Copertina di Alexander "Skip" Spence Oar
Lewis Tollani

• Voto:

Per appassionati di musica psichedelica, fan di folk e country, cultori del rock anni '70, amanti delle biografie musicali e dei dischi d'autore underground.
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LA RECENSIONE

L'urgenza di esprimere la solitudine?

"Oar" è pura poesia, composta di tante piccolissime luci nere, che scandaglia nel profondo della notte il sentirsi soli; quando tutto quello che ci circonda sembra volerci essere estraneo, circondati soltanto da noi stessi.

Spence esce un po' frastornato dalle esperienze con Jefferson Airplane e Moby Grape, con i quali ha collaborato nel 1967 e nel 1968, presenze tanto ingombranti da portarlo ad estraniarsi da tutto ciò che era il caleidoscopico mondo della Frisco psichedelica. A me piace immaginarlo solitario vagare per il deserto del Nevada in cerca di sciamani e illuminanti visioni; un po' come un dimesso Jim Morrison, derelitto nell'attendere invano alla fermata dell'autobus blu, disperarsi nel non trovare l'agognato serpente da cavalcare? rimanere sempre più estasiato dal silenzioso fresco dell'immensa notte di vento e sabbia, come lo stanco cow-boy che si riposa accanto al fuoco con la sola compagnia della sua chitarra.

Il disco trasuda di una tempesta di parole, acquietate nel flusso di arpeggi morbidi e malinconici, attraversare decenni di tradizione americana con il country ad ammorbidire il blues ed il folk a fondersi con reminiscenze psych. Skip descrive gli impercettibili cambiamenti del profilo delle linee di sabbia, la preziosa anima liquida contenuta nell'ispida corazza del cactus, il tranquillo incedere maestoso dello scorpione e quello più nervoso e suadente del serpente? descrive una serie quasi infinita di cuori spezzati ed amori impossibili, fino a perdersi nel misticismo che lo porta sulla "Dixie Peach Promenade (Yin For Yang)" o all'interno dei suoi continui trip distorti "Grey/Afro".

Troppo dimenticato per essere vero e troppo vero per essere dimenticato, Alexander ?Skip' Spence rimane nel suo privato oblio fino in fondo, preparandosi alla rinuncia del mondo e delle sue distorsioni, così come sta avvenendo nel tetro e lugubre paradiso all'interno della mente di Roger Keith "Syd" Barrett; al quale spesso viene accostato.

Folle, tenero e visionario?

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Oar', l'album solitario e visionario di Alexander 'Skip' Spence. Il disco esplora la solitudine attraverso un mix di country, blues e psichedelia, risultando un'opera poetica e profonda. Skip Spence emerge come un artista tormentato ma genuino, spesso paragonato a Syd Barrett. L'album è descritto come un viaggio emotivo e mistico dal sapore amerindiano e psichedelico.

Tracce video

01   Little Hands (04:25)

02   Cripple Creek (02:16)

03   Diana (03:32)

04   Margaret - Tiger Rug (02:16)

05   Weighted Down (The Prison Song) (06:26)

06   War in Peace (04:06)

07   Broken Heart (03:30)

08   All Come to Meet Her (02:04)

09   Books of Moses (02:41)

10   Dixie Peach Promenade (02:53)

11   Lawrence of Euphoria (01:30)

12   Grey / Afro (09:35)

Alexander "Skip" Spence

Musicista canadese, chitarrista, cantante e autore. Batterista nei primi Jefferson Airplane e poi fondatore dei Moby Grape; nel dicembre 1968 registrò a Nashville il suo album solista Oar, pubblicato nel 1969, oggi considerato un classico di culto del folk psichedelico.
03 Recensioni

Altre recensioni

Di  supersoul

 Il disordine della voce sommessa serpeggia nei nove minuti di 'Grey/Afro'

 'Little Hands', un capolavoro folksy da ascoltare seduti attorno al fuoco che tiene lontani i coyote nella notte stellata.


Di  paolofreddie

 Oar è l’opera di un genio che, probabilmente, non sapeva di esserlo.

 Con quella sua ugola, Spence sapeva come emozionare, tirar fuori l’anima, profonda e semplice.