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Bob Dylan
Rough and Rowdy Ways

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«Mi sto innamorando di Calliope:

lei non è di nessuno, perché non concederla a me?

Lei mi parla, mi parla con gli occhi,

ed io sono così stanco di inseguire bugie…

Madre delle Muse, ovunque tu sia,

sono già sopravvissuto da un pezzo alla mia vita.»

Καλλιόπη. Erano almeno otto anni che la Musa dalla bella voce, figlia della Memoria, non faceva visita all’aedo di Duluth, da quando una struggente preghiera mormorata in punta di voce e interpolata ai versi immortali della Tigre di William Blake suggellava l’appassionata dedica a John Lennon in coda a Tempest. A quel temporaneo congedo da viaggiatore (poco) cerimonioso, che iniziava col Bardo in attesa dell’ultimo treno e culminava nel torrenziale poema eponimo sull’affondamento del Titanic, aveva fatto seguito un controversissimo Nobel per la Letteratura, una serie di ancor più controverse raccolte di scarne cover di brani d’antan (frettolosamente liquidate da pubblico e critica come poco interessanti “sinatrate”) e tanti concerti in giro per il mondo. L’instancabile decano errante dei songwriters d’America, prossimo alla soglia degli ottanta, sembrava essersi fermato, almeno creativamente, come negli splendidi versi di Not Dark Yet: «Qui sono nato e qui senza volerlo morirò / So che sembra che mi stia muovendo, ma sono immobile». E invece nel momento più inatteso e insospettabile, proprio quando è il mondo intero ad essersi fermato per cause di forza maggiore, l’inossidabile voice of sand and glue torna a farsi sentire per raccontarci nuove storie.

Del resto, Dylan ci aveva abituato alle lunghe pause di riflessione. L’ultima degna di nota era stata nei primi anni Novanta: anche lì al nostro erano serviti due dischi di cover, Good As I Been to You e World Gone Wrong, per riappropriarsi delle sue radici e attingere nuova linfa vitale per un songwriting che sembrava ormai esaurito. Il risultato era stata una straordinaria rinascita, l’ultima delle tante della sua carriera: la lancinante bellezza di Time Out of Mind.

Siamo di fronte a qualcosa di simile? Non proprio. Più che di una rinascita, questo Rough and Rowdy Ways ha semmai il sapore agrodolce di un congedo. Traccia dopo traccia, testo dopo testo, ballata dopo blues come il nostro ci ha ormai abituati, l’intonazione che si fa strada e che si impone all’ascoltatore è pressoché la stessa che negli ultimi anni, e non senza un velo di amarezza, abbiamo ascoltato in lavori quali Blackstar di Bowie o You Want It Darker di Cohen: quella dello struggente testamento artistico.

Non si tratta di una frase fatta, tantomeno di un tentativo di predire che questa possa essere effettivamente l’opera terminale dell’ex Robert Allen Zimmerman, epilogo di un canzoniere senza eguali. Si tratta però di riconoscere le tracce di un fil rouge che percorre tutte le dieci tracce di questa nuova raccolta, la prima da poeta insignito del Nobel: a pervadere e orientare tutte le canzoni dell’album è il sentimento della fine (la fine di un’era, di un percorso, di una cultura, come quell’epoca che muore con la morte di Kennedy, «il delitto più turpe»), indissolubilmente collegato a quello del passaggio, della transizione, del viaggio verso un altrove: che sia il passaggio del Rubicone di cesariana memoria (Crossing the Rubicon), caricato qui di valori metafisici («Il Rubicone è un fiume rosso che scorre dolcemente / più rosso delle tue labbra di rubino e del sangue che sgorga dalla rosa / Tre miglia a nord del Purgatorio, a un passo dall’aldilà/ Ho pregato la croce, ho baciato le ragazze / e ho varcato il Rubicone») in un bluesaccio luciferino che sfuma in un esaltante duello di chitarre elettriche, o l’idillio di Key West, il punto più a sud degli Stati Uniti, buen retiro di Hemingway e Truman, «paradiso divino sulla linea dell’orizzonte», il posto giusto per chi cerca l’immortalità, come canta il «pirata filosofo» protagonista della lunga e ispiratissima ballata - Key West (Philosopher Pirate) - che col suo dolcissimo ricamo di fisarmonica e un’apertura melodica di quelle che Dylan non ci regalava da secoli (il ritornello richiama da vicino la sontuosa Caribbean Wind) si configura da subito come un instant classic, non l’unico che questo disco ci regala.

