"Per me i Clash sono una delusione, piacciono ai mocciosi dei quartieri bene" Johnny Rotten.

Con trent'anni sul groppone, e quattro recensioni, in questo sito sguazzano ancora dei ragazzini che definiscono "London Calling" un album punk... Ma chi era John Mellor/Joe Strummer? Figlio di un diplomatico, aveva fondato i 101ers, un gruppo di r&b tradizionale, che suonava le cover di Van Morrison e Graham Parker per gli ubriachi da pub. La svolta per Strummer fu quando vide la differenza tra la sua band che "cercava" di piacere a quegli ubriaconi e i Sex Pistols che se ne fottevano altamente imponendo la loro sottospecie di musica.

Fu allora che nacquero i Clash con Joe e Mick Jones che tentavano di tenere il passo dei Pistols al 100 Club senza apparire troppo artificiali. Ed era mica facile, la cosa che non quadrava stava nel fatto che mentre il borghese Strummer ostentava convinzioni socialiste e soffocava l'amore per il buon rock d'annata, il marcio figlio di operai John Lydon, sbucato dalle case popolari di Finsbury Park, senza avere neppure l'idea di cosa significasse cantare, starnazzava invece che destra o sinistra per lui era tutta merda uguale.

Insomma dopo aver giocato a fare i Sex Pistols per un paio di anni, Strummer e Jones finalmente liberi da quella sorta di confronto latente con quella band di pazzoidi che si autodistrusse durante il tour americano del 1978, poterono mettersi al lavoro per evitare di essere cacciati a calci in culo dalla CBS non avendo in classifica nessun disco. Affittarono un garage vicino al Vauxhall Bridge e iniziarono le loro sessions come sette anni prima avevano fatto i Rolling Stones in quella villa miliardaria nel Sud della Francia. E ne tirarono fuori il miglior doppio album di un gruppo inglese dai tempi di "Exile on Main Street".

Ma "London Calling" non è più un disco punk, i Clash vogliono dimostrare di saper suonare OGNI TIPO di musica, il materiale elaborato in quel garage è talmente vasto che il produttore Guy Stevens (da notare: già aveva lavorato con Mott the Hoople e Traffic) dovette fare gli straordinari per mettere un po' d'ordine quando il gruppo si presentò per le registrazioni ai Wessex Studios. A lui si deve una versione zozza e anfetaminica di un vecchio r&b di Vince Taylor come "Brand New Cadillac" e l'inserimento dei fiati degli Irish Horns (in un disco dei Clash!!!) in tutte e quattro le facciate del doppio album, venduto alla fine del 1979 al prezzo politico di cinque sterline.

Fiati nello swing di "Jimmy Jazz" introdotta da un fischiettino da jingle pubblicitario. Fiati nello ska di "Rudie can't fail" nel quale le voci di Strummer, che tendeva sempre ad urlare, di Jones, che era alquanto modesta, e di Simonon che non sapeva cantare, sono davvero micidiali nell'alternarsi per poi unirsi in coro. Fiati ancora nell'altro stupendo reggae "Revolution Rock", dove le tastiere del bravo session man Micky Gallagher danno un tocco calypso da spiaggia caraibica. E' ancora il suo pianoforte che dà un tono a "Chard Cheat" altrimenti persa in un pomposo accompagnamento fiatistico (di nuovo!) alla voce...sfiatata di Mick Jones. Indovinate quali strumenti impazzano nello ska "Wrong ‘Em Boyo", che riprende un classico della tradizione nera alla Stagger Lee? E non è pure strabordante di fiati il magnifico arrangiamento (con un grande assolo di sax!) di "The Right Profile", condotta dalla voce impastata di Strummer che ci racconta come il suo attore preferito, Monty Clift, fosse un drogato perso? Scommetto che adesso quei ragazzini spazientiti di cui sopra cominceranno a chiedersi : "...allora dove cazzo è il punk?"

Non di certo nel poppettino di "Lost In the supermarket" dove la voce di Mick Jones si aggira smarrita tra gli scaffali senza sapere cosa fare mentre i Deviants di Mick Farren quello stesso supermercato l'avevano proletariamente saccheggiato appena dieci anni prima (Let's Loot the Supermarket) . E nemmeno nell'epica e romanticamente politica "Spanish Bombs", con lo stupendo intreccio delle tre voci all'assalto anarchico della guerra civile. E poi è forse punk il reggae apocalittico di "Gun of Brixton" con Paul Simonon che mette fuori una voce stonata e incerta che in quel brano non cambieresti con quella di nessun altro?

No, aspetta: in "Working for Clampdown", dopo la strana introduzione con l'hammond di Micky Gallagher, la batteria di Topper Headon (grande prestazione la sua in questo disco prima di essere cacciato per inaffidabilità da dipendenza da eroina) pare martellare il ritmo giusto e Strummer gonfia le vene del collo contro i governanti corrotti. "Death and Glory" e "Koka Kola" mettono ancora le chitarre in evidenza assieme al secco drumming di Topper, mentre il cantato straccione di Joe rimanda a quell'epoca marcia che per i Clash sembra lontana secoli quando invece sono passati appena un paio di anni.

E l'attacco della title track, marzialmente ripreso dalle trasmissioni dell'alfabeto morse con la sigla del BBC World Service, non è forse punk nella sua dilaniata visione di una Londra avvolta nella nebbia che sarebbe metaforicamente calata con l'elezione della Tatcher nel maggio 1979? Una sciagura per Strummer che ulula la sua disperazione per il fallimento del vecchio socialismo laburista e che attraversa l'album come un senso di catastrofe immanente : "...ti hanno dato tutto l'occorrente per bendarti la mente..." (da Four Horsemen).

E non è punk anche la copertina con la grafica scopiazzata da un vecchio disco di Elvis Presley che teneva ben alta la chitarra? Ma stavolta la fotografia di Pennie Smith immortala Paul Simonon che fracassa il basso al suolo durante un concerto al Palladium di New York. Tralasciando che l'avrà visto fare decine di volte da un vecchio rockettaro come Pete Townshend, pare che volesse solo fare impressione su una bella gnocca come Debbie Harry dei Blondie che era in prima fila...

Già, è proprio punk questo disco!

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