Franco Battiato
Patriots

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"Noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre..." è solo un verso dell'incipit di questo album, che però mi ha sempre rapita, sin da quando ero in fasce.

Oh no! Un'altra recensione farcita di umori femminei, Dio scansaci!

Va bene, lo ammetto, era solo una trappola, ma non si tratta di un fuori tema arbitrario: perché questo "Patriots" di Battiato è disseminato di trappole, musicali e liriche. Alcune, profondissime, ci sembra di poterle evitare agilmente, solo per poi cascarne in un'altra, perfettamente mimetizzata, avvolta in una melodia puerile (ne ha mai scritte Battiato?), e venirne fuori completamente distaccati dal senso della realtà.

Le prime note che sentiamo in "Patriots" sono di Richard Wagner, il Tännhauser: l'ouverture. Per farla breve (sennò dite che favoleggio), Tännhauser è un trovatore che, sedotto dalla dea Venere, si ritrova nel bel mezzo di un'orgia. Come ogni bravo cantore, il senso di colpa, o forse la penetrazione del dionisiaco, o magari solo i sensi appagati, lo rendono un cristiano in cerca dell'amore sacro tanto che arriva ad affidarsi alla purezza femminile della Madonna per implorare Venere di lasciarlo libero. Battiato è troppo un amante della Classica per poter pensare che questa scelta sia casuale! Non fosse altro poiché sullo spunto wagneriano ci recita dei versi in lingua araba che dicono pressappoco: "Tutti i giorni osserviamo cose insignificanti, tutto il mondo che vive di speranza, e frattanto non viviamo…" e non possiamo trascurare le letture di Gurdjeff e Ouspensky (ce lo dice lui stesso in molte interviste), non possiamo ritenere il tutto una pura divagazione dadaista. "Patriots" è un concept, un inno alle contraddizioni della società occidentale e alla musica che di quella cultura è un'espressione, se volete una contrapposizione fra l'innocenza, l'infanzia, il passato, l'oriente e la corruzione, la decadenza, l'occidente.

"Venezia-Istanbul" parte con un richiamo al fanatismo futurista del giovane D'Annunzio e risulta nostalgica della "passione per gli aeroplani e per le bande legionarie", quel tempo che tutto muta, quel Dio che ha donato agli uomini la dimenticanza della propria innocenza come atto di misericordia perché i ricordi dell'adolescenza feriscono più di pallottole. Dopo un inizio adagio, il brano si velocizza e ci sorprende mentre si susseguono i quadri del mutamento: "Ieri ho visto due uomini che si tenevano abbracciati in un cinemino di periferia e penso a come cambia in fretta la morale", "Un tempo si uccidevano i cristiani e poi questi ultimi con la scusa delle streghe ammazzavano i pagani, Ave Maria"... Quell'Occidente che vede nel benessere capitalista il suo culmine di predominio sul mondo viene infine indicato come causa di dolore e devastazione: dopotutto il boom, la ricostruzione, il Piano Marshall, le Mani Sulla Città non sono altro che una diretta conseguenza dell'orrore, dietro il velo dell'ipocrisia socialista: "E perché il sol dell'avvenire splenda ancora sulla terra facciamo un po' di largo con un'altra guerra."

Dopo l'invettiva politica, il brano "Le Aquile" è impregnato di un lirismo in cui giovinezza e vecchiaia si confondono in una opposizione (qualcuno magari avrebbe goduto con "dicotomia") che diviene abbraccio. La gioventù, l'energia fisica impiegata in palestra si staglia sullo sfondo azzurro di un cielo che è un lontano ricordo di infanzia che non è spensieratezza bensì cavigliere ortopediche che costringono l'aquila a camminare anziché librarsi in volo. Questa lettura è dettata dal testo parzialmente mutuato dalla prosa di Fleur Jaeggy che in un passo de "Le Statue d'Acqua" tratto dal bellissimo "I Beati Anni del Castigo" recita:

KATRIN: Sono passati soltanto cinque minuti da quando vidi una cornacchia stagliarsi tra alberi e cielo – dopo un piccolo volo esaltante camminare monca e rapida verso di me. Avrete visto anche voi camminare le aquile nelle voliere, il loro incedere è come un’agonia maestosa e gli occhi levigati d’odio assentono al congedo. Io non sentivo in quel momento l’inclinazione puritana a fare di un’innocua visione una favola, ma guardando la cornacchia vi era nel suo modo di indugiare, di starsene ferma, una specie di ostinata attesa, come se stesse seguendo un suo pensiero, direi quasi spirituale, come se stesse per dirmi qualcosa, forse di pensare all’acqua – o di seguirla, non sapevo, cercavo di capire guardandola negli occhi, ma gli occhi della cornacchia si volgevano altrove, opponevano al mio sguardo due minuscoli ritagli di velluto. Tentai di toccarla, ma lei si allontanava, senza volare camminava via, tranquillamente. Inseguivo dunque, quasi senza accorgermi, quel groviglio plumbeo e goffo che avanzava con prudenza verso la scogliera. Lassù, le gobbe calcaree declinano verso l’acqua, cerimoniose e letargiche, a quell’ora le rocce sono di un verde malato, proseguono nell’acqua con riflessi paludosi. Pareva che la cornacchia fiutasse le navi da tempo perdute, guatò le stelle e le ombre, senza capire quanto erano lontane. Intanto l’addobbo piumato si sfaldava, le stecche delle ali cominciarono a piegarsi.
Inavvertitamente sfiorai il suo gomito, aveva gomiti come i miei, e la stessa statura. Mi sorrise appena, come se provasse una specie di gioia oscura e cauta nel vedermi simile a lei, nell’aver copiato le mie sembianze.

Battiato ha in alcune circostanze citato quest'opera come contenente "bagliori di Verità", con una maiuscola sottintesa dagli studi sapienziali del Maestro.

L'anno precedente alla pubblicazione di "Patriots" il mondo conobbe il clamore della vendita presso Sotheby's a Londra del diario di Vaslav Nijinsky. "Prospettiva Nevski" si riferisce alla passeggiata di San Pietroburgo e ci offre degli acquerelli provenienti in apparenza da un altro tempo, mentre ci accorgiamo che si ambienta oltre la Cortina di Ferro, un po' più in là rispetto al civilissimo Occidente. L'album "Patriots" è infatti del 1980 in cui la Glasnost era ben lungi dal venire e la contrapposizione fra blocchi era materiale e onnipresente. Questi quadri si succedono con un ritmo e una scelta dei particolari che richiama una palpabile antitesi coi temi della cultura popolare americana e i riferimenti a una vita tutto sommato più vera, sebbene caratterizzata da grandi privazioni. La bellezza è simboleggiata proprio dai balletti russi e dall'amore fra Sergej Pavlovič Djagilev e lo stesso Vaslav Nijinsky che, in preda alla follia, scrisse pagine di delirante ispirazione nel suo diario pubblicato postumo. Il difficile è trovare l'alba dentro l'imbrunire, ci ammonisce il testo, occhieggiando alla vera decadenza che non è nelle "donne curve sui telai" e neppure negli "orinali messi sotto i letti per la notte". L'arrangiamento al pianoforte di questo brano è poi un capolavoro a sé stante e racchiude il romanticismo e l'amore per la bellezza come se si stesse osservando lo sbocciare di un fiore al rallenty.

Segue "Arabian Song" che è arduo interpretare. A partire dal ritornello, rigorosamente in arabo stretto, di cui manca nelle note una traduzione precisa. Sul sito battiatotribute.net, non più raggiungibile, si trovava la seguente traduzione: "Disse il Maestro del villaggio: io scalavo la montagna. La pace sia con voi e con te. Adesso io vivo." che non so quanto sia corretta, tuttavia il senso del brano risiede proprio nel mistero del preciso significato di queste parole orecchiabili. Si tratta forse della famosa montagna di Maometto, che però viene creata dall'alchimista Francis Bacon nei suoi Saggi. Di che tipo di Maestro si parla dunque? Impossibile non far riferimento all'alchimia araba, alla Tavola di Smeraldo in cui "ciò che è in alto è come ciò che è in basso", simbolicamente rappresentato dal volo degli aquiloni e da quel "La mia parte assente s'identificava con l'umidità" che è un riferimento alla Via Secca che è il modo più breve e pericoloso per arrivare all'Opera (altro riferimento al vivere pericolosamente dannunziano?). Quella che ci appare come la canzone più leggera del disco, è in realtà un complesso affresco pieno di riferimenti sapienziali, incluso il richiamo alla vita frugale che conduce alla saggezza più di ogni conoscenza accademica. Tutti riferimenti che possono apparire artificiosi, ma come tutte le vie sapienziali (e quella di Gurdjeff seguita da Battiato nonché dal suo compare Giusto Pio ne è una), è necessario seguirla per coglierli con naturalezza.

