Da avere per chi segue la letteratura weird europea! di più
Capolavoro! Comprate la versione che racchiude le 2 diverse versioni. di più
Un album di cover intrigante. di più
Uno sperimentatore a 360 gradi. di più
Un ottimo inizio per chi voglia conoscere questa band! di più
Imprescindibile per chi segue la musica di avanguardia italiana. di più
Il tesoro nascosto della letteratura fantastica francese. di più
Musica ambientale per viaggiatori cosmici. di più
Il miglior romanzo weird italiano? di più
Magnifici di più
pezzo semiacustico non eccezzionale un riempitivo buono come facciata b di più
grande pezzo...siamo nel 71 in italia si ascolta claudio villa
questo pezzo ha un bel tiro di più
Discone che mi piace (quasi) quanto "Phenomenon", di una band che si conferma saldamente tra le più accattivanti e valide della scena rock/hard anni '70. Il terzetto iniziale è semplicemente irresistibile e ci sono poi altre canzoni di gran marca, la ballad "Belladonna", la mia preferita "On With the Action" coi suoi toni grandiosi e "epici" nel senso meno tamarro del termine e la conclusiva "Martian Landscape" (che rende anche onore al nome della band, eh), tutti bellissimi brani, molto ispirati. La definitiva aggiunta di pianoforte e tastiere varie è graditissima e aggiunge un tocco ottimo di varietà ed espressività al suono della band; suonate su questo disco (il disco con i due primati in copertina) da Danny Peyronel, fungono da spalla perfetta alla centralità della chitarra di Schenker e marchiano con decisione un buon numero di canzoni, alcune delle quali sfiorano proprio il piano-rock (vedi "Highway Girl" ad esempio, altra gran canzone), altre, come "Belladonna", ne risultano elegantemente arricchite. Mogg tira fuori due-tre performance molto belle, Schenker tira fuori un par di momenti da fuoriclasse in un paio dei succitati brani e Peyronel contribuisce notevolmente come autore o co-autore ad alcuni dei pezzi più riusciti di "No Heavy Petting". Gran disco davvero, piaciuto molto. di più
Il black metal nella sua forma più eterea e trascendentale. Two Hunters, il mio disco preferito del genere, riesce sempre a congelarmi con le sue atmosfere uniche ed irripetibili. di più
Stefano Musso è il guru della musica ambientale in Italia. di più
Boh, qualche canzone bellina ce l'hanno... Però sono a dir poco disgustosi e hanno proprio un cantante di merda. di più
Disco splendido e purtroppo uno dei loro meno considerati e più sottovalutati. Composto in un momento di forte tensione nella band, ne assorbe i nervi tesi e nelle canzoni resta un velo di cupezza, di maggiore oscurità che avvolge le loro tipiche trame melodiche, tra l'altro qui particolarmente ispirate, avvertibile soprattutto in alcuni brani, con l'opening capolavoro "Feeling Gravity Pull" come manifesto di questo mood e della gran musica che i 4 georgiani ne hanno tirato fuori (come spesso accade nell'arte, dalle crisi escono opere di grandissimo valore artistico). E come si apre con una canzone capolavoro, si chiude allo stesso modo, con la struggente malinconia della melodia-killer di "Wendell Gee", una delle mie preferite del loro vasto repertorio, che segue la quasi altrettanto bella "Good Advices". In mezzo una sequenza di canzoni bellissime sparate senza sosta nelle orecchie, con la loro consueta delicatezza e quella punta di "tensione" in più che adoro di questo disco ("Life and How to Live It", la favolosa "Auctioneer"). Ma gli altri due capolavori per me sono "Driver 8" e "Green Grow the Rushes", imperdibili diamanti nella produzione R.E.M. di più
"Reckoning" è uno dei dischi dei R.E.M. che ho digerito più lentamente, per parecchio tempo ha continuato a colpirmi molto meno di altri loro lavori, poi è scattata la scintilla. Bello è bello, insomma, anche se resta schiacciato tra due loro dischi che personalmente adoro, quali sono "Murmur" e il sottovalutato "Fables..." e rispetto ai quali continua a piacermi meno ma parliamo di un "meno" parecchio relativo. Le canzoni belle, assai, sono molte, tra jinglejanglate da antologia ("7 Chinese Brothers") azzeccatissimi ritornelli killer ("Don't go Back to Rockville") straordinarie fusioni tra il loro classico melodismo e il sound della ballad-acida anni '60 nell'ennesimo personale omaggio ai vecchi padri in "Time After Time (Annelise)" (la chitarra di Buck, qui, è meravigliosa), la lenta, pacatissima, malinconia di "Camera" e altri gioiellini sparsi vari ("Letter Never Sent" per dirne una). Pur non considerandolo uno dei loro capolavori, resta un disco validissimo dalle cui parti tornerò con maggiore frequenza, in futuro. di più
Apprezzo il suo essere solitamente diretta, il suo cantarle in faccia come nessuno ha il coraggio di fare, così come il suo modo di narrare alcuni fenomeni. Spesso però cade nella retorica del politicamente corretto e del nazi-femminismo, contribuendo attivamente in prima persona ad alimentare il fenomeno, rendendolo sempre più patetico e ridicolo, lì mi comincia a scadere. di più