Tra i 198 secondi migliori che la storia del punk ricordi. di più
"You're Puttin' Me On" vale una carriera. di più
Lo scoprii per caso a Dam in un pomeriggio di pioggia di metà agosto, mentre io ed una persona non a caso cercammo riparo al Foam, sperduto nell'oscura Keizersgracht. The Boss immortalato col suo cavallo mi mise di buon umore fino ad ora, per dirne una su cento. Violante Placido in "The American" è uno dei più grandi miracoli al femminile di cui ci sia stato fatto dono di più
Una volta suonarono a Leningrado, non c'era nessuno ad ascoltarli, dopo due minuti è arrivata una delegazione di operai e li ha presi a bullonate... sono scappati piangendo come delle femminucce di più
Gli incubi notturni di un insonne, atmosfere grezze e malate che raggiungeranno il loro compimento nel lucido autismo del successivo vol. II. voto 7 di più
1974, Battisti esce dai confini del pop e si inoltra, un po' timidamente, nella periferia dell'universo sterminato del progressive. Ne esce fuori un concept album pieno di calore, dalle prime luci dell'alba cittadina ai meriggi assolati della campagna reatina ai tramonti di una spiaggia brasiliana...bello dalla prima all'ultima nota. voto 8 di più
Se nel 1979 Syd Barrett avesse inciso un disco con queste sonorita' e questi testi da contrapporre a The Wall sicuramente avremmo avuto un mondo migliore. Strano che la Harvest avesse anche i Wire in scuderia, non trovate? di più
Strasserotto mitico terzino dell'Azzurra, era parecchio forte a bestemmiare per quanto correva a vuoto, però il suo forte erano le flatulenze sulla fascia che indubbiamente infastidivano l'avversario di circostanza di più
live molto intenso, ma che non rende giustizia alla potenza emotiva e sonora che il collettivo riesce a sprigionare dal vivo. di più
Eterogenea esposizione Frippiana. C'è Gabriel e un’Here comes the flood più acustica. C'è Peter Hammil nella pre/post/simil punk Disengage. C'è l'elegante AOR di Daryl Hall in North Star. C'è tanta Frippertronics mixata alla ritmica soul in Exposure. C’è la crimsoniana Breathless, tiratissimo strumentale con frequenti cambi metrici, un main riff dirompente in 7/4 e l'ex Mahavisnu Walden ai tamburi. C’è infine la lezione di Bennett: “It is impossibile to achieve an aim without suffering”. di più
Lavoro più quadrato dei precedenti, mostra spunti elettrici maggiori e qualche venatura pop più pronunciata. Classe immensa, Gran lavoro di Songwriting, testi in costante evoluzione. Veramente bello. di più
Imprescindibile. Forse molti lo troveranno triste, io lo reputo un disco necessario, un abbagliante esorcismo di tutte le paure umane (la morte, la solitudine). Si può comprendere appieno tutto il repertorio dei Sophia solo studiando la vita di Robin Proper-Sheppard. Cupo, quasi claustrofobico a tratti, ma si avverte la palese necessità di tornare a vivere dopo un lutto spaventoso. di più
Gran Bel disco, più leggero e ritmato degli album precedenti. Magari perde qualcosa in pathos, ma scorre molto bene. di più
Un album meraviglioso. Triste, un viaggio introspettivo fatto di splendide ballate e tocchi delicati. Un capolavoro sconosciuto ai più. di più
Un incredibile progetto musicale, guidato da Robin Proper-Sheppard, ex mente dei "The God Machine". nasce come medicina per l'anima del cantante, ancora frastornato per la morte improvvisa del Bassista, che ha decretato la fine della band. Catarticamente tristi, malinconici, ma molto introspettivi, veri, umani. Quando li ascolto mi chiedo come mai i Coldplay (sopravvalutati) abbiano successo e loro no. di più
Un album autunnale, pregno di significati ed introspettivo. Da parte di un progetto che meriterebbe molta più visibilità. di più
Maestosi. di più
Se vi fanno schifo potete solo morire di più
Un album prezioso. Una delle migliori uscite del 2011. di più
In Italia si sono prodotti anche alcuni capolavori. Questo è uno di quelli. di più