Uno dei miei dischi preferiti dei Purple, diciamo da medaglia di legno, immediatamente dopo il podio. C'è variabilità stilistica e parecchia fantasia, oltre che guizzi di ispirazione melodica da brividi. Due capolavori, pur muà: la title-track, che rientra tra i loro hard-rock perfetti, e "Fools" che è uno dei brani migliori che Nerodipiù, Lord, Glover e compagnia abbiano mai composto, splendidamente varia, con quegli "stop and go" bellissimi, la struttura hard-rock-blues del cantato l'intro delicato e il solo centrale di Blacky (uno dei più belli ed evocativi del suo repertorio, di grande dolcezza melodica, dal tono quasi sacrale, o tra il sacrale e l'antico menestrello-elettrico però- e sappiamo che Blacky ci sta in fissa con certe cose), da brividi. Per il resto il livello medio dei pezzi me lo fa preferire al successivo, oltre alla maggior varietà (le atmosfere un po' esotiche-psych della bella "The Mule", e che Lord sia benedetto, il rock-blues classico ma con altro inserto più rallentato-melodico di Nerodipiù in "No No No" e persino "Anyone's Daughter", altro esperimento lontano dalle principali coordinate della Marco Due, ma che io considero un divertissement gradevolissimo). Gran disco davvero, l'unica cosa che fa schifo qui è la copertina... di più
Il lato acustico (e folk) dei Tortoise.
Gradevoli, ma non essenziali. di più
Compongono brani accattivanti e diretti in chiaro stile AOR ma si distinguono dai colleghi perché li arricchiscono con soluzioni di chiara estrazione progressive, quest'ultime così massicciamente presenti da mettere quasi in discussione il loro status di band AOR; fanno breccia su entrambe le fazioni, piacciono ai veri rocker così come ai proggers. di più
Dopo l'Uomo e prima di Dio c'è la loro musica di più
Roba per super-maniaci dei Genesis ultra-completisti compulsivi. Nel primo disco, in mezzo a brani dei quali non mi frega ungrandissimocazzo e pure qualche, ovvia, schifezza aggressiva (l'odiosissima "Peiperleitdemmerda") c'è tuttavia qualche chicca interessante, la maggior parte delle quali provoca bestemmie pesanti per il mancato inserimento in dischi del cazzo che, con loro e senza qualche puttanata in eccesso sarebbero stati quantomeno album dignitosi... Visible Shit in primis. Immaginatevi quella vergogna di disco con un paio di canzoni delle sue in meno e con dentro "Feeding the Fire" e "Do the Neurotic", soprattutto quest'ultima, un buon strumentale, incredibilmente SUONATO (visto che manco quello gli andava di fare), divertente, appassionante, porca vacca ma allora anche nell'86 hanno registrato musica decente (non che siano chissà quali capolavori, però son belline). Interessanti anche le "Naminamu/Submarine" che avrebbero dovuto comporre una suite con "Dodo/Lurker" su Abbacabbo. Nel secondo disco vari brani live di qualità mostruosamente schizofrenica (si va da un gioiello come "Ripples" alla stradannata regina delle #illegalsongs) e quindi del tutto inutile (ci sono altri live/bootleg che contengono le stesse canzoni). Nel terzo altri brani live inutili e almeno un'altra bella chicca: "Open Door" di Rutherford, sessioni del 1980, una delle sue migliori canzoni, quando il suo melodismo era dolce senza sconfinare nel troppo sdolcinato. di più
Bel rappresentante del romanticismo nostrano. Con Giulio ha scritto belle cose. Mi dispiace per la sua vicenda privata, ma resta un bravo cantautore. di più
Quando gli inediti sono meglio di certi originali di più
Great Band o Ghost Band?
Ai posteri l'ardua sentenza di più
A mio parere uno dei migliori album del XXmo secolo di più
Coldstronzi, che più stronzi non si può.
Che facce da cazzo che hanno! di più
AOR buono ne abbiamo? di più
Il rock non è arte ma solo espressione della miseria e depravazione umana di più
Troppo inutili e insignificanti per essere definiti. di più
Vasco Stronzi, più Stronzi di così non si può! di più
I migliori! di più
Insieme ai Maneskin, il più grande. di più
Il migliore! di più
Quella latrina che Putin vuol rimettere al mondo di più
Terzo romanzo della trilogia dell'Amico Ritrovato, che è a tutti gli effetti una prosecuzione del primo racconto: Hans - che in questa versione si chiama Simon Elias -, ormai invecchiato e disilluso, ritorna nella città d'origine e s'incontra con i vecchi compagni di classe che recano ancora, sotto i modi e le formalità cortesi, i germi del nazismo. Per me vale un po' lo stesso discorso di 'Un'anima non vile' sinceramente: è un "sequel" di cui onestamente non si sentiva il bisogno considerato che già L'Amico ritrovato terminava con l'amara riflessione di Hans adulto che aveva come auto-rimosso gli anni trascorsi in Germania e i ricordi legati a questi; questo racconto non fa che espandere questa tematica ma il risultato secondo me è francamente retorico, a tratti ripetitivo. Lo ripeto, punto di forza dell'Amico ritrovato è proprio la sua sinteticità: in poche righe toccava adeguatamente tutte le tematiche presenti e l'essere un racconto così breve - quasi a simboleggiare la caducità del rapporto di amicizia distrutto dal Nazismo - garantisce un impatto emozionale non indifferente. "Less is more": i due racconti successivi probabilmente sono stati utili solo a Uhlman per esorcizzare i traumi del proprio passato. di più
Caruccia questa rilettura delle vicende de 'L'Amico ritrovato' dal punto di vista di Konradine, ma a mio parere rimane qualcosa di fondamentalmente inutile, niente più che una (prescindibile) appendice del commovente racconto originale. Il problema secondo me è che Hans e Konradine dal punto di vista caratteriale e intellettuale sono praticamente sulla stessa lunghezza d'onda, quindi anche le sensazioni ed emozioni rievocate da Konradine in merito all'amicizia con Hans e i felici mesi di scuola trascorsi con lui sono praticamente le stesse dell'amico, il che rende questa novella nient'altro che una pallida imitazione dell'originale. Persino la tematica del rimorso data dalla sua posizione scomoda - figlio di nazisti con un migliore amico ebreo - che sarebbe il "contenuto inedito" appare ridondante, essendo comunque percepibilissima già nell'Amico ritrovato. Non so, secondo me è uno scritto che non aggiunge nulla al materiale di partenza e, anzi, non fa che rimarcare la sua incisività e bellezza. di più