Mandolini, cupezza e atmosfere rarefatte alla Cohen scandiscono l’incubo di Black Rider, in cui un Dylan stanco e sibillino si prepara allo scontro col Cavaliere Nero, forse parente dell’omonimo diavolo di Tom Waits ma ancor più del Man in the Long Black Coat che si portava via la protagonista dell’omonimo brano di Oh Mercy: «Cavaliere nero, tutto vestito di nero / me ne sto andando, tu provi a farmi guardare indietro / Il mio cuore è a riposo, vorrei tenerlo così / Non voglio combattere, almeno non oggi […] Soffrirò in silenzio, non emetterò un suono / Forse vincerò per superiorità morale / In una sera incantata ti canterò una canzone». E anche l’unica apparente canzone d’amore del disco, I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You, un lentone anni Cinquanta scandito da un dolcissimo coro a bocca chiusa (in tutto il disco, in generale, Dylan sembra aver fatto tesoro della sua recente full immersion nel Great American Songbook), si colora di nuovi sensi appena capiamo che potrebbe non essere affatto una canzone d’amore, ma - come una nuova When the Deal Goes Down - un’accorata preghiera a Dio da pronunciare nel momento estremo: «Ho percorso una lunga strada disperata / dove non ho incontrato nessun altro viaggiatore / Molta gente non c’è più, gente che conoscevo / Sono pronto a donarmi a Te. / Il mio cuore è come un fiume, un fiume che canta / Dammi solo un minuto per realizzare / Ho visto il sole sorgere, ho visto l’alba / Quando tutti se ne saranno andati mi sdraierò al tuo fianco».

Ma il testo più memorabile del lotto è per chi scrive quello di My Own Version of You, in cui un Dylan più mefistofelico che mai, la voce spettrale sorretta da un incedere cadenzato alla Ballad of a Thin Man, si cala nei panni di un novello dottor Frankenstein alla ricerca, in uno stralunato scenario apocalittico, tra visioni da Armageddon e da inferno dantesco, di «tutte le parti del corpo necessarie» per dare vita alla sua amante ideale. La finalità di questa creazione, che avrà «quello che chiamano lo spirito immortale» che «cresce dentro di te fin dal giorno in cui sei nata», è chiara e risoluta: «Se lo faccio per bene e con criterio, / sarò salvato dalla creatura che avrò creato». Una straordinaria metafora della creazione artistica e del suo potere eternatore e salvifico di fronte al disfacimento del tutto.

Tanti gli omaggi in questi testi, in un name-dropping serrato che sembra voler chiudere dei debiti: coi miti letterari («Ho un cuore rivelatore, come Poe», «Canto i Canti dell’Esperienza come William Blake», «Contengo moltitudini» come Whitman), musicali («Addio Jimmy Reed, dammi la religione di una volta, è ciò di cui ho bisogno»), coi compagni di strada e i modelli culturali di una generazione («Sono nato dal lato sbagliato del binario ferroviario / come Ginsberg, Corso e Kerouac»). Tanta, insomma, la Memoria: la greca Mnemosyne, la madre delle Muse, protagonista della solenne, programmatica invocazione omerica di Mother of Muses; è lei, la Memoria, che nutre la poesia, che crea il racconto: «Madre delle Muse, canta per me, / canta di Sherman, Montgomery e Scott, / e Zhukov, Patton e le battaglie che hanno combattuto, / di chi ha aperto la strada al canto di Presley / di chi ha tracciato il percorso per Martin Luther King / di chi ha fatto quel che ha fatto e se n’è andato per la sua strada / Potrei raccontare le loro storie tutto il giorno».

