Billie Holiday God Bless The Child

Billie Holiday (2 di 10)
"God Bless the Child" from: Lady Sings the Blues
1956 (Clef)

#jazzlegends
 
 
Blinky
Solo a me ricordano i Belle & Sebastian?
 
You've Changed Billie Holiday

Billie Holiday (1 di 10)
"You've Changed" from: Lady in Satin
1958 (Columbia)

#jazzlegends
 
Francesco De Gregori - Quattro cani (Still/Pseudo Video)

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Delhi • Photo Art © ► @sachinphotography9 • #chiaroscuro
 
Green on Red "Keep on Moving"
Green on red BEFORE
 
Jon & Vangelis - Play Within A Play
Di sicuro sti due hanno un sound del tutto unico.
 
Martha & The Vandellas "Dancing In The Street" on The Ed Sullivan Show

#edsullivanshow

dal 1948 al 1971 ogni domenica sera Ed Sullivan ha ospitato nel suo show i piu' grandi e celebri artisti, in onda sulla CBS.
Una decina di anni fa, riproposto in 12 DVD, un giornale italiano ha pubblicato le migliori performance. Ve le ripropongo, ci sono cose davvero meravigliose
 
Jon and Vangelis - State of Independence | 1981
Altro pezzone (che poteva stare benissimo su Tormato).
 
Oh How I Want to Love You

#unaltrochesiannoiavapoco

Viaggio semi serio tra la discografia e le innumerevoli collaborazioni di Tony Levin, in ordine quasi cronologico
1977 Herbie Mann - Brazil, Once Again
 
Punkreas - L'orologio il primo album dei punkreas era una vera perla...peccato che gia' da quello dopo sono calati un bel po'.
 
Chi fermerà queste croci?

La canzone "Chi fermerà queste croci?" è concepita come un salmo biblico sull'eterno femminicidio.

E' un lungo, doloroso elenco di morti femminili e di violenze avvenute solo negli ultimi due anni in Italia, ma è come se abbracciasse un arco di tempo e di spazio sconfinato.

Riguarda un crimine che è avvenuto sistematicamente per secoli, senza quasi mai apparire nella sua fenomenologia di strage senza fine o come inquietante patologia sociale.

Sappiamo della strage degli innocenti, dai racconti evangelici e dall'iconografia pittorica di cui è stata uno dei temi più diffusi, ma della carneficina di donne nei secoli non si è mai parlato in maniera diffusa, se escludiamo i tempi crudeli della Santa Inquisizione e della Caccia alle Streghe, quasi mai c'è stata una vera consapevolezza, una preoccupazione delle gerarchie sociali o un'indignazione popolare al riguardo.

Basti pensare che il termine uxoricidio, etimologicamente significa uccisione della moglie (dal latino uxor-moglie), ma non c'è l'equivalente nome del reato al contrario, cioè dell'uccisione del marito da parte della consorte, tanto che la parola “uxoricidio” è stata estesa, come termine legale, col significato di uccisione del coniuge, ma l'etimologia sappiamo bene che è un'altra, dimostrando chiaramente qual è il delitto più comune da sempre.

Leggendo quella macabra lista di donne assassinate, avevo la sensazione che, pur nella difformità della ferocia subita, delle diverse età: dalla prima adolescenza, alla vecchiaia, la diversità dei paesi di provenienza, dello stato sociale, al di là di tutto questo insomma, ci fosse una rappresentazione che univa queste vittime in un comune, grande affresco.

Così, un po' alla volta, ho visto snodarsi, con la forma a spirale dell'infinito, una processione in cui, nell'interminabile colonna, le vittime, come in un mosaico bizantino, avevano le stesse sembianze e gli stessi vestiti, come se la morte le avesse accomunate in un martirio di testimonianza e di lotta, contro una cultura che non vuole accettare la loro libertà di scelta e quindi la loro felicità, vista come la massima provocazione e minaccia per l' assassino spietato e perduto.

L'ho scritta sia nell'accezione di chi fermerà questa strage, sia nel significato che nessuno potrà mai arrestare questo lontano, paziente, instancabile scalpellio delle donne contro l'antico muro del loro olocausto, coperto da un pulviscolo di nomi, di capelli, di labbra, di forcine, di gocce di sangue e di lacrime.

(Massimo Bubola)