Bè.. non so proprio come iniziare. Non è certo facile recensire un album del "Mostro Sacro" della musica italiana.... oddio, non va bene il termine "italiana" perchè è molto riduttivo.
Avete mai sentito qualcuno che, parlando dei Pink Floyd, li definisce "Mostri Sacri" della musica inglese?!?!. Bene, fatta questa premessa, non posso esimermi, nonostante l'oneroso compito, dal desiderio di esternare quanto quest'uomo, e dico UOMO, m'abbia condotto, attraverso boschi, suonatori, cieli e nuvole barocche, nel suo universo di poesia sussurrata, di semplici gocce di rugiada che scivolano dai petali, che noi, così presi dalla tecnologia e l'evoluzione-involuzione del mondo, non riusciamo più a vedere.
Ci vorrebbero degli occhi da bambino per vedere tutto quello che ci circonda e ritornare ad apprezzarlo. Fabrizio li aveva, e belli grossi! Non meno le orecchie che percepirono il sottile vento che prese Nina alla schiena (Ho Visto Nina Volare), e di lì si spinse lontano, molto lontano, fino ai paesi di domani (Anime Salve), dove, spirando su tonnare di passanti (Dolcenera) si ando a posare e imprigionare tra le sue laboriose, preziosissime mani, chiuse a pugno per poter custodire i segreti del mondo e la sua chiave di lettura: la semplicità, la meraviglia delle cose semplici... narrate umilmente da un grande UOMO.
Questo è un po' anche il significato dell'intero percorso artistico di De André, che lascia come ultima testimonianza di una vita e di un'arte "contro" questo disco da incorniciare.
"Khorakhanè - a forza di essere vento" è insieme un quadro di squallida vita di un campo "strappato dal vento" e un disperato canto finale in lingua rom.
Lui era un anima salva, noi non eravamo, e non siamo mai stati, "Anime salve".
Ci basterebbe un gesto, una parola, magari una poesia. Perché a volte, a salvarci l’esistenza, sono proprio i poeti.
«Anime Salve si staglia nella sua consueta nettezza quasi scultorea, avvolta da una sensibilità decisamente 'femminile'.»
«Non dimenticare il loro volto... è appena giusto che la fortuna li aiuti come una svista, come un'anomalia, come un dovere.»
«Un titolo malinconicamente profetico anche se meritatamente esaudito, battezza l'ultima opera del grande letterato genovese.»
«Deus ti salve... Fabrizio».
Le «anime salve» di cui parla Faber non sono quelli che vanno in direzione ostinata e contraria... L’anima è un «bell’inganno», cioè non esiste, è un’illusione.
La vita è compagnia, ma è anche grande solitudine. De Andrè si vede da fuori: «Mi sono guardato piangere in uno specchio di neve / mi sono visto che ridevo / mi sono visto di spalle che partivo».