Ed è alla Memoria che l’aedo errante si consacra nel suo ultimo viaggio: un cupio dissolvi che sembra il finale di Mr. Tambourine Man riscritto sessant’anni dopo, nell’ultimo omaggio di Bob Dylan - sospeso, qui più che mai, tra il melodismo sontuoso alla Shadows in the Night e il folk acustico ed essenziale delle origini - al nume tutelare della sua ineguagliata parabola artistica:

«Portami al fiume, libera i tuoi incanti,

lasciami riposare un po’ tra le tue dolci braccia amorose,

svegliami, scuotimi, liberami dal peccato

rendimi invisibile come il vento.

La mia mente vaga, vaga senza meta:

viaggio leggero e lento verso casa.»

Last but not least, l’epopea di Murder Most Foul, a cui è giustamente dedicato un disco a parte, meriterebbe una recensione a parte. Sul brano più lungo mai inciso da Dylan, su Kennedy, Wolfman Jack, l’Amleto di Shakespeare e la spettacolare playlist infinita che occupa la seconda parte della cavalcata, fors’altri canterà con miglior plettro.

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Ultimi Trenta commenti su TrentOtto

algol
algol
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... ma lui non lo reggo.


Zimmy: In questi casi il passaggio e l'apprezzamento mi sono doppiamente graditi :)
TataOgg: Più o meno anche io Algy, ma credo sia molto da imputarsi al mio livello di inglisc... 😣
JOHNDOE: neanche io
Stanlio: Nema problema, si regge da sé, come tutti i miti...
algol: infatti Stanlio, il problema è solo mio.
algol: quella vocina nasale Tata ... dopo un pò mi fischia nel cervello. Mi da fastidio.
Grandi testi, ma musicalmente una rottura di cazzo. Gne gnegneeeeeee.
E questi a grandi linee i motivi del mio disagio.
JOHNDOE: oh quella voce la lagna gnegne
certo qualche pezzo suo mi piace
ho letteralmente adorato le rece di blond on blond del sommo @[Mark76] mi sono sentito capito

Blonde on Blonde - Bob Dylan - Recensione di Mark76

TataOgg: Per non sbagliare sta mattina ho risentito Desire.
Stanlio: Mannò Algol, ci mancheresse, ognuno ha le sue preferenze con vari e validi motivi annessi, a me da sbarbatello il Dylan più di tanto non mi diceva (a parte quelli che son considerati i suoi "classici") e col tempo invece via via nella sua voce o modo di cantare c'è un qualcosa che come le sirene per Ulisse nell'Odissea m'incanta e m'attira piacevolmente ovvero quello che chiami gne gnegneeeeee è davvero musica per le mie orecchie, specialmente negli ultimi anni più o meno da quando s'è sciolta dalla sua storica Band, quella che ha ripreso Scorsese in The Last Waltz per intenderci.
Stanlio: ehm, a proposito del fatto che te @[JOHNDOE] ti terresti alla larga da me, noto con piacere che proprio nella pessima rece di Mark76 che qui riproponi, fosti venuto a cagarni il cazzo, alla faccia della falsissima coerenza che ti contradistingue vecchio mio... puah!
Stanlio: *eccolo il tuo ultimo solitamente ipocrita commento di ieri o l'altro ieri copio/incollo perchè magari te lo sei già dimenticato:

JOHNDOE: io? scodinzolare? ma chi te se stra ncula
io te risponno quanno me cachi er cazzo a falso
è tutto scritto qua SEI SEMKPRE TU CHE CACHI IL CAZZO io mai per primo ti vengo a cercare

MAI
JOHNDOE: @[Dislocation]
@[fedezan76]
@[italianissimo]
@[algol]
@[TataOgg]
@[sfascia carrozze]
@[IlConte]
@[snes]

ahahahahah taggo tutti porcoddio

vedete? torna sempre lui

SEMPRE

ahahahahah che IMBECILLONE

ragazzi è tutto chiaro adesso? (parlo solo con voi ragazzi)

sì?

