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DeRango : 7,88
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Maurizio Pollini - Wiener Philarmoniker Wolfgang Amadeus Mozart - Concerto per pianoforte ed orchestra in sol magg., K. 453
Voto:
@fusillo: scherzi, le esecuzioni con strumenti originali sono la base della filologia musicale! Noi oggi possiamo vedere la Gioconda col suo vero aspetto perché c'è rimasto il prodotto finito e non le istruzioni, ma della musica ci sono rimaste solo le istruzioni (lo spartito) e non il prodotto finito (che oggi è il CD). Se della Gioconda ci fossero rimaste le istruzioni d'esecuzione ed usassimo strumenti attuali per realizzarla dovremmo usare le bombolette spray o Photoshop, ed è evidente che il risultato finale non sarebbe come quello che c'ha lasciato Leonardo. Per la musica è la stessa cosa: ci sono rimaste le istruzioni, ma se noi le suoniamo con strumenti attuali il risultato sarà diverso da quello originariamente immaginato dall'autore. Oggi suoniamo Bach col piano e non dico che il risultato è pessimo, per carità, però è oggettivamente diverso dalle intenzioni dell'autore che aveva a disposizione uno strumento diverso. Spero che l'esempio abbia reso l'idea.
Maurizio Pollini - Wiener Philarmoniker Wolfgang Amadeus Mozart - Concerto per pianoforte ed orchestra in sol magg., K. 453
Voto:
@fusillo: esattamente come si modificano tutti gli strumenti contemporanei (pensiamo a com'erano tastiere e chitarre 50 anni fa ed oggi) si sono modificati gli strumenti del passato, con la differenza che quest'evoluzione dura da molto più tempo e quindi le differenze sono decisamente più vistose. Ed ovviamente il discorso vale per qualunque tipo di strumento, non solo musicale: com'erano 1000 anni fa gli occhiali, le penne, le scarpe?
Maurizio Pollini - Wiener Philarmoniker Wolfgang Amadeus Mozart - Concerto per pianoforte ed orchestra in sol magg., K. 453
Voto:
@cabernet: scusa, ma tu hai Erik Satie come immagine nel profilo? +1'000'000 di punti stima.
Maurizio Pollini - Wiener Philarmoniker Wolfgang Amadeus Mozart - Concerto per pianoforte ed orchestra in sol magg., K. 453
Voto:
La recensione mi è piaciuta, molto piaciuta, e l'introduzione è da incorniciare: ça va sans dire che la penso esattamente come te, e quando l'altro giorno mia madre mi ha detto che «Giovanni Allevi suona musica classica perché non canta» mi è calata una cappa di depressione mista a rassegnazione per anni di studi musicali gettati al vento quando poi l'opinione media (di cui considero mia madre una rappresentante) la pensa così. Ma vabbè. Il disco è splendido, non il lascito migliore di Mozart, ma d'altronde siamo sempre su altissimi livelli.
Kayo Mitsuami Heroine
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@Bartleboom: ma perché la tua opinione non dovrebbe interessarci? Anzi! ;) Comunque sì, io per primo quando mi sono avvicinato alla musica giapponese mi sono accorto che tutta, dal pop più zuccherino al death più estremo, ha le due caratteristiche che hai evidenziato anche tu: grandissima proprietà tecnica e studio dell'immagine. La prima deriva dal fatto che il 75% dei bambini giapponesi viene messa di fronte ad un pianoforte a 3 anni perché se pur non dovessero diventare musicisti, i didatti pedagoghi sanno che la prassi musicale ordina e disciplina il cervello dei bimbi cosicché da adulti diventeranno persone ponderate come bisogna sempre essere di fronte ad un brano musicale, che presenta sempre un ritmo da studiare e non può mai essere suonato bene al primo tentativo. Anche la questione dell'immagine è del tutto connaturata ai giapponesi: pensa al fatto che loro si sono sempre vestiti con abiti incredibili, coloratissimi, carnevaleschi (googla kimono e guarda che esplosione di colori, e loro ci vanno in giro ancora oggi) e per questo non li imbarazza girare con vestiti assurdi dato che s'è sempre fatto; poi c'è da considerare il fatto che per loro l'immagine è lo specchio del contenuto, cioè un buon contenuto perde di valore se mal confezionato e viceversa (che è fondamentalmente la conservazione dell'antica equazione bello=buono, che prima aveva un senso anche in Occidente). Unisci bravura tecnica ed un'immagine studiata ed avrai un gruppo giapponese.
