In occasione dell'uscita di ogni nuovo album degli U2, è difficile non farsi assordare dal chiasso mediatico che si viene a creare tra televisione, radio, web e quant'altro.
Aggiungiamoci pure che il lasso di tempo intercorso fra questo "No Line On The Horizon" ed il precedente (appena sufficiente) "How To Dismantle An Atomic Bomb" è stato il più lungo della quasi trentennale carriera del gruppo di Dublino, ed il gioco è fatto. Il singolo scelto per il lancio, "Get On Your Boots", è una sorta di "Vertigo" parte seconda, e non è stato favorevolmente accolto dai fan, nonostante buona parte della critica l'abbia ritenuto il più valido di quelli proposti dalla band negli ultimi nove anni. Insomma, tanta carne al fuoco ed occhi puntati su Bono e soci.
Ma il disco? Diciamo subito che probabilmente siamo di fronte al miglior materiale di studio della band dai tempi di "Pop"; nel tessuto sonoro della musica proposta dai quattro irlandesi si percepisce una tensione ed una profondità espressiva che sembravano ormai irrimediabilmente compromesse.
L'attacco con la titletrack, fra chitarre e sintetizzatori, un Bono in forma vocale stellare (c'è da tenere conto che il vecchio Paul viaggia ormai verso le 49 primavere) e l'inconfondibile griffe di Brian Eno, è quanto di meglio ci si possa aspettare, e la successiva "Magnificent" (secondo singolo) sarà molto probabilmente l'ennesima aggiunta al carniere dei classici del gruppo. "Moment Of Surrender" ed "Unknown Caller" formano un'accoppiata all'insegna del groove e dell'atmosfera (più convincente la seconda, uno dei migliori episodi dell'lp). "I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight", altra papabile smash hit, vanta un'insolita (per gli U2) collaborazione, quella di Will. I. Am. dei Black Eyed Peas, che si piazza alle manopole assieme al solito Steve Lillywhite e co-produce il pezzo con il minimo di invadenza possibile, facendolo suonare come una classica canzone alla U2. Una mosca sulla sabbia, insomma. "Stand Up Comedy", invece, è forse l'episodio meno valido dell'album, e fa troppo riferimento alle atmosfere della precedente studio release.
Discorso a parte merita una perla del caibro di "Fez - Being Born": sound studiato alla perfezione e melodia sapientemente plasmata sulla vocalità di un Bono ovviamente non più ventenne. Il pezzo è stato registrato nelle sessions marocchine, e si sente. "White As Snow" e la splendida chiusura "Cedars Of Lebanon" abbassano i toni sino a renderli sussurrati, nel mezzo vi è piazzata una "Breathe" che invece alza volume e ritmo.
Un ritorno di livello, "No Line On The Horizon", che in molti non si aspettavano. E i "ragazzi" di Dublino hanno già annunciato il nuovo lavoro in studio, "Songs Of Ascent", ed il relativo (probabile) singolo apripista, "Every Breaking Wave". Il tutto atteso entro la fine di quest'anno.
Da un disco ogni cinque anni a due in dodici mesi: rinascita artistica appena iniziata per Bono e soci?
A voi l'ardua sentenza...
Tracce chiave: "Magnificent", "Unknown Caller", "Fez - Being Born", "Cedars Of Lebanon"
Il disco c’è e la sufficienza è meritata.
Le sperimentazioni e alcune trovate di Eno sono riuscite e la band è in forma.
Il Fuoco Indimenticabile non si è ancora spento ... è ritornato ad ardere maestoso come da anni ormai non accadeva.
Unica nota stonata il primo singolo, 'Get On Your Boots', che non riflette la qualità e l’atmosfera del resto del disco.
Un album di Gran Mestiere e di leccamento di suoni, ma senza quei particolari picchi di genialità o energia.
Mai titolo è stato azzeccato, che tradotto sommariamente suona come: 'Niente di nuovo all’orizzonte'.
Perché, volenti o nolenti, la musica degli U2 ormai è musica classica.
Un disco di specchiata onestà, tutto con uno standard alto pur senza vette di assoluta perfezione.
"La titletrack è uno dei più bei motivi che il gruppo irlandese abbia mai scritto."
"'Cedars Of Lebanon', dove una leggera melodia si unisce alle bellissime parole del testo in cui Bono si immedesima in un cronista di guerra."