Tò, guarda questa, la metto chè è bellina:"dall'articolo "La vera storia dell'Avvelenata" di Riccardo Bertoncelli (1998)///
"Questa è la più bella, e giuro che è autentica. Sono più di vent'anni fa, io devo partire militare e aspetto la cartolina da un giorno all'altro. Sono curioso e anche vagamente terrorizzato di finire in qualche buco sperduto d'Italia (ci finirò). Un mattino, finalmente, il postino suona alla porta per la fatidica chiamata. Gli apro, capisco al volo e allungo la mano rassegnato, come a dire «su, dai, qua la roba, facciamola finita subito». Eh no, troppo facile. Lui mi squadra, si rigira la cartolina fra le mani, mi squadra ancora e poi mi ficca addosso lo sguardo più curioso che ha. «Scusi eh, scusi se mi permetto... Ma lei è quel Bertoncelli che... quello della canzone, come si chiama, quella canzone di Guccini che ho sentito anche ieri alla radio». Io ho i nervi in fiamme e la salivazione azzerata e con un soffio di voce, ma forse è un rantolo, gli rispondo «sì, sono io, sono io», così la smette e molla 'sto czzz di avviso. Macché. Lui prende la cartolina, la posa sul mucchio della posta e con le braccia conserte, tutto cinguettante, mi fa: «Ma dai, ma veramente? Perché sa, io sono un patito del Guccini, ci ho tutti i suoi dischi, tutti eh, anche quello con La Genesi, come si chiama, che mi piace tanto, come si chiama quel disco?» «Si chiama Opera buffa», sussurro io esanime, adesso me la da la cartolina? «Ma allora lei conoscerà il Guccini, se l'ha citata nella canzone lei lo conosce di certo... E com'è il Guccini dal vero, eh, com'è?» Andò avanti così dieci minuti, io ero da unità coronarica mobile e lui impassibile mi citava quelle canzoni «troppo forti, quella dell'isola sconosciuta, là, no anzi, l'isola non trovata. Troppo forte»: e solo alla fine di quel tormento, dopo dieci minuti da fachiro o giù di lì, mi allungò quel czzz di cartolina staffilandomi un ultimo «ma guarda un po', chi l'avrebbe mai detto. Mi saluti il Guccini se lo vede», e io lessi Macomer, Sardegna, uauh, e poi non ricordo più molto, devo essere svenuto. Nel mio deliquio mi parve di sentire la voce del Guccini: ma non cantava, no, rideva solo, faceva «Ah ah ah»."