Dari In Testa
Dari In Testa
15 ago 10
Voto:
Mia sorella è una fan e li ascolta fin troppo. Detto questo, li trovo simpatici come persone e mediocri come musicisti, e per ora hanno prodotto un numero davvero limitato di brani davvero considerabili (non ho detto belli). Qui spicca "L'amore ci chiama" che ha un bel testo ed una simpatica melodia, per il resto siamo su livelli omogeneamente bassini, inferiori al primo album che aveva idee se non più originali quantomeno più divertenti. Devono lavorare sull'ironia o non andranno da nessuna parte.
Squaresoft Vagrant Story
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Uno dei 40/40 più meritati di sempre. Niente da dire, anzi sì: Arte.
X-Japan Blue Blood
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«"Rose of Pain" [inizia] con la "Fuga" di Bach»... quale delle centinaia che ha scritto? Sono questi piccoli erroretti un po' grossolani che ti fanno perdere una stellina. Per l'album: gli X JAPAN sono mitici, epici, grandiosi e tutto, ma francamente hide lo preferisco solista; come in tutti i loro album anche qui c'è materiale eccellente, ma con gli anni s'è un po' appesantito, mentre invece la roba di hide s'è mantenuta fresca ancora oggi.
Vidoll Romanesque Gothic
Voto:
@Schizoid Man: ora lo so. @Bartleboom: la proposta musicale può non piacerti assolutamente, figurati! ;) I Versailles sono cinque uomini: dei centinaia di gruppi visual, quelli composti da donne si contano sulle dita di una sola mano e sulle dita di due mani al massimo quelli composti da uomini con anche componenti femminili. Tutto è iniziato nei 90s grazie (per colpa?) di Mana, il chitarrista dei famosi MALICE MIZER (eccoli nel loro più noto videoclip: ): googla "Mana MALICE MIZER" per capire di che sto parlando. Sì, è un uomo; no, non è gay; sì, aveva il ruolo della principessa nella band; no, ti garantisco che non è né gay né travestito né altro come non lo sono le altre principesse; sì, segue il principio di cui parlavo nell'introduzione alla recensione per cui bellezza=donna, quindi anche per un uomo essere bello vuol dire essere femminile. È teatro, e se ci pensi in fondo non siamo lontani da quello greco, elisabettiano e kabuki.
Vidoll Romanesque Gothic
Voto:
@Bartleboom: tranquillo, non pretendo che piacciano a tutti. Secondo me sono estremamente validi e se non originali in toto quanto meno bravi nel rielaborare cose già sentite in maniera del tutto inedita, ed in ogni caso de gustibus. Sul bassista: si fa chiamare Rame e sì, è un uomo, ha una capacità tecnica davvero mostruosa e si concia simmodo come convenzione del visual kei, dove spesso (soprattutto nelle band metal-oriented nate negli anni '90) c'era una sorta di giuoco delle parti in cui due membri sono il principe e la principessa (in questo caso il cantante ed il bassista) e gli altri sono i paggi di corte. Devi vederla come una performance teatrale o non ne cogli né il senso né l'eventuale valore. Questi, per esempio, sono i Versailles, una band che adesso va per la maggiore: Immagini di Versailles – Last.fm Come puoi vedere questi si conciano peggio ancora dei Vidoll, stile ancien régime come il loro nome appunto suggerisce: il cantante KAMIJO è il principe (in questo caso Luigi XVI), il chitarrista HIZAKI fa la principessa (Marie Antoinette) e prima avevano pure la contessa Du Barry, il bassista Jasmine You che adesso è morto. Mi riferisco a questo quando dico che il visual è teatro: ai concerti questi suonano come fosse la colonna sonora di un musical che rappresentano in scena o quasi. Esempio: Credo di essere stato un po' più chiaro adesso. Un altro esempio: questi sono i D e non hanno una "principessa", ed infatti nei video usano quasi sempre una modella: Queste performance ti possono sembrare buffonate o arte a seconda se le vedi come rock occidentale o come teatro. Ovviamente anche nel visual ci sono dei poveracci, eh, ed in alta percentuale: qua non sto difendendo la categoria e ci mancherebbe, ma sto solo spiegando che ha delle caratteristiche che se non vengono comprese si rischia di non capirne il senso.