Copertina di The Afghan Whigs Do to the Beast
Sebastian82

• Voto:

Per amanti del rock alternativo, fan di greg dulli, appassionati di musica soul e scene indie rock
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LA RECENSIONE


“To me, there's nothing on earth other than women. It's why I get out of bed every morning.” (James Ellroy)
Afghan Whigs. Tredici anni dopo. Il corredo estetico a cui fa ricorso la memoria è da film noir anni quaranta (non a caso Greg Dulli, il bandleader, è avido lettore di Ellroy): una Los Angeles nera e crepuscolare, mozziconi semispenti e un bicchiere vuoto, tiepidi raggi dell’alba a illuminare ciò che resta di una notte consumata nel desiderio e nel rimpianto, il volto di lei a reclamare ancora e ancora una volta il proscenio della mente.                                  
Dulli in questi tredici anni, in realtà non è stato inoperoso e tra Twilight Singers e progetti paralleli (tra cui vale la pena ricordare i Gutter Twins con Mark Lanegan) è sempre rimasto con noi, instancabile Caronte, attore shakespeariano ruffiano e compassato, compagno di sbornie, diva in bianco e nero ritratta nell’istante sublime e straziante del suo inarrestabile declino. Si è  confermato, tra alti e bassi, eccellente interprete di torch songs fuori dal tempo, cantore perfetto di quella sottile linea d’ombra che divide il giorno dalla notte.                                                                             Nel 2001, dopo lo scioglimento dei Whigs e al centro della sua personale stagione all’inferno, si era ridotto a fare il barman; perso in un vortice di droga e dipendenze variesenza toccare la chitarra per un anno. Il video di “Algiers” ce lo restituisce leggermente ingrassato ma non domo, con occhialoni scuri e completo da pappone a confermare l’indole luciferina e  provocatoria del personaggio.Ma veniamo alla domanda che qualunque fan della band di Cincinnati si sarà posto: Ha senso una reunion con 2/4 della band originale e dopo quasi tre lustri di assenza, periodo di tempo in cui il mondo del pop-rock è drasticamente cambiato e non certo per il meglio? Per il sottoscritto la risposta è affermativa. Il  songwriting non è sempre eccelso, forse potevamo risparmiarci senza rimpianti la  tirata hard trash di “Parked Outside” e la bella ma scontata “Algiers” e onestamente anche “Can Rova”, che non  dispiace ma non riesce a imprimersi nel ricordo anche dopo ripetuti ascolti.                                                                         Nonostante questo, il disco regala alcuni tra i pezzi migliori di Greg degli ultimi 10 anni: la ballata soul “It Kills” (“mi uccide vederti amare un altro”) che trascende il dolore dell’assenza, con l’ululato alla Clare Torry di Van Hunt (quasi un coro greco lo definisce Dulli), il crescendo finale della grandiosa “These Sticks” (che all’inizio cita neanche troppo velatamente “Street Spirit” dei Radiohead), gli  Zeppelin ammodernati e virati dance funk di “Matamoros”. “Lost in the Woods” con l’alternarsi di piano-voce crepuscolari e aperture pop solari si conferma un’altra perla del lotto. Ottime anche “The  Lottery” e  “Royal Cream”, che paiono outtakes rispettivamente di “Black Love” e “Gentlemen”, senza raggiungere mai le vette di quei due album epocali.Alla fine dell’ascolto, ci si accorge che i fasti del passato non verranno forse più raggiunti, ma la varietà complessiva e il valore indiscutibile di alcune tracce, ne fanno un lavoro più che dignitoso, lontanissimo dall’effetto amarcord che inevitabilmente grava su operazioni di questo tipo.In un mondo in cui le rockstar (o presunte tali) fanno a gara nel citare questo o quell’artista “cool” del passato, e in cui il buonismo e la morale da due soldi si spreca, come ave maria alla messa delle sei; Dulli non ha consigli da dare e potrebbe far sua quella splendida frase di Nabokov: “Non sono un cane che corre da voi scodinzolando, con una verità in bocca”. 

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Riassunto del Bot

Dopo 13 anni di assenza, The Afghan Whigs torna con "Do to the Beast", un album che mescola rock, soul e funk in un'atmosfera noir. Greg Dulli conferma la sua abilità nel cantare il dolore e il desiderio, offrendo tracce intense e variegate. Non mancano momenti meno riusciti, ma nel complesso il disco si distacca dall'effetto amarcord e risulta un degno ritorno della storica band.

Tracce testi video

The Afghan Whigs

The Afghan Whigs sono una band statunitense associata alla scena rock alternativa degli anni '90. Nelle recensioni emergono come gruppo di Cincinnati capace di fondere ruvidità rock (spesso accostata al grunge) con soul, funk e un immaginario spesso noir, guidato dalla voce e dalla scrittura di Greg Dulli.
18 Recensioni

Altre recensioni

Di  trellheim

 La musica è di quelle che entrano subito sotto la pelle, viscerale, capace di vagare all’interno dell’organismo ospite per squassarlo senza pietà o per accarezzarlo dolcemente.

 Dulli è il cantastorie che ci guida lungo la strada che serpeggia tra perversione, malizia e compulsione, dove una dipendenza diversa da quella strettamente fisica e sessuale diventa una quasi benedizione.


Di  birobiro

 Emozioni che trapassano l’infinito per arrivare dritte al centro dell’anima, ferite laceranti, abissali, che risvegliate provocano estasi e tormento.

 Gli Afghan Whigs sono e resteranno per sempre una delle mie band preferite, un pezzo di storia di tutto il rock americano.