Ricca di citazioni incrociati è anche "Frammenti". Da una prima occhiata ci appare come una raccolta scolastica di frammenti appunto da vari poeti, da Leopardi a Pascoli e Carducci.Tuttavia anche qui troviamo un profondo solco esoterico. Gurdjeff infatti scrive: "L’ufficio è il nostro apparato formatore, mentre la segretaria è la nostra educazione, con le sue concezioni automatiche, le sue formule ristrette, con le teorie e le opinioni che si sono formate in noi." con ciò esprimendo un concetto molto caro alla sua Quarta Via e cioè che l'essere umano ordinario è un essere meccanico che vive una vita artificiale da automa. Battiato ci lascia col verso: "Che gran comodità le segretarie che parlano più lingue" il quale, senza precisi riferimenti ci appare ermetico, tuttavia, seguendo il paragone di G., una segretaria che parla più lingue siboleggerebbe una educazione in grado di mediare il linguaggio esteriore da quello del vero uomo che giace sopito nel mondo interiore. Tuttavia, senza voler ulteriormente sovraccaricare di significati questo testo, basti il soffermarsi sulla riva dei testi sparsi, dei frammenti poetici, notando che la poesia e l'arte in genere sono una chiave di comunicare coi nostri mondi interiori e trovare delle vite alternative in cui realizzarci, magari lasciando la città e farci una comune giù in Toscana.

Il disco si conclude con "Passaggi a Livello" che è l'ennesimo piccolo capolavoro di citazioni incrociate che parte con una introduzione classicheggiante seguita da un synth che segue una progressione armonica dal sapore orientale. Da visioni bucoliche, segue la citazione Proustiana (l'aria carica di letame scherzosamente come le Madeleine del Tempo Perduto?):

La musica, molto diversa in questo dalla compagnia di Albertine, mi aiutava a scendere in me stesso, a scoprirvi qualcosa di nuovo: la varietà che avevo invano cercato nella vita, nel viaggio.

Che, a questo punto del disco, suona come una chiosa a interpretare, cercare il senso nascosto in ciò che precede e forse segue poiché il brano si conclude con una vera e propria lista di credits, spunti d'ispirazione per il lavoro che si conclude o forse chiavi di lettura: "Good Vibrations" dei Beach Boys, "Satisfaction" dei Rolling Stones, "'O Sole mio" classico napoletano ma anche riferimento all'oro filosofale, "Lux Aeterna", l'opera di György Ligeti (che fra l'altro compare nella colonna sonora di "2001 Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick), "Einstein on the Beach" che probabilmente si riferisce al lavoro di Philip Glass del 1975.

Ok ho sicuramente esagerato e scritto tante cazzate, dimenticate tutto: la recensione parte da qui.

"Patriots" è un vero e proprio viaggio, sia fisico che interiore. Si tratta di un disco meno Pop del successivo "La Voce del Padrone" e forse anche meno maturo e proprio per questo più vicino alle sperimentazioni del Battiato degli anni '70. Ma forse, proprio per questo, mi risulta più caro e risulta caro anche a certa New Wave italiana che proprio da "Patriots" ha tratto enorme ispirazione. Di questa scena voglio citare per brevità solo i Litfiba di "17 Re" e i grandissimi Disciplinatha.

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Commenti (VentUno)

