Dopo Fisiognomica era inevitabile l’approdo alla musica orchestrale con l’abbandono di ogni orpello pop. E Se il lato B è una raccolta di lieder abbastanza prescindibile, Il Lato A, invece, con brani come L'ombra della Luce (straordinaria preghiera in musica) e Le sacre sinfonie del tempo, inaugura il suo periodo più mistico culminato con lo straordinario Concerto di Baghdad. Molto più “terrena” Povera Patria amara invettiva contro la decadenza morale italiana (e non sarà l’unica). di più
Nati per correre... in retromarcia però, asd. di più
In cameretta c'ho un poster bellissimo di Rutt Cobain. <3 di più
Il dottore mi ha rigorosamente vietato di ascoltarli, sapete com'è, ho il diabete. di più
Esordio di tutto rispetto (con uno dei primi picture disk) del gruppo inglese con una nuova formula di canzone progressiva dalle originali soluzioni armoniche (la misteriosa Situations o Blind Man che richiama White Bird degli It's a Beautiful Day) e dagli inediti arrangiamenti (vedi il mix violino e chitarra wah-wah in It Happened Today e Stretch). Lo strumentale Vivaldi è una rielaborazione classica alla maniera dei Nice che culmina in una serie di dissonanze ed effetti futuristici. di più
Le prime 10 stagioni sono FANTASTICHE che poi si sono fottuti nelle ultime è un fatto risaputo. di più
Tentativo in parte riuscito dei nuovi Curved Air di Way e Kristina (con un giovane Stewart Copeland alla batteria) di riciclarsi nel pop con un album corposo ed elegante ad alto tasso erotico ma tutto sommato poco originale. Dopo aver doverosamente omaggiato la Joplin nella grintosa Woman On A One Night Stand, la Kristina è comunque irresistibile nella suadente Dance of Love, nella leggera bossa Day Breaks My Heart e nell’estenuante title track. di più
Quì i Renaissance mark II (con la voce cristallina di Annie Haslam) realizzano in pieno l'obiettivo di coniugare il repertorio classico con la ritmica rock. Can you understand e Let it grow sono canzoni folk deliziose nella loro apparente semplicità. La dolente At the arbour cita Debussy. Con la vivace Carpet of the sun comicia a far capolino anche l’orchestra. Chiude alla grande la title track con un memorabile chorus e una splendida coda marziale con chitarra elettrica di Andy Powell. di più
Disco da avere. Dello stesso periodo è il dvd live dove Denver propone i suoi successi con debordante bravura e classe. John Denver ha solo un enorme difetto. Quello di non essere un drogatone stronzo che sfascia albergi o che rantola le canzoni con la scusa di non volerle far riconoscere...per il resto è un compositore di primo livello, con una voce straordinaria e con un sensibilità sopraffina. di più
Forse ha una qualche utilità come troia da seghe, comunque rimane una becera cagna.. di più
Mi fan venire l'orticaria. Da sempre. Non me ne vogliano a male i "Fans". Mi piaciucchia il debutto, Boy. Poi, stendo un velo pietoso sul resto..Parere personale, eh. Poi, Bono, con tutte quelle manfrine umanitarie...mah! Vabè, almeno il fratello di The Edge suonava nei Virgin Prunes, quella si una band coi controcazzi. di più
The Notorious Byrd Brothers era e rimane un capolavoro di Folk Rock inacidito, il loro apice, da 5 assoluto. Media con gli altri lavori, a mio avviso inferiori, pur essendo buoni. Quindi, 4.. di più
Bolliti dopo 5 stagioni carine... di più
Fire! di più
Immaginate una rassegna Rock a Palermo nei primissimi '70: farsi portar via dai carabinieri dopo essersi completamente denudato sul palco col solo stratagemma del fuoco guizzante sulla testa fa apparire le altre rockstar degli idoletti paurosi. Pazzo furioso e visionario vocalist. 5 per sempre. di più
Compilato da Fripp con spezzoni mal editati delle jam sessions del tour americano di Islands è un bootleg che suona male anche nell’edizione “restaurata”. Campo libero alla verve torrenziale (ma qualche volta anche eccessiva) di Mel Collins ed ai deliranti solo di Ian Wallace con Fripp che si avventura in meandri blues rock come un pesce fuor d’acqua e Burrell che si cimenta in imbarazzanti tentativi di scat singing.
La feroce versione di 21st Century vale comunque l’ascolto. di più
Con una produzione meno elaborata di quella Spectoriana, Harrison quì riflette sulla difficoltà di vivere la trascendenza nel mondo "materiale", in bilico fra il torrido funky della title track e le meditative parentesi di sitar, tabla e flauto. E se la sarcastica Sue Me, Sue You Blues cita le beghe legali fra i Beatles, il corpus del disco sono una serie di ballads di argomento religioso e/o amoroso, come Give Me Love, tipica gioiosa preghiera Harrisoniana e l’orecchiabile Don't Let Me Wait T di più
Bob Dylan gli fa le scarpe di più
Classico disco senza sbavature: tutto e' al proprio posto, una cura dei suoni eccezionale, anche i brani piu' easy vivono di luce propria. Come non amare il lungo solo di Latimer in Summer Lightning sul disco-drumming di un Ward inarrestabile? Classe mai venduta abbastanza. di più
Io gli darei un premio solo per essere riusciti a fare male qualsiasi genere affrontato nei loro 5 dischi e in quasi 20 anni di carriera: dal nu metal al pop rock, dall' elettronica all' alternative rock ... Che fenomeni! di più