[Premessa ai lettori: sono consapevole del fatto che Closer sia già stato recensito ma sento il bisogno di farlo a mia volta.]
Quando ci si trova dinnanzi ad un gruppo che con soli due album e una manciata di EP ha scritto pagine importanti nella storia del rock Ci si è imbattuti nei Joy Division. Ai Joy Division è bastato un biennio per dare alla scena post punk un incipit straordinario prima che Ian Curtis, leader carismatico della band, interrompesse la favola alla vigilia di un promettente tour americano impiccandosi. Closer è il secondo dei due album in studio dei Joy Division ma di fatto è molto di più: è il testamento nel quale Curtis ci invita ad esplorare le radici del suo male e della sua apatia verso la vita ed è pertanto un disco devastante per chi sopratutto dalla musica questi temi non li ha mai ricercati.
I particolari che rendono Closer un disco terrificante sono due: la lucidità e il distacco con i quali Curtis racconta con toni e termini agghiaccianti ciò che sta accadendo, e la scaletta dell'album particolare a cui non si è soliti fare caso ma che in realtà denota un profondo senso teatrale del gruppo. I nove pezzi di Closer sono disposti in modo da formare un calvario così che si passa veloci da un agghiacciante Atrocity Exhibition nella quale Ian ci indica la strada da seguire, "this is the way step inside", per poi passare ad una cupezza ancora maggiore nelle Isolation, Passover e Colony. Un salto ancora più accentuato verso l'oblio lucido e inesorabile si ha con A Means To The End nella quale il testo parla da solo "ancora coinvolto preparo ad andarmene".
Il disco termina con 4 pezzi che uno dopo l'altro aumentano il livello di "dark" che è presente nel disco, così che non è raro che non si sia in grado di continuare ad ascoltare perchè troppo segnati e in questo senso il culmine lo rappresenta Decades che con la sua tastiera avvolgente e disturbata distrugge qualunque difesa emozionale nell'ascoltatore.
Perchè i Joy Division sanno straziarti, consumarti pian piano con la loro melodia che mette con le spalle al muro e costringe a guardare in faccia la realtà per quella che è, senza false illusioni.
E' il viaggio nell'oscurità.
Un senso di impotenza. La vita si sommerge, ti devasta e ti lascia incapace di reagire.
Ian Curtis stava per diventare una leggenda vivente. Ha lucidamente scelto di limitarsi ad essere una leggenda.
La glaciale bellezza dell'album è indiscutibile a causa della spietata sincerità che suggerisce.
'Closer' è un album dal respiro gelido, capace di "scaldare" l'ascoltatore solo in poche e claustrofobiche occasioni.
"'Closer' è un viaggio fatto d'incubi, di tristezza, di sollecitazioni fisiche e psichiche."
"Peccato che una mente musicale del genere si sia spenta dopo solo due dischi e qualche concerto live per pochi intimi."
"No words could explain, no actions determine, just watching the trees and the leaves as they fall" (The Eternal)
"Heart and soul one will burn..." - la lucidità di Ian Curtis di fronte al suo destino
Semplicemente un capolavoro, l'essenza dei Joy Division è qui.
Auguro solo che chi si avvicini a questo disco rimanga soddisfatto almeno al 20% di quello che si è (HO) provato ai tempi dell'uscita.