Lou Reed con questo album si chiude in se stesso.
Se Andy Warhol e David Bowie, geni di pop-rock-art, patinavano di commercialità diafana un vuoto esistenziale percepibile dietro la musica e i testi, qui Reed non ha paura di gettare nelle orecchie dello spettatore il proprio malessere, la propria debolezza d'uomo, masochistica ma cristallina.
La sua compagna aveva appena tentato il suicidio, lui era portato da altri ad un glam-rock in cui non si riconosceva, ad un'ambiguità falsamente disinvolta. Qui Reed si spoglia, in atteggiamento poetico, crudele verso se stesso. Racconta il suo complesso di inferiorità nei confronti delle donne, frustrazione sfociante in sentimenti di vendetta, la sua eccessiva emotività ("I am the water-boy"). Sempre con un velo di ambiguità nel dialogo con scambio di ruoli tra Caroline e Jim.
Ora è Caroline a dire che Jim non è un uomo, ora è Jim a "trattar male Carol". Il bisogno d'amore di sensibilità troppo sottili finirà nella distruzione di Sad Song, in cui lo sguardo verso il futuro nasce da una tragica indifferenza verso l'altro/a.
Un disco musicalmente e melodicamente particolare, dalle cadenze pesanti, che alla distanza si ama come un amico sincero.
Creò un'opera che scava a fondo nell'anima dell'artista, più di ogni lavoro pubblicato sulla scena americana negli ultimi 50 anni.
Berlin. Il capolavoro assoluto (tra i tanti) dell'autore newyorkese, merita un posto tra i più grandi dischi del '900.
È un disco che ferisce, sconvolge, distrugge, Berlin.
Una sorta di film à la Douglas Sirk se fosse un film. O un feuilleton d’autore se fosse un romanzo.
‘‘Berlin’ inizia dolente da un riverbero lontano di voci, suoni di fine festa e un pianoforte stanco e il sussurro di Lou che scivola su un blues malinconico e decadente.’
‘‘Per me sarà sempre un album unico e indimenticabile’.
Avevo sbagliato. La testata era stata un clamoroso errore: avrei dovuto mollarla a lei.
Fuori pioveva. Galleggiavo in una malconcia e impolverata poltrona di pelle ed al buio lo ascoltavo in religioso silenzio, quando capii.
"Lou Reed stesso, col suo cantato monocorde, asettico e ai limiti dell'amelodico, mi risulta particolarmente noioso."
"Il disco suona brutto... spesso manca un’amalgama di fondo fra le varie componenti."