I Can't Stop Thinking About It - The Dirtbombs

Dopo il succulento e variegato antipasto pre album uffiziali, qvesto primo è decisamente pankazzo, sperimentale, alternativo, crossover e chi più ne ha più…

Amiche ed amici Garagisti, psichedelici, psyco(labili), incazzati e sprezzanti, dediti all’onanismo e a qualsivoglia pregevole vizio che possa soddisfare i ns Nobili istinti primordiali … raduniamoci attorno a qvesto NeGro e facciamoci del bene …

La sua creatura più talentuosa e duratura, suoneranno di tutto a manetta e nobilmente, savansadir

Ma perché non farcelo dire dal Reverendo…

THE DIRTBOMBS – Horndog Fest (In the Red)
Il progetto iniziale di essere esclusivamente e ostinatamente una band da singolo viene abbandonata grazie all’insistenza di Larry Hardy della In the Red Records.

È grazie alla sua ostinazione che i Dirtbombs cambiano rotta al loro percorso e cominciano un altrettanto tortuoso circuito su grande formato, dove ogni disco, come era successo per quelli in formato più piccolo, è diverso da quello che lo ha preceduto e da quello che lo seguirà. Nelle intenzioni come nei risultati. Unica regola valida quella di non compiacere nessuno, costruendosi attorno una cintura d’odio e sconfessando fedi cui tutti dichiarano di credere tranne lui: Mr. Mick Collins. Horndog Fest manifesta sin da subito questa sua natura votata all’indisciplinatezza assoluta e beffarda, aprendo con uno strumentale dove fischi e rumore di ferraglia dilaniano l’aria, creando devastazione e annichilendo l’ascoltatore. È un ostacolo messo lì di proposito. Una sorta di iniziazione passando la quale ci si può inoltrare dentro l’universo dei Dirtbombs, schierati con quella che è, rispetto ai Gories, un’autentica big-band.

Una chitarra, due bassi, due batterie.

Che lavorano con la grazia della bassa manovalanza attorno ad un concetto di garage-punk che da un lato sfiora le pareti della musica industriale, dall’altra i corpi madidi di sudore della soul-music, spiumando la gallina di Link Wray con le dita aguzze di Edward Mani di Forbice, finchè questa non stramazza al suolo stordita dal dolore, creando musiche sci-fi per videogames impazziti, schizzi hardcore come in un’eiaculazione dei Black Flag, sinistri giochi di pedali fuzz, rumorosi incesti tra cheap guitars da hobo man e una sezione ritmica che percuote gli strumenti come i cuochi cinesi nei retrobottega dei ristoranti di Chinatown.

Fareste bene a non fidarvi, quando il boss nero passa a sorridere per i tavoli senza togliere per un solo attimo i suoi occhiali da sole.

Eeeehhhh
 
Vashti Bunyan - I'd Like To Walk Around In Your Mind

Mi sarebbe piaciuto fare un giro nella tua testa, un giorno o l'altro
 
the Mountain Goats - Wage Wars Get Rich Die Handsome

Con le capre di montagna il gusto ci guadagna!
Si sà.
 
Unchain My Heart

Se non hai voglia… affidati al Reverendo che non sbaglia MAI

Con i loro zazzeroni esagerati e la loro morbosità trash i Gruesomes furono per il Canada ciò che i Gravedigger V furono per la scena garage californiana: teenagers sottilmente debosciati attratti da una passione insana per un immaginario di lordure sixties che non avrebbero mai rinnegato, neanche mentre tutta la scena neogarage collassava intorno a loro. Gruesomology è quindi anzitutto un tributo alla loro coerenza ma offre pure uno spaccato esauriente del loro periodo storico, dalla partecipazione a It Came from Canada al Live in Hell! del 1989, roba che ognuno di voi dovrebbe assicurarsi di avere e, soprattutto, comprendere.

Loro erano lo zero tecnico.

Pura esuberanza teen affogata nell’amore viscerale per il garage punk più veemente e il R ‘n B più malridotto.

Erano la passione che diventava cosa viva, e ti afferrava per la gola.

25 perle di saggezza, poche balle.

Franco “Lys” Dimauro
 
My Head Sounds Like That

#unaltrochesiannoiavapoco

Viaggio semi serio tra la discografia e le innumerevoli collaborazioni di Tony Levin, in ordine quasi cronologico
2002 Peter Gabriel - Up
 
 
Crime And The City Solution - Rose Blue

@[hjhhjij], ho sentito il primo EP e il primo album… bravi tra Doors, Velvet e Nicolino Berti, pardon Caverna. Un po’ pesantucci per me sulla media distanza… li centellinerò in modo adeguato, savansadir