Copertina di Interpol Turn on the Bright Lights
lucarandi80

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, fan del post-punk revival, amanti di atmosfere cupe e testi profondi, cultori della musica indie degli anni 2000
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LA RECENSIONE

Una soffusa luce rossa infrange l'oscurita di un palco avvolto da un fumo denso e malsano, sul quale quattro ragazzi dall'aspetto pulito, vestiti con elegante gusto anni '30, mettono in scena il miracolo del rock: era questa l'immagine che davano di sé gli Interpol all'inizio del decennio. Partoriti dal ventre buio e nascosto di New York questa band è stata in grado di coglierne e incarnarne gli aspetti più poeticamente oscuri e meno conosciuti.

"Turn on the Bright Lights", album d'esordio pubblicato nel 2002, ci mostra scorci sudici ma affascinanti, fonte dei toni cupi e rarefatti della band, che gioca sul filo dell'ambiguità non mostrando mai del tutto il suo cuore nero, gemma nascosta. Nell'album si susseguono toni chiari e scuri senza soluzione di continuità, tra pezzi che si nutrono della tenebrosa energia  di un basso pulsante, vero padrone del ritmo, melodiose chitarre che dipingono opachi e struggenti paesaggi, una batteria incessante e onnisciente e le liriche del colto cantante Paul Banks, enigmatiche ed ermetiche introspezioni di un animo visionario.

Il disco è un avvicendarsi di affascinanti perle metropolitane, con una prima parte mozzafiato nella quale devono essere citate almeno "Obstacle 1", brano che rappresenta bene il gusto per le tinte chiaro-scure della band e "NYC", pezzo dall'ampio respiro orchestrale che è un appassionato omaggio alla New York sotterranea. Nella seconda parte dell'album il cielo si oscura improvvisamente, ed ecco apparire capolavori come l'adrenalinica e ambigua "Roland" e soprattutto "The New", pezzo più controverso dell'album, che si apre come una delicata mattina autunnale per poi sfumare bruscamente in una violenta e schizoide tempesta di psichedelia.

"Turn on the Bright Lights"  ha le sembianze dell'apocalisse ed è forse l'ultima testimonianza di come anche in questi tempi bui possano nascere veri capolavori.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra 'Turn on the Bright Lights' degli Interpol come un capolavoro oscuro e poetico del rock dei primi anni 2000. L'album combina atmosfere metropolitane cupe con una musica ricca di contrasti, tra basso pulsante, chitarre melodiose e testi enigmatici. Brani come 'Obstacle 1' e 'NYC' emergono come simboli dello stile distintivo della band. Un viaggio sonoro che incarna il fascino nascosto di New York e la complessità emotiva del gruppo.

Tracce testi video

Interpol

Interpol è una rock band statunitense formata a New York nel 1997, associata al post-punk revival dei primi anni 2000.
19 Recensioni

Altre recensioni

Di  condor

 Il riferimento ai Joy Division è inevitabile, a partire dalla voce e da quel senso dark che imprigiona tutte le canzoni.

 Fate in modo da avere questo disco e non ve ne staccherete mai più.


Di  AR (Anonima Recensori)

 "Dopo solo un primo breve assaggio di quello che secondo me è un vero capolavoro già senti le prime parole di 'Obstacle 1' che ti risuonano in testa."

 "Lo reputo miglior album del 2002, poi se non vi piace c’è sempre il 'Greatest Hits' dei Blue pronto ad essere acquistato."


Di  Isenicon

 È difficile spiegare cosa si prova ad ascoltare questa canzone: si ha come la sensazione di essere trasportati in un'altra dimensione compiendo un viaggio lento in un clima sognante.

 Questo è uno di quegli album che non ci si stancherebbe mai di ascoltare: non è mai ripetitivo, mai banale, ma sembra anzi riservare sempre qualcosa di nuovo ogni volta che lo inserisci nello stereo.