Stregazzurra
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Modifica alla recensione: «alcune sviste sintattiche». Vedi la vecchia versione Patriots - Franco Battiato - Recensione di Stregazzurra Versione 1
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Tucidide
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Battiato, uno dei pochi geni italici usciti negli anni 80. Grazie per illuminarci su questo gioiellino.
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algol
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Chapeau. O come cazzo si scrive.
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algol: Più seghe mentali dello stesso Battiato. Seghe ottime eh.
Kism
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Hai creato un opera su un opera...Hut ab!
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tia
tia
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Magari un giorno la leggerò tutta perchè penso meriti attenzione! Per ora letta a spizzichi e bocconi e me gusta!. Il disco lo conosco più per sentito dire che per averlo ascoltato anche se conosco alcune canzoni; lo approfondirò. Grandi Disciplinatha!
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ALFAMA
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Non lo conosco. Io con Battiato ho uno strano rapporto, dopo l' indigestione della " Voce Del Padrone" non lo sopportavo.
I suoi lavoro pre " La voce del Padrone"? Anche qui strano rapporto. A furor di popolo " Capolavori", io ascoltavo la ristampa del gruppo tedesco in tiratura limitata, nomi che solo gli amatori conoscevano, ma Battiato nulla, per colpa della "Voce del Padrone" non mi interessava proprio.
Solo ultimamente mi è passata questa fissazione e con grande gusto mi assaporo il suo passato. Meglio tardi che mai.
La tua pagina troppo lunga per la mia attenzione , ma per quello che letto azzardo.
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odradek
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Mah, insomma. Dopo qualche paragrafo ho leggiucchiato a volo radente, un po' 'na pizza. Comunque, se citi, cita correttamente, che altrimenti si perde anche il senso: "ieri ho visto due in un cinemino di periferia e penso a come cambia in fretta la morale" non ha senso, ma se riporti il testo nella sua integrità comincia ad averne. Il testo dice "ieri ho visto DUE UOMINI CHE SI TENEVANO ABBRACCIATI in un cinemino di periferia ecc." Non te la sto a menare col fatto che sono così vecchio da aver acquistato non questo, ma i suoi primi, all'epoca dell'uscita, di averlo conosciuto quando io ero giovanissimo e lui ancora semisconosciuto, di conoscere bene tutta la produzione (sino a che ha avuto un senso) e di aver ascoltato comunque anche il resto. Te lo dico solo perché non suoni offensivo, ma solo sincero , quel " 'na pizza" lassù. Concordo con l'intento che esprimi ad un certo punto "...senza voler ulteriormente sovraccaricare di significati questo testo" ma al quale ti sottrai spesso. Avevo apprezzato di più l'approccio della tua pagina precedente, ma è questione di gusti. - Vedo che non hai mollato sdegnosamente dopo il "benvenuto", bene.
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Stregazzurra
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Modifica alla recensione: «corretta una citazione». Vedi la vecchia versione Patriots - Franco Battiato - Recensione di Stregazzurra Versione 2
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nix
nix
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Io sono cresciuto ascoltando fetus e pollution che erano stati pubblicati da 4 o 5 anni perché vivevo in un ambiente (papà mammà e amici di famiglia) che adorava quel tipo di musica. Neanche a me dispiaceva, ma ero veramente giovanissimo. Poi, con la svolta delle canzonette (e la mia personale verso jazz e rock) Battiato è uscito quasi del tutto dai miei interessi.
E' pur sempre un'artista che stimo. Non mi strappo i capelli, ma tiepidamente stimo.
Secondo me l'operazione di entrare nei meandri di tutte le citazioni, i riferimenti, gli stimoli delle sue canzoni è il modo meno interessante di approcciare la fase canzonettara di questo musicista.
Questo perché il risultato è (necessariamente) un pezzo come quello che hai scritto, cioè una approfonditissima, noiosa, dissertazione/insalata di Tannhauserwagneriano/D'Annunzio/Pia noMarshall/FrancisBacon/Litfiba/Pro ust/Gurdjeff/Ouspensky/FleurJaeggy/ GyörgyLigetiVaslavNijinsky. Ti ringrazio almeno di non aver messo lo zenzero, che oggi è di gran moda mettere ovunque.
Non ne hai mancata una. Una psichedelica esposizione di cenni di filosofia, letteratura, storia, poesia. Ben fatta credo (non sono in grado di valutare parecchie delle citazioni), noiosa.
In Italia in quegli anni si dissolse, evaporò un movimento che dall'inizio di quel decennio sperimentava coraggiosamente, attraverso le vie del progressive e della musica concreta e contemporanea. Al suo posto si fece sotto la galassia dei "cantautori" e un movimento underground di musica punk e new wave. Da Le Orme si finì ai Gaznevada, fu un bel salto. Pure Battiato presentò un radicale cambiamento, dall'epoca Fetus alle canzonette del Cinghiale Bianco e di Patriots. Un approfondimento del senso di quel passaggio epocale, di cui questo disco è una testimonianza, sarebbe stato enormemente, enormemente più interessante. Mi correggo, sarebbe stato, secondo me, l'unico modo interessante di parlare di questo disco.
Invece abbiamo un'analisi insalata senza zenzero. Comunque complimenti, io non saprei mai scrivere una dotta zuppona del genere. O meglio, non riuscirei a vederne lo scopo.
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Stanlio
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Di Battiato non ho ascoltato tutto, anzi... è più quel che non ho ascoltato a dirla tutta, eppure mi piace il modo di mostrarci cose che lui ha "visto" e che molti di noi non "vedranno" mai...
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Herviet
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Un altro disco capolavoro di Battiato.
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voiceface
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Non so se hai scritto stronzate, ma le hai scritte bene.
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Stregazzurra: thanx
iside
iside Divèrs
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che me ne faccio di un "mattone" simile su un disco uscito 4 decenni fa?
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Stregazzurra: un po' quel che ti pare
ErosGiannini
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Meraviglia di recensione.
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silvietto
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Innanzitutto benvenuta fra di noi Nicoletta! Complimenti per la recensione, più l'abstract di una tesi di laurea in verità; ma capisco lo sforzo teso a dare il meglio di se all'esordio, ci sta! Alla pari dell'amore per la sintesi, arte difficile assai, ma necessaria al recensore per "sopravvivere". Hai scelto un album molto noto e già parecchio recensito ed anche questo significa partire svantaggiati. L'album appartiene certamente a quelli della maturità artistica di Battiato se non anagrafica, non mi sento di dargli il massimo punteggio perché a mio parere non rappresenta il vertice della sua produzione, ma ci va vicino. Ancora complimenti e alla prossimma.
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Almotasim
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Disamina pregevole, bella scrittura. Patriots meglio che La voce, ok.

