Mamuthones
Fear On The Corner

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Usciti fuori dalla prolifica fucina della Boring Machines su cui hanno pubblicato il primo LP (l'enigmatico e fedele all'estetica della label di Onga, "Sator") nel 2009, i Mamuthones sono già da tre-quattro anni entrati nell'orbita della fondamentale etichetta psichedelica Rocket Recordings con la quale hanno già pubblicato un EP e uno split con quei matti degli Evil Blizzard (Preston, UK) e con i quali condividono una certa estetica eccentrica e tribale, quasi carnevalesca. I "Mamuthones" (così come gli "Issohadores") del resto sono praticamente delle maschere tipiche di Mamoiada in Sardegna e la cui origine risale a tempi lontanissimi e antichi riti pagani. Date tutte queste premesse, l'accostamento immediato con i Goat è inevitabile e peraltro confermato anche dalle sonorità di questo primo LP su Rocket Rec. pubblicato lo scorso 23 febbraio e intitolato "Fear On The Corner" che con le dovute differenze ripropone comunque una psichedelia schizofrenica e contaminazioni world music.

Va detto che la figura principale che si "maschera" (letteralmente) dietro questo progetto è un nome già noto nella scena psichedelica italiana e internazionale da almeno quindici anni: si tratta infatti di Alessio Gastaldello dei Jennifer Gentle, band pop-psichedelica che si guadagnò ben più dei classici 15 minuti di celebrità arrivando anche a pubblicare su Sub Pop quel fondamentale album della psichedelia del decennio scorso che poi sarebbe "Valende". Ma qui Gastaldello e i suoi compagni di viaggio propongono sonorità differenti da quei rimandi alla psichedelia Syd Barrett tipici dei Jennifer Gentle e secondo schemi che sfuggono ogni regola compositiva tradizionale, riprendono forme astratte wave e quella ispirazione world-music nello stile Talking Heads ("Cars", "Fear on the Corner") oppure "My Life in the Bush of Ghosts" ("Simone Choule"), ipnotismi tribali ("Here We Are"), percussioni di chiara ispirazione Jaki Liebezeit e una certa free-form di derivazione Red Krayola ("The Wrong Side", "Alone").

Il disco ha un sound sicuramente coinvolgente e easy-listening che si compone di loop ipnotici, trip acido-psichedelici e il groove funk "Metal Box" ("Show Me") tipicamente UK degli anni ottanta e come tale costituisce un episodio sicuramente particolare e degno di attenzione. Anzi. Proprio per il suo carattere peculiare e eccentrico e - nonostante i vari riferimenti - una certa freschezza e originalità nei suoni, "Fear On The Corner" è un disco di sicuro effetto e che saprà rispondere ai gusti di una platea differenziata di ascoltatori.

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