ok grazie

AHAHAHAHHAHAH
Stanlio: @[italianissimo] se non lo sapevi nella recensione di Mark76 il tuo mito (ma meglio sarebbe chiamarlo mitomane) era quel Cialtronius ex ribaldo ex nonsochecazzo che per un motivo o per l'altro veniva bannato per il suo modo intelligente di proporsi verso gli altri utenti/utentesse, tientelo stretto mi raccomando, che fate proprio una bella coppietta affiatata e italianissima... XD
fedezan76: Non c'ho mica capito niente... non che sia una novità ...
IlConte: Voi due siete uno spasso ormai vitalizio.
Dirò la mia anche se non ve ne frega un cazzo perché vi stimo comunque entrambi... in modo diverso savansadir.
Vi siete presi male - sono entrato più di 4 anni fa e stavate già messi così quindi non so esattamente il perché. Siete ovviamente diversi caratterialmente ma questo prendervi sempre e comunque lo trovo abbastanza assurdo. Troverei al limite “simpatico” che vi mandaste a fare in culo con due commenti e stop ed invece continuate. Io avrei già l’esaurimento.
A suo tempo dissi chiaro a Sten (rinnovo mia stima anche se non nel caso specifico) che trovavo ridicolo e vigliacco aver chiamato G per far bannare Ribaldo. Per come la vedo io G si può “chiamare”, al limite, se proprio c’è uno che viene ad insozzare il sito tanto per rompendo il cazzo a tutti e tutto. Per le diatribe anche con offese pesanti tra due o più utenti, essendo tutti oltremodo maggiorenni, la cosa è veramente ridicola e vigliacca (2) Oltretutto dover rinunciare al proprio Nick e al proprio passato per una roba del genere mi farebbe girare le palle a mille. Fossi in Riba ti eviterei anche quando sei nei suoi commenti. Non c’entra che sono caratterialmente più simile a Ribaldo, c’entra proprio il caso specifico di chiamare aiuto per far bannare uno perché ti ha offeso... dai su. Sul resto Sten sai che non ho niente vs di te, anzi. Con tutti quelli che ho offeso io litigando sarei stato bannato almeno una ventina di volte. Capisco anche che Sten viva meglio questa assurda situazione per motivi caratteriali... io non la reggerei proprio.
IlConte: Mike tra l’altro è uno dei pochissimi fasci che mi piaceva. Tanta classe, ironia/serietà, mai sapevi bene.
La recensione è favolosa, si può essere totalmente in disaccordo, ma è favolosa.
Tra l’altro io l’ho offeso in modo pesantissimo e lui è sempre stato impeccabile.
Stanlio: Vedi Conte che m'han bannato pure a me, ho fatto ammenda pure se secondo me il fatto non sussisteva e così non ho dovuto rinunciare al mio Nick e al mio passato ma exribaldo piuttosto ha preferito cambiar nick e rinunciare al suo "passato" ogni volta son cazzi suoi a me non può fregare meno di zero se l'è voluta lui da sempre per cui gli rimarrebbe solo di starsene buono e zitto sulla questione, chi è causa del suo mal eccetera eccetera! Ciao
IlConte: Io ho detto solo come la penso, se tu ritieni di aver agito in modo adeguato e giusto no problem ci mancherebbe... ognuno si tiene la sua opinione. Io non l’avrei mai fatto, ma neanche pensato... mi sentirei un verme ma, ripeto, ognuno la pensa come vuole savansadir.
Dislocation: @[IlConte] E non dimentichiamo quel bell'esserino di@[Fount] od anche @[fountisnotdefea] , ricordandolo da vivo.
De...Marga...
De...Marga...
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Gran pagina; giusto che sia tu a raccontarci il nuovo disco di Dylan. E' stato uno dei miei primissimi miti musicali ad inizio anni ottanta. Mai potrò dimenticare il suo concerto del 1990 insieme a Van Morrison. Album da ascoltare nelle prossime giornate.


Zimmy: Mitico DeMa, sempre graditissimo il tuo passaggio e il tuo apprezzamento :)
Zimmy
Zimmy
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Modifica alla recensione: «Corretti un paio di titoli scritti male». Vedi la vecchia versione Rough and Rowdy Ways - Bob Dylan - recensione Versione 3


TataOgg
TataOgg
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Ero passata per scocciare invece la recensione é molto bella e quindi ho deciso di fare da bravina.
🖤


Zimmy: E io ringrazio doppiamente anche te :)
London
London
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Il premio Nobel a Dylan è meritato, tutta la polemica sul ritiro era basata sul nulla perché Bob aveva già chiarito le cose su come la pensasse sul ritiro dei premi in "Day of the Locusts" del '70....quindi...


