Una cosa è certa, gli Smashign Pumpkins sono tornati, senza sè e senza ma.
"Zeitgeist" finalmente ci ripropone (a differenza di "Mary Star of The Sea" e "The Future Embrace", ultimi 2 lavori di Corgan), con toni e soluzioni diverse rispetto al passato, quella rabbia più feroce e la dolcezza più infantile che rappresentano una peculiarità nell'anima degli Smashing Pumpkins.
Interessanti anche i testi, con Corgan che sembra voler fondere una dimensione privata con quella pubblica, un mondo alla rovina dove tutto si mercifica, dall'amore a ciò in cui si crede, fino anche all'immagine di una band, gli Smashing Pumpkins, morti e sepolti dalla loro stessa immagine.
L'inizio è prorompente, "Doomsday Clock" è un pezzo che cresce ad ogni ascolto, il riff cupo e il testo apocalittico preparano il campo alle intenzioni di Corgan, che sembra aver ritrovato una proficua via d'ispirazione. I padroni del mondo ci portano alla morte relegandoci dietro giorni di solitudine, la fine del mondo è nei nostri cuori che battono ancora (I they're bound to kill us all...when will they ever stop? ...the doomsday clock thiking in my hearth not broken).
"7 shades of Black" prosegue sulla stessa falsasariga, ritmo incalzante (mi ricorda beginning is the end is the beginning) per costruire l'imagine dell'uomo del nuovo millennio: I want you bad and without peer and without fear, per poi rimanere definitivamente soli: I'm without anyone at all.
"Bleeding the Orchid" a mio avviso è il capolavoro dell'intero album. Un dark aggressivo e malinconico, qui c'è tutta l'anima dei migliori Smashing Pumpkins. La riflessione di Corgan va su ciò che rappresenta oggi la band, di nuovo sulla scena con tutti i sogni e le speranze salvate dal passato: so here we are upon your stage, the laughts we shared, the dreams we saved, we're bleeding the orchid. Perfetta.
"That's the way (My Love is)" riprende le sonorità tipiche di Machina, ritornando in una dimensione più intima. In un mondo privo di senso, senza niente in cui credere l'amore può rappresentare l'ancora di salvezza, come un'età che sta per arrivare (I feel a coming age now), un sole che sorgerà (a certain sun keep rising on my belief in you), un sogno, una speranza da cui ripartire.
"Tarantula" rappresenta la voglia di rifugiarsi in questo sogno che è l'amore (I don't wanna fight, every single night, everything I want is in your eyes). Per la prima volta i toni diventano allegri, ma è una felicità inquieta, basta chiudere gli occhi e il male riappare (then close your eyes you'll see the angel dust). I due amanti sono le rovine della società in una società che non sa amare ma sa fingere sorrisi e felicità per mascherare il suo male, sanno di essere soli per questo (I don't wanna be alone). Il verso finale è una presa di coscienza (If it's a white hot soul they want, then a black heart they'll get).
"Starz" esalta con un ritmo quasi da marcia la forza di lottare degli uomini che sanno amare, immortali, senza paura. Un inno al coraggio, all'impegno, stelle che sanguinano, stelle che brillano, voler e saper soffrire per riacquistare la propria libertà. L'urlo conclusivo (we are free) sembra preparare il campo all'ineluttabile.
"United States" potrebbe essere la "Silverfuck" o la "X.y.u." di "Zeitgeist", ma a mio modo di vedere è superiore per i profondi significati e per il clima di tensione che riesce a creare. I riff cupi che si alternano a cavalcate isteriche, gli assoli inascoltabili, le urla di Corgan come echi sembrano creare un panorama solo sognato, una prospettiva auspicata ma irrealizzabile: la rivoluzione. Cosa mi faranno quando scoppierà la rivoluzione, cosa vi faranno, chiede Billy. Il pezzo esplode letteralmente alla fine, come una sommossa in fieri stridono le urla di Corgan per una rivolta che può essere culturale prima che cruenta (do you wanna watch me die??, let me do something good, let me prove something real like I should, ledt me embrace every single living thing, let me be every single moment I ever misunderstood).
"Neverlost" ritorna sulla terra, sulle speranze tradite e quelle ancora in piedi. Una bellissima ballad per ricordare che "if you'love you'll find certain truths left behind". Ancora una volta può rappresentare l'unica ragione per affermare di non aver mai perso una guerra, una rivoluzione, un ideale (I lost my place, I never lost, there's no disgrace in falling me). Stupenda.
"Bring the Light" vuole quindi ripartire dai rapporti personali, per non sopravvivere soltanto, ma per essere vivi. L'album riprende quota, il ritmo e i riff ricordano i Queens of the Stone age di "Song for the Deaf".
"Come on Let's go", pezzo in cui si sente l'infausto passaggio Zwan solo nella parte iniziale. Il tono complessivo è molto più aggressivo e il finale è semplicemente stupendo. "C'mon let's go" è il secondo invito a cambiare il mondo, una nuova rivoluzione proposta dopo quella di united States, il finale la ripropone con riff simili ma con significati diversi. Questa volta l'unica rivoluzione proposta è l'amore (I wanna love!).
"For God and Country" segna invece il fallimento totale in un clima di totale sterilità e indifferenza reso alla grande nella versione elettronica dell'album (It's too late for some, for what'you've done, for everyone). Corgan sembra arrendersi (I can't help what I divide in you) e si arruola nell'esercito della massa che difende la propria patria e il proprio Dio alla ricerca di nuove reclute. Inquietante.
"Pomp and circumstances" rappresenta la classica chiusura di album per i Pumpkins, ricorda una "Daydream", una "Sweet Sweet" o "Farewell and Goodnight", insomma la canzonetta che Corgan ama porre alla fine dei suoi lavori come un saluto piacione ai propri fans. La melodia è semplice, l'arrangiamento merita attenzione.
I Pumpkins si congedano (torn, broken and frayed...war, sunshine and grace) prendendo atto della loro sconfitta, con dolcezza.. e un assolo.
Corgan ormai si crede un messia, in realtà è un artista finito.
Disco che sembra tutto uguale, e mancano spunti di creatività.
Questo "Zeitgeist" è quanto di più insulso, monotono e falso ascoltato da anni.
Se ne fosse salvata una di canzone!!!!!
Corgan sembra essersi concentrato di più sulla propria voce e forse proprio questo ha fatto sì che perdesse in spontaneità.
Più che delusione si prova solo rassegnazione.
Dimenticate che questo disco è una cagata pazzesca... dopo il quarto/quinto ascolto capirete che non è così.
Il suono di questo album, fatto di chitarre heavy e batterie epilettiche, vi permette raramente di pensare che il mondo sia un posto bellissimo.
"United States", quasi dieci minuti di delirio sonoro che alzano la qualità di questo ritorno.
Rumoroso, grezzo, distorto, poco melodico, spigoloso e per nulla consolatorio, diverso dai precedenti album.