Il funerale dello Zeppelin.
Agosto 1975: Robert Plant ha un terribile incidente d'auto. La moglie si salva per miracolo; lui riporta fratture multiple in tutto il corpo e soprattutto alle gambe. I medici gli dicono che non è scontato il suo completo recupero. Durante la riabilitazione, solo in una stanza in California, e con il pensiero di non poter tornare a camminare, il cantante si dispera. Prende il telefono e chiama Page: "Vieni qui e scriviamo qualche canzone, sennò divento matto". Page lo raggiunge con la chitarra, e praticamente senza materiale su cui lavorare. I due, in pochi mesi, tirano fuori "Presence".
In questo album - a causa del dolore fisico, e per il fatto di essere costretto a cantare su una sedia a rotelle - la voce di Plant è al minimo storico, ma il suo cuore fu al massimo: "Non ci sarà mai un altro album come questo. Qui ci sono io che guardo in faccia la disperazione e gli dico: sono più forte di te". Anche Page ha avuto parole di lode per questo lavoro: "Non so come abbiamo fatto. Non avevamo nulla. Con questo disco dimostrammo ai critici, che ci davano per morti dopo "Physical Graffiti", che non eravamo finiti".
Davvero troppa grazia... Se umanamente fu un'esperienza importante, che merita rispetto, musicalmente "Presence" è davvero poca cosa - altro che la risurrezione del gruppo. Sarebbe da stroncare in toto se non fosse per la presenza di "Achille's Last Stand" (ultimo capolavoro della band, con 10 chitarre sovraincise da Page in una sola notte) e dell'elegante autocitazione di "Tea for One".
Il resto, è il caso di dirlo, fa solo presenza... : una marea di mediocrità a cui il gruppo aveva ormai abituato il suo pubblico dai tempi di "Houses of the Holy". Si salvano solo "For Your Life" (con un bel riff e un possente lavoro di batteria) e "Nobody's Fault But Mine" (il solito stupro del blues).
Se "Presence" è il funerale dello Zeppelin, il terribile disco successivo sarà la sua tomba - nonostante la tenera "All of My Love", dedicata da Plant al figlioletto Karac, morto per un'infezione allo stomaco nell'estate del 77.
Quando il mito attuale dei Led sparirà, come ormai sta sparendo quello (altrettanto ridicolo) dei Beatles, resterà la banale verità: un bel gruppo con alcuni bei dischi e alcuni splendidi brani consegnati per sempre agli annali della canzone.
Il Led è nudo.
"Achilles Last Stand" è un capolavoro con uno degli assoli più memorabili di Jimmy Page.
La canzone "Candy Store Rock" farebbe vomitare chiunque l'ascolti.
"Achilles Last Stand è un fenomenale hard-rock che colpisce per intensità e potenza."
"Tea For One è stata l'unica volta in cui i Led ripeterono sé stessi."
"Achilles Last Stand", l’epica ed unica, nei suoi maestosi dieci minuti e venticinque secondi di esistenza.
Uno dei tanti motivi per cui i Led sono il mio gruppo preferito in assoluto.
"Presence è l'autentico testamento sonoro del gruppo, una riflessione finale sul blues, l'hard rock e le influenze etniche."
"Mai un brano degli Zeppelin era stato negli anni '70 così schietto, diretto e urticante come 'Nobody's Fault But Mine'."
"Achilles Last Stand è un brano che ci scaraventa con la potenza di un tornado all’interno di questo monumento sonoro."
"I sette brani di 'Presence' rispecchiano un periodo tutt’altro che felice per la band, non riuscendo a trasfigurare con continuità gli sforzi fatti."