Zimmy: Vero.
Pink84
Pink84
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Grande recensione...complimenti...su Dylan..beh tranne qualche parentesi infelice, lo amo in tutte le sue incarnazioni...Il disco lo sto ascoltando a sprazzi sul tubo...sembra molto intereressante..il tuo scritto invoglia di più all'ascolto...anzi quasi quasi, vista la mia fatica ad appreazzare la musica "liquida" ,mi compro il vinile..:):):)


Zimmy: Grazie mille davvero. Merita certamente l'acquisto, ancor più se in vinile (io ho comprato il cd per fedeltà collezionistica avendo già tutti i precedenti suoi, ma la confezione non è il massimo)
Pink84: CD o vinile va bene... L'importante è averlo originale... Toccarlo con mano... Il maestro lo merita....
Pink84: Cmq ti ho subito deamato e ho inserito la rece tra le mie preferite..
Zimmy: Grazie! Ricambio il DeAmore molto volentieri
Stanlio
Stanlio
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Ogni volta Dylan mi sorprende come fosse la prima volta, il Nobel meritatissimo io glielo farei anche un'altra volta per quello che ha espresso e per come lo ha espresso e niente, anzi no, vado a preferirla, bravo Zimmy, ottimo scritto!


Stanlio: *glielo darei
Stanlio: Devo ancora ascoltarlo tutto, ma non mancherò...

Cinquestelledidefault!
Zimmy: Onorato da tanto apprezzamento Stan! :D Grazie del passaggio
Lao Tze
Lao Tze
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non volermene, ma un Dylan da cinque nel 2020 fa più notizia anche del tuo ritorno.


Zimmy: Beh, mi sarei stupito del contrario :D
Grazie anche a te per passaggio e voto
Hungry
Hungry
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Recensione perfetta. Questo disco è un capolavoro. Sotto l'aspetto musicale si riallaccia sia al suo passato folk-blues che al presente,si fa per dire, della "vecchia" canzone d'autore "alla Sinatra" (mood che comunque Dylan aveva già sperimentato prima dei cinque dischi di cover, in album,bellissimi, come Together throgh life e Love and theft). Sotto l'aspetto lirico recupera lo spirito "onirico" di molte composizioni degli esordi. Complimenti a te per la recensione. Lode a Dylan.


Pink84: Niente mi state convincendo sempre di più... Lo prendo in vinile.. Appena possibile...
Zimmy: Mi aspettavo un tuo passaggio e soprattutto un tuo apprezzamento nei confronti del disco; quello alla recensione, invero, mi lusinga. Grazie, e sempre sia lodato ;)
IlConte
IlConte
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“piacere, sono Peter Grant manager dei Led Zeppelin”
“Anche io ho i miei problemi ma non vengo a dirteli”
Ahahahahahahah sempre uno spasso questa risposta di Dylan al Peter - diciamo che nessuno gli parlava così, ecco.

Sempre un piacere leggere un misto di passione e competenza al massimo livello. Se la avesse scritta qualcun altro, sinceramente, non so se l’avrei letta.
Siamo sempre lì il top sono i testi che io non seguo sia per la lingua che, soprattutto, per indole... infatti neanche in italiano.
Sul Bob ci siamo detti tante volte e, pur non amandolo musicalmente come quasi tutti i suoi simili, l’ho rivalutato ascoltando roba in questi miei anni di isolamento.
Sicuramente il più importante cantautore di sempre, chi non lo “ammette” pecca di oggettività. Può farti pure cagare ma è stato il più influente di tutti.

Sono curioso, però.


Stanlio: Buona questa di Bob al manager...
Pink84: Sul serio Bob a risposto così a Peter Grant???...Leggendario....
Zimmy: Che belle parole, Nobile! So bene come la pensi sul vecchio Bob, e qui, secondo me, qualcosa che potrebbe piacerti c'è: l'anima blues del nostro amico è più viva che mai. Grazie per onorarