Copertina di Editors In Dream
GrantNicholas

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Per appassionati di rock alternativo, fan degli editors, amanti di atmosfere cupe e minimaliste, ascoltatori di synth-pop e musica britannica contemporanea
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LA RECENSIONE

La svolta solare e quasi stadium rock del precedente “The Weight Of Your Love” aveva fatto storcere il naso a qualche fan degli Editors.

Non sorprende, quindi, l’oscurità che avvolge quasi ogni singola nota di questo “In Dream”, quinta studio release della band britannica. Anticipato come un ritorno al synth dominato dalle tastiere del terzo album “In This Light And On This Evening”, in realtà ci troviamo di fronte al disco più cupo nella carriera dei ragazzi di Birmingham.

I riferimenti tornano ad essere quelli che avevano fatto di “The Back Room” uno degli esordi più belli negli ultimi venti anni di rock britannico (Joy Division su tutti), stavolta però vengono filtrati attraverso un minimalismo assolutamente estraneo al rock stratificato della precedente studio release. A partire dall’opener “No Harm”, essenziale e dominata da un celestiale cantato che sovente scivola nel falsetto, Tom Smith sfrutta appieno il suo splendido registro vocale per decorare dieci tracce dove i ricami chitarristici vengono ridotti all’osso o quasi, per lasciar spazio ad archi, tastiere (misurate, non intrise di loudness come in “In This light…”), strumenti acustici ed in generale una maggiore cura nel mettere in evidenza la cupezza della atmosfere e non l’epicità della proposta melodica.

Pochissime le concessioni ad un’ariosa orecchiabilità: la progressione scandita dal piano nel refrain di “Ocean Of Night” (che non sfigurerebbe nel canzoniere dei National), il synth-pop del singolone/instant classic “Life Is A Fear” e la martellante “Our Love” (ancora in falsetto). Nel resto del disco il minimalismo cupo, scelto dalla band come leit motiv del disco, si fa avanti prepotentemente, in particolar modo in due perle assolute come la splendida cavalcata di chiusura “Marching Orders” e la languida “The Law”, eseguita in duetto con l’ottima Rachel Goswell degli Slowdive. Il paventato riavvicinamento alla terza studio release si palesa solo in alcuni momenti come “Forgiveness” ed “At All Costs”, ma sempre in perfetta sintonia con il mood generale dell’opera.

Bel ritorno, questo degli Editors, sicuramente un passo avanti allo zoppicante “The Weight Of Your Love”. L’ennesimo tassello necessario per metter radici nell’affollata foresta del rock britannico contemporaneo.

Miglior brano: Marching Orders

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Riassunto del Bot

In Dream è il quinto album degli Editors e un ritorno a sonorità più cupe e minimaliste rispetto al precedente lavoro. Con un uso raffinato di tastiere e archi, la band esplora atmosfere oscure valorizzate dal falsetto di Tom Smith. Il disco trova un equilibrio tra synth-pop e rock essenziale, con collaborazioni di rilievo come quella con Rachel Goswell. Considerato un passo avanti rispetto al precedente album, si conferma una pietra miliare nel rock britannico moderno.

Tracce video

01   The Law (04:51)

02   Ocean of Night (05:05)

03   Marching Orders (07:45)

04   Forgiveness (03:44)

05   All the Kings (04:53)

06   Salvation (05:02)

07   Life Is a Fear (04:24)

08   At All Cost (04:54)

09   Our Love (05:18)

10   No Harm (05:06)

Editors

Editors sono una band britannica citata nelle recensioni come proveniente da Birmingham, con un percorso che alterna chitarre post-punk/new wave e fasi più elettroniche/synth.
18 Recensioni