Copertina di Dream Theater Train of Thought
Josh

• Voto:

Per fan di dream theater, appassionati di progressive metal, critici musicali, ascoltatori in cerca di metal tecnico ma moderno
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LA RECENSIONE

L’ultima fatica targata Dream Theater rappresenta una parentesi musicale controversa e di difficile identificazione, che lo qualifica come disco coraggioso in termini di modernità, ma caratterizzato, a differenza dei precedenti episodi, da una minore verve creativa. Chiariamo subito questo aspetto: se ci fossimo imbattuti nell’ultima fatica dei System Of A Down avremmo gridato al miracolo, ma nel caso del “Teatro del sogno” l’opera si qualifica come uno dei momenti meno convincenti della carriera del gruppo, che sceglie di accostarsi a sonorità decisamente più dure riconfermando le proprie abilità tecniche piuttosto che concentrarsi sul songwriting, allontanandosi dalla versatilità del precedente “Six Degrees…”, rivelandoci un lavoro semplicistico per una band che ha abituato il proprio pubblico a picchi di superba classe musicale.
Se la maggioranza delle band storiche del metal, giunta all’inevitabile oblìo creativo replica gli schemi e le formule consolidate nel tentativo di confermare i propri meriti artistici, i nostri compiono un ulteriore disorientante passo: con la lucida consapevolezza di chi va a suicidarsi, i nostri rinnovano il proprio sound abbandonando la classe e l’inventiva degli esordi per introiettare il proprio sound con riff post-Pantera ed arrangiamenti nu-metal. Date le premesse, siamo portati a considerare questo “Train of thought” come un episodio complementare all’altrettanto deludente “Dance Of Death” dei Maiden: se questi ultimi confermano la leggendaria tendenza a riciclarsi, i Dream si dimostrano invece spavaldi giocandosi tutto, e lo fanno, loro malgrado, in maniera ridicola.
Se la band newyorchese si era distinta, in episodi alterni, per l’originalità e la versatilità, ora dobbiamo far fronte a sfuocate imitazioni di Tool e Korn, affrontando con coraggio linee vocali talvolta rappate e un forte debito verso i “Four Horsemen” più recenti : laddove permane una reminiscenza dell’originalità che ci ha fatto amare i Dream, eccoci aggrediti da una sequenza di stucchevoli - seppur tecnicamente perfetti- assoli, che hanno la valenza musicale di uno sbadiglio annoiato.

E dire che l’apertura sembrerebbe convincente, con un’affilata “As I Am”, che pur pagando dazio ai Metallica epoca “Black Album”, risulta uno degli episodi più entusiasmanti del disco. Con la successiva “This Dyng Soul” il gruppo, dopo una grande dimostrazione tecnica di un sempreverde Portnoy, manifesta la propria volontà di rinnovamento riprendendo i propri cliché più abusati ed impreziosendoli con sonorità attuali. “Endless Sacrifice”, ancora una volta debitrice ai Metallica, presenta una struttura vicina alla pacata “Peruvian Skies” di “Fallin’ Into Infinity”, salvo sboccare in un inopportuno refrain rap/metal che spezza la promettente atmosfera iniziale; una simile soluzione viene adottata anche in “Honor Thy Father”, in cui però l’alternanza di cavalcate metal e di ritmiche più moderniste crea un impatto più sicuro e dinamico. “Vacant”, unico e brevissimo episodio lento del disco, un subdolo ed inefficace rimaneggiamento di “Space-Dye Vest”, precede i torrenziali assoli della strumentale “Stream Of Consiousness”, titolo malaugurato per una band la cui attuale freddezza creativa trova rifugio nello stereotipo : se questo è il flusso di coscienza dei cinque americani che dieci anni fa portarono in auge il prog metal, allora siamo veramente alla frutta. La chiusura è affidata alla cupa “In The Name Of God”, brano che mostra le stanche doti interpretative di un retorico James Labrie e la comprovata efficacia tecnica degli altri. Il brano qua e là attinge alle atmosfere più classiche e dunque interessanti della band, anche se si ha la vaga sensazione che si tratti di un collage dei momenti salienti delle prime produzioni; il brano si rivela tuttavia d’impatto, seppur frenato dalle eccessive lungaggini tecniche tipiche del gruppo.

L’album in conclusione, pur mostrandoci alcuni episodi validi, si rivela un colpo basso per i fan di vecchia data, mentre potrebbe essere l’occasione, sicuramente già valutata in fase di produzione, di accaparrarsi un nuovo seguito di pubblico, più avvezzo alle sonorità attuali.

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Riassunto del Bot

Train of Thought rappresenta per i Dream Theater un album coraggioso ma controverso, segnato da un sound più duro e moderno che però sacrifica la creatività e la versatilità amate nei precedenti lavori. La tecnica resta impeccabile, ma il songwriting appare semplificato e a tratti derivativo, con influenze evidenti da band come Tool e Korn. Alcuni brani convincono, ma l’insieme rischia di deludere i fan di lunga data, pur potendo attrarre un nuovo pubblico più moderno.

Tracce testi video

02   This Dying Soul (11:27)

03   Endless Sacrifice (11:24)

04   Honor Thy Father (10:14)

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06   Stream of Consciousness (11:16)

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07   In the Name of God (14:14)

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Dream Theater

Dream Theater è una band progressive metal formatasi negli Stati Uniti nel 1985, nota per il virtuosismo tecnico e i concept album. Ha contribuito a definire e diffondere il progressive metal a livello mondiale.
160 Recensioni

Altre recensioni

Di  KiccoLSD1

 ""Stream of Consciousness": 11 minuti di pura musica che entrano prepotentemente nella storia dei Dream Theater."

 "In the Name of God è la vetrina ideale per tutti i componenti della band, perfetta e tecnicamente perfetta."


Di  TheSilentMan

 Il teatro dei sogni è ormai vecchio.

 Gli assoli di Petrucci sono velocissimi sì ma privi di pathos.


Di  cameli11

 È semplicemente fantastico, hanno nuovamente mostrato di essere degli extraterrestri!

 Il mio idolo, il mio esempio... Petrucci emoziona, lascia a bocca aperta, "gasa".


Di  petrucci

 Io non capisco cosa hanno nella testa certe persone ... ma ai fan veterani che hanno quasi rinnegato la band.

 Stream Of Consciousness ritenuta da me la traccia più bella dell’intero album.


Di  Dreamtheater

 Con "Train of Thought" i Dream Theater purtroppo cadono nella "trappola" del metal.

 Questo cd è troppo movimentato e assolutamente non è del loro stile.


Train of Thought ha 9 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.