Premetto che come tanti autorevolissimi "colleghi" di questo bel sito, non sono un critico musicale e nemmeno so accordare una chitarra come si deve... Per questo motivo quello che scrivo è frutto delle mie sensazioni personali.
Detto ciò passiamo all'analisi (breve) di questo noioso lavoro, frutto di 5 anni di ripensamenti e scarsità di idee. Partiamo dalla prima canzone "No Line On The Horizon" che dando il titolo all'album ci si aspetta che sia il pezzo trainante (mia pura constatazione). Ma purtroppo non è una "Wish You Where Here" e nemmeno un altro "The Unforgettable Fire", ma una canzone che ripete degli "ohh ohh ohh ohhh" inutili e che invece di esaltare la voce di Bono ci fanno rendere conto che Bono di voce non ne ha (purtroppo) più! "Magnificent" la seconda traccia, è piacevole e con una melodia degna degli U2 "tradizionali". La magia si ferma già alla terza traccia "Moment Of Surrender" e si placa totalmente nella bruttissima "Unknown Caller" con i soliti "oh oh oh oh oh" che a questo punto del cd viene voglia di trasformarlo in un frisbee taglia puffo... "Get On Your Boots" è penosa sia nel tentativo di pubblicare un "genere" nuovo per gli U2 sia per il tentativo di Bono di cantare a squarciagola come una volta.
Inutile continuare e umiliare uno dei gruppi migliori degli anni '80 e '90. Anche se Bono e The Edge continuano a ripetere che il loro ultimo lavoro è sempre il migliore di tutti, sarebbe meglio ammettere che la creatività è finita e che forse è meglio non fare più nulla. Oppure stupire tutti con qualcosa di veramente diverso senza strafare (magari anche un bel disco tradizionale con chitarra-basso-batteria-voce). Peccato, il ventunesimo secolo per gli U2 non è ancora arrivato!
Il disco c’è e la sufficienza è meritata.
Le sperimentazioni e alcune trovate di Eno sono riuscite e la band è in forma.
Il Fuoco Indimenticabile non si è ancora spento ... è ritornato ad ardere maestoso come da anni ormai non accadeva.
Unica nota stonata il primo singolo, 'Get On Your Boots', che non riflette la qualità e l’atmosfera del resto del disco.
Un album di Gran Mestiere e di leccamento di suoni, ma senza quei particolari picchi di genialità o energia.
Mai titolo è stato azzeccato, che tradotto sommariamente suona come: 'Niente di nuovo all’orizzonte'.
Probabilmente siamo di fronte al miglior materiale di studio della band dai tempi di 'Pop'.
Il pezzo 'Fez - Being Born' è una perla con sound studiato alla perfezione e melodia sapientemente plasmata sulla vocalità di un Bono ovviamente non più ventenne.
Perché, volenti o nolenti, la musica degli U2 ormai è musica classica.
Un disco di specchiata onestà, tutto con uno standard alto pur senza vette di assoluta perfezione.