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lector
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Pagina ricca, densa e pesante come il polpettone di mia suocera (burp). A me sembra che quello che manca nella tua disamina sia quella leggerezza pop che è poi la conquista migliore (e la più faticosa) delle pagine migliori del Battiato maturo. Una leggerezza intrisa di (auto)ironia che non si trova nell'autocompiacimento ombelicale delle opere giovanili come nella spocchia onanista dei lavori più tardi.
Il miglior Battiato si regge su di un equilibrio tanto precario da risultare miracoloso.
Tu ti confermi competente e padrona dei tuoi, notevoli, mezzi espressivi. Il lessico e ricco, la costruzione del pensiero salda, il ritmo controllato, ma una voglia di strafare che sembra giovanile deve ancora essere domata. Hai bisogno di ironia.
Si, c'è il guizzo finale, ma quello è sarcasmo non ironia.
Però, dato che io non ho motivo di non credere che tu sia chi dici di essere (mi stanca la sola idea di andare a disvelare possibili fakes), da buon maschilista non posso che essere a favore delle quote rosa e, quindi, approvo a prescindere tutto quello che fai.
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lector: C'è qualche errore, ne chiedo venia....
iside: Un mattone più mattone del mattone.
iside: Intendo il tuo commento
lector: E c'è chi ci ha fatto fortuna, sul mattone.
Ciao Isi
luludia
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pagina pedante e francamente illeggibile...l'esatto contrario del disco di francuzzo...
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aragnof
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Per me buona la prima. Battiato divide ma forse anche unisce sotto certi aspetti, io amo il primo Battiato ma non disprezzo il suo periodo da cantautore mai banale. Prospettiva Nevskij ogni volta che la ascolto mi commuove.
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Dislocation
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Mah, è certo che la nostra nuova amica non ha il dono della sintesi, ma l'ho già detto altrove, è gggiovane, può solo migliorare, eppoi non sbaglia la consecutio, oggi è importante.....
Certo, il polpettone di lectoriana memoria c'è, e lo dice uno che a differenza di molti non odia neanche il track listing, ohibò.... Dài, abbrevia, rispetta il dettame del DeB che limita le battute nelle istruzione per le recensioni, non lo fa nessuno, fallo tu, prova....
all'opera 5, a te 3 per la buona volontà, no?
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MoodyFrazier
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Battiato, per quanto non lo ascolti perchè lo trovo estremamente ermetico e filosofeggiante... insomma un po' palloso, può considerarsi un vero alternativo della sua epoca e, probabilmente, dopo la morte di Lucio Dalla è rimasto uno degli ultimi pochi cantautori seri che abbiamo in Italia, anche se non se la passa proprio bene. E' stato tanto bravo da essere riuscito a rendere interessante anche quella cacca di Tiziano Ferro e ci vuole un'abilità.
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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