Copertina di Depeche Mode Songs of Faith and Devotion
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Per appassionati di musica elettronica e rock anni '90, critici musicali, fan dei depeche mode, amanti della sperimentazione sonora e analisi artistiche approfondite
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LA RECENSIONE

Un sunto potrebbe consentire di, finalmente, rivedere le logistiche di massa che normalmente governano le stratificazioni qualitative del trovatorismo, quanto anche sottintendere altre e più varie tendenze atte, queste sì, a lasciare immodificate quanto immobili le motivazioni intrinseche che, alla maniera dell'operato dei moderni spin doctors, donano qualità alla più retriva ed inconcludente delle quantità.
S'abbisogna, a tal fine , di debitorie, anche incaute, operazioni di riconoscimento delle obiettive difficoltà di colui che le liriche propone e s'incarica financo della sobria redazione di spartiti, con echi provenienti dalla più grande varietà musicale del secondo Novecento, che spingono il de cuius ad attraversare immoti confini sonici con cuore scabro ed intollerante alle più retrive condiscendenze, aperto a sollecitazioni paramesenteriche ma del tutto avulso da logiche ed automatismi propri delle causalità in atto, spesso totalmente afferenti all'ingrata considerazione quando non, perfino, alla più abbietta ignoranza del tutto.
Il distratto astante rinnoverà, a questo punto, varie e motivate astrazioni esemplificative che egli, dall'alto delle posizioni assunte in passato, non esiterà a voler ricondurre ad altre e più articolate asimmetrie. Del resto, sia detto per inciso, non è mai salutare il disadattamento intrinseco alle stolide voglie di folle che, per contraltare, esprimono dissensi di più distaccata e fievole natura, considerando anche che, a livello basico, l'essenzialità di alcuni arroganti atteggiamenti in fase di arrangiamento simil-orchestrale, ma sempre e provvidamente di esecuzione puramente elettronica, risulta dovuta non tanto a quanto già afferito a conclusione, quanto piuttosto a sbigottimenti comportamentali, risultanti, quest'ultimi, da gagliardìe di una tal fatta che, ad un primo e sommario sguardo, contendono l'imago al debitore.
S'aggiunga a ciò una debolezza di reazione comportamentale che mal s'attaglia, si direbbe davvero che vi faccia a pugni, all'obiettiva prolificità del compositore in essere e della sua indubbia capacità di proposizione dell'assunto, fatti che strategicamente abbisognerebbero di ben diverse e più decise asserzioni d'indifferente indipendenza artistica, anche cromaticamente accennate in sede di riproposizione concertuale, esibendo un bianco e nero talvolta addirittura sgranato nell'immagine che crea, inevitabilmente, nello spettatore, una decisa sensazione di straniamento spaziotemporale, quasi egli assista a spettacolo e movenze tipiche del secondo decennio dell'ultima metà del passato secolo, a stridere, ma complementariamente, con le sonorità invero del tutto sinteticamente ottenute, a totale descrizione di un assunto addirittura postmoderno, non disgiunto, peraltro da più tradizionali forme compositive più proprie, sia detto, di tematiche scarsamente empatiche né volitive, derivanti senza dubbio alcuno da variazioni sul tema afferente a debiti di forma di derivazione bluesistica, squadrate nell'ideazione quanto nella realizzazione finale.

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Riassunto del Bot

La recensione offre un'analisi dettagliata e complessa dell'album Songs of Faith and Devotion dei Depeche Mode, evidenziandone le influenze musicali del secondo Novecento e la natura ibrida tra forme tradizionali e sperimentazioni elettroniche. Si sottolineano le difficoltà interpretative dovute al contrasto tra suoni e immagine, ma emerge un apprezzamento per la profondità artistica e la capacità compositiva della band.

Depeche Mode

Depeche Mode sono una delle band più importanti e longeve nate in Gran Bretagna all’inizio degli anni ’80, pionieri del synth-pop, trasfiguratori di elettronica, interpreti di epoche oscure e paladini di esistenze notturne dai club al rock da stadio. La formazione storica include Dave Gahan, Martin Gore, Andrew Fletcher e in gran parte degli anni ’80 e ’90 Alan Wilder.
110 Recensioni

Altre recensioni

Di  egebamyasi

 Il loro leader Dave Gahan sprofonda in una crisi psicologica a base di eroina, ma l'album suona cupo, minaccioso, opprimente.

 Il capolavoro del disco risiede in 'In Your Room', gioiello di rara bellezza, forse il pezzo migliore della storia dei Depeche Mode.


Di  Umberto

 "La voce del cantante Dave Gahan rappresenta il vero filo conduttore in un lavoro così sfaccettato."

 "Un compendio di musica moderna più che un album, grande maturità espressiva, sensibilità artistica e una cura del suono senza eguali."


Di  Nickmasies

 "Walking in my Shoes rappresenta forse la canzone più riuscita di tutta la carriera dei Depeche Mode."

 "In Your Room è un capolavoro con un intro che fa accapponare la pelle e un giro di basso che ricorda il battito cardiaco."


Di  Ago

 "Un'epicità tragica, lugubre, che ti coglie con brividi di disperazione e ansietà."

 "‘Walking In My Shoes’ è probabilmente tra i più riusciti testi di Martin Gore, con una sinfonicità elettronica all'apice."


Di  Alevox

 "Sei sopravvissuto al Songs of Faith and Devotion Tour!"

 Spirituale, malinconico, oscuro e luminoso, ognuno di questi è riduttivo per descriverne l'intensità.


Songs of Faith and Devotion ha 7 recensioni su DeBaser.
Puoi scopri tutti i dettaglio nella pagina dell'opera.