Copertina di Scott Walker The Drift
Stronko

• Voto:

Per appassionati di musica sperimentale, fan di sonorità oscure e complesse, ascoltatori di musica d'avanguardia, curiosi di esperienze sonore intense e provocatorie
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LA RECENSIONE

Lacerazioni conturbanti che solcano esperienze al limite del paranoico tendente al satanico
Ma è solo l'inizio: siete pronti a scendere nelle profonde viscere di questa esperienza? Oscuro profeta di altra musica estranea a tempo, spazio e futuro prossimo, questo "The Drift" è opera pregna di esistenza e ad altissimo tasso di allucinazione, come una spugna intrisa di petrolio, carnalità e sudore. Undici anni di attesa per vomitare 10 incubi ossessivi, martellanti, disperati, ululanti, tetri e cupi senza una direzione precisa a dispetto del titolo. Si citano perfino agli spettri dell'Italia andata (Claretta Petacci e Mussolini riesumati in "Clara") in un noise ambientale straniante come trapani elettrici puntati dritti alle tempie, timpani aggrediti come in rituali demoniaci di sabba neri come eclissi di lune, visioni e sonorità dissonanti, vuoti d'aria improvvisi e note basse cantate con sussurri senz'aria.
Disperazione fatta musica.
Più che un canto una disperata richiesta di aiuto, un disperato viaggio verso la perdizione totale.
Ma ancora più giù.
"Jesse" dedicata al fratello di Elvis inizia con vibrazioni piene d'ansia tra giochi di chitarre lancinanti e oscure in controcanto.
Nessuna via di scampo.
Nessuna via d'uscita.
"Cue" ci restituisce un Walker sempre più posseduto e arcaico nella sua presenza demoniaca fuori da ogni controllo.
Non si respira in questo disco.
C'è bisogno di aria ma da qui esce soltanto l'insopportabile tanfo maleodorante di mille aliti pestilenziali senza vita e senza possibilità di redenzione alcuna. Disperatamente affascinante come il magnetismo di un mantra satanico di una setta per pochi adepti senza scrupoli.
Si percepiscono valanghe di sonorità violente e masturbatorie, inframmezzate da cigolii, porte che si aprono, aperture a film immaginari a cui non è dato accesso.
Con "Cossacks Are" si comincia a scavare tra liquami plumbei e materiale inorganico linfa di questo disco dal fascino disperato e arcano, tra ritmi ipnotici sincopati che sorreggono un cantato malato nelle ossa che cuce trame dissonanti sospeso tra echi e suoni d'oltretomba, figli di maledizioni millenarie o antichi sacrifici umani.
Aria, c'è un bisogno disperato di aria. Aprite quelle finestre, miodio! fate entrare un barlume di luce! aprite quei battenti!
Avanti con "Buzzers", uno strano tango in fluttuazioni dodecafoniche disperato e lucido al tempo stesso, culminante in una sorta di vodoo collettivo.
Ancora "Hand Me Ups" la più compiuta come canzone, ma ci si rituffa subito nello stagno di putrescenza sonora con "Jolson and Jones" o la stramaledettissima "The Escape" ("thank you Mr K"): un brano assolutamente devastante senza via d'uscita: sciami, grida soffuse, presenze spettrali, ci portano in luoghi sempre più oscuri trainati su questo carro funebre di disperata ineluttabile angoscia esistenziale.
Chiude "A Lover Loves" che ci fa allentare per pochi minuti il nodo scorsoio del cappio stretto al collo: una ballata apocalitica per voce e chitarra, dove il demoniaco Scott intona una dolentissima nenia apocalitica sulla fine del mondo imminente.
E finalmente l'aria. Il disco smette di frustarmi l'anima e resto avvinghiato a quel poco che mi rimane per interminabili secondi a riflettere sulla vacuità di questa esistenza, spossato e affranto come da molto non mi capitava...
Solo pochi minuti. Poi spalanco le finestre e cerco di far entrare più luce possibile.

Disco devastante: vivamente sconsigliato a chi ha meditato almeno una volta il suicidio.
(Stavolta potrebbe essere fatale).

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Riassunto del Bot

La recensione descrive 'The Drift' di Scott Walker come un'opera intensa e disturbante, ricca di sonorità allucinanti e disperate. Il disco è una discesa nelle viscere di un'esperienza sonora estrema, con brani che evocano angoscia, mistero e ritualità oscura. Nonostante la pesantezza tematica, è considerato un capolavoro in grado di affascinare per la sua forza emotiva e sperimentale. Sconsigliato a chi è fragile emotivamente, l'album lascia un segno profondo.

Scott Walker

Noel Scott Engel (1943–2019) è stato un cantautore e compositore statunitense-britannico. Dalla fama pop con i Walker Brothers passò a opere soliste sempre più audaci, tra baroque pop, avanguardia e colonne sonore. Celebre per la voce baritonale e per album come Scott 4, Tilt, The Drift e Bish Bosch.
10 Recensioni

Altre recensioni

Di  klaus

 I dieci pezzi... sono immersi in un’atmosfera desolante e senza speranza.

 Un inquietante 'pst-pst' eseguito con la voce, vestita solo di una chitarra acustica, è l’assolo finale che il sacerdote Walker concede al suo pubblico.