nella media di più
Più che un trio: un Trifoglio. di più
Mark Sandman e i suoi soci ci hanno lasciato un monumento vero e proprio ("Good") e due capolavori ("Cure The Pain" e "Yes"). È sicuramente la band che più mi ha sorpreso degli ultimi 30 anni della storia della musica rock e senza molti dubbi una delle migliori di tutti i tempi. di più
L'intro con "Ramble Tamble" fa capire subito due cose: I Creedence Clearwater Revival stanno facendo sul serio; la maturità di questo gruppo fenomenale. Disco superlativo, poco più di 40 minuti di spettacolo puro. di più
Una delle migliori band di tutti i tempi, inimitabili, senza ombra di dubbio. Sfornavano sempre capolavori, uno in particolare rimarrà eternamente nella storia, Cosmo's Factory. di più
Chitarrista con i contro-cazzi in una delle migliori band di tutti i tempi. Spaziale. di più
Capolavoro assoluto per i Jefferson Airplane, che chiudono con il botto un ciclo di album irripetibili e assoluti. "Hey Friedrich" rimane la pietra miliare del disco di più
"George Best" e "Bizzarro" sono lavori poco conosciuti e sottovalutati, band su cui discutere più spesso. di più
Il miglior attore di tutti i tempi. di più
Mah io non capisco tutto sto attaccarlo. E' un bravissimo cantante e buon bassista, anche se a volte strizza un po' troppo l'occhio al suo mito Sting. Che poi il genere non piaccia è un'altra questione ma per me c'è moooolto di peggio in giro, specie al giorno d'oggi. di più
I Can sono la dimostrazione vivente che i Crucchi sanno suonare rock da Dio. "Tago Mago" rimane sempre una delle massime vette della storia del rock. di più
L'ossessione eterna di hjhhjij, e sta anche per diventare la mia...inizio a preoccuparmi... di più
Probabilmente il peggior regista di sempre di più
Una carriera tra alti e bassi, tra filmetti non troppo impegnati e ruoli tipici USA (l'eroe di guerra belloccio & company insomma) , poi ha tirato fuori da regista i coglioni e ne sono venuti fuori tre film coi controcazzi, efficaci, diretti, che hanno stupito tutti.
Chapeau. di più
Semplice, eterno amico dei disadattati, dei clochard, un pò un Guccini in salsa più melanconica e drammatica, l'ho rivisto in qualche intervista, sdentato, con quei quattro capelli rimasti, nel suo maglione lanoso, un uomo qualsiasi un pò trasandato, qua è adorabile per la sua semplicità Intervista a Claudio Lolli.
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La leggenda della montagna di botox.
Passato dall'essere il classico barcarolo rompicoglioni innamorato e sognatore (con look a volte imbarazzanti, qua Falcao non sa se ridere o trattenersi Ingrandisci questa immagine ) ad un agglomerato di punturine, creme per la pelle e i leitmotiv che ci hanno stracciato la prostata.
Lassativo come pochi, efficacissimo. di più
I figli delle maiale, mai cagati dai fan del grunge e dalle ragazze finto - rock - alternative che lodano i soliti AIC, kurt cobbbbbein & company e ignorano queste band solo perché composte da maiali puzzolenti e figli di puttana.
Bah. di più
Pazzoide egocentrico borioso e arrogante che dopo un buon album con proposte interessanti ha raggiunto a metà 90's il successo (vuoi per look del periodo ,capellone, robe della serie "so' cowbbbboy, so' ruokkk emericano, so' deilann" ) con il famoso singoletto "destinazione paradiso" che sinceramente già mi faceva salire la cagarella che neanche un vhs delle migliori azioni di Criscito... vabè..
e niente... dopo destination paradise una montagna di merda nera puzzolente e cocaina , schifo totale. di più
Terry Lee Hale è texano (e si sente), ma vive in Europa a Marsiglia e il suo disco lo ha registrato a Forlì con la produzione di Antonio Gramentieri e l'apporto di altri del giro dei Sacri Cuori. Il disco è un prodotto di qualità, di classe e arrangiato con stile. Le canzoni sono ovviamente quelle che potremmo definire delle classiche ballate made USA che hanno sullo sfondo il deserto oppure i paesaggi della frontiera. Un disco di 'genere' in senso stretto, non offre tuttavia spunti particolari se non siete grandi appassionati o se comunque non amate troppo le cose raffinate. di più
Un ritorno che per quanto mi riguarda era molto atteso, dato che sono un discreto estimatore di Richard Ashcroft sin da quando ero ragazzino. 'Keys To the World' era ed è oggettivamente un gioiellino nel genere della musica pop britannica e in qualche modo Richard sembrerebbe pure cercare di riprendere il filo del discorso da lì dove lo aveva lasciato. Ma le canzoni di questo disco non hanno nessuna forza particolare. Gli episodi che dovrebbero essere quelli lì più ammiccanti ('Ouf of My Body') non funzionano e resta solo un pugno di discrete ballate tra le quali 'They Don't Own Me', 'Hold On', la title-track e 'Black Lines'. Poco per dargli un voto positivo, ma se può consolare in questo anno 2016 altri dello stesso 'genere' come Suede oppure i Coral sono riusciti a fare molto di peggio. Può benissimo rialzarsi al prossimo episodio. di più