Era il 1994 quando comperai KoRn, omonimo primo album del quintetto americano, bei tempi, soprattutto per chi come me il grunge non l'ha mai "digerito" più di tanto e attendeva solamente un qualcosa di veramente diretto, che lo riportasse ad assaporare emozioni rimaste sepolte negli anni ottanta e primi anni novanta, i koRn ci riuscirono in pieno.
"Issues" datato 1999 esce in un periodo al quanto strano per il panorama musicale, reduci da tre album degni di nota, in particolar modo il primo e il secondo "LIFE IS PEACHY", ma nonostante questo "Issues" colpisce fin dalle prime note, un album completo, trascinante, suoni puliti, voce straordinaria, sofferente e rabbiosa allo stesso tempo.
Ogni singola traccia merita di essere ascoltata più di una volta, un lavoro eccelso.
"KoRn torna con un disco formidabile abbandonando le sonorità hip-hop per influenze new wave e funk metal catartico.",
"Brilla la voce enfatica e schizofrenica di Jonathan Davies e i duelli fra le chitarre di Munky e Head."
"Jonathan Davis ci racconta la sua depressione, le sue paure, la sua vita da rockstar."
"Per chi si dichiara un vero fan dei Korn è un album imperdibile."
I KORN hanno dimostrato di superare se stessi, battere la barriera degli immortali.
Un suono unico senza macchie, semplicemente devastante.
"‘Issues’ rappresenta un punto piuttosto di transizione, con sfumature elettroniche e un indurimento del sound."
"‘Dirty’: musica adatta per descrivere un incubo, in cui si mescolano odio, rabbia ed un po' di paura, togliendo il fiato."
Jonathan Davis non avrà creato un capolavoro questa volta, ma mai come in questo caso ha saputo farsi ascoltare.
'Issues' è forse l’album più sperimentale del gruppo di Baskerfield e allo stesso tempo quello più caratteristico.