolosa creatura.
Un disco autocommemorativo, che mi ha deluso un bel po’, ma che spero (sebbene ne dubito) di rivalutare con il tempo.
L'intro affidato a "Castellorizon" è in pieno stile pinkfloydiano, una degna apertura per farci capire che si fa sul serio.
Un lavoro che Gilmour si meritava alla soglia delle sessanta primavere, elegante e solenne e forse un tantino autocelebrativo.
La classe è come il buon vino più invecchia e più diventa cristallina.
Un disco bellissimo, intenso, emozionante, una vera perla di rara bellezza e maestria confezionata da quel geniaccio che è sir David Gilmour.
Cazzo sembra un vecchio brano dei Pink Floyd.
Và bene vado a dormire lento lento ripongo il disco al suo posto fra Gabriel Garbo Guccini chissà se mai lo riascolterò.