Questa non è una recensione, ma una petizione:
Detto questo… Mark Kozelek io lo odio.
Lo odio perché ha fatto cose bellissime, e poi ha deciso di punirci tutti con Benji. E l’altra sera, ovviamente, ha suonato una buona fetta di Benji. Un disco che, diciamolo, mi fa cagare: interminabile, prolisso fino alla nausea, pieno di riferimenti a mammà e alla sua prima scopata. Eppure sono andata lo stesso a sentirlo, anche se sapevo, anche se temevo, anche se eravamo in mezzo alla pianura, a un’ora e mezza da casa, anche se era domenica e saremmo tornati a casa tardi.
Mark Kozelek io lo odio. Lo odio perché pensavo fosse antipatico e pieno di sé. E invece no: è impacciato, si scusa, è a disagio. Sbaglia, va fuori tempo, stona, si lamenta della Telecaster che ronza, chiacchiera, cerca l’interazione con il pubblico adorante, imita Bruce Springsteen, rompe l’accordatore e, se fosse veneto, penso bestemmierebbe.
A un certo punto decide chiaramente che non ha più voglia di suonare la chitarra e lascia fare tutto a Ben (il tastierista ungherese degli Amoeba, con cui ha pubblicato un disco), che porta avanti la baracca e si presta al gioco, improvvisando come può. A un certo punto, Kozelek gli chiede pure di provare una canzone di un film che Ben palesemente non conosce. Ci prova, ci rinunciano. Se fosse veneto, penso bestemmierebbe pure lui.
Il concerto è stato un misto di monologhi e dialoghi, richieste del pubblico, recitativi di 12 minuti sulla morte con una frase che ti fa pure ridere, pezzi iniziati e forse finiti.
Un po' lo amo perché ha suonato anche "Carry Me, Ohio", "Have You Forgotten" e "Katy's Song".
Io Mark Kozelek continuo a odiarlo perché mi ha fatto fare un sacco di strada, mi ha fatto cambiare idea, lo rivedrei pure (magari sotto casa) e domani so già che me lo riascolto. Ma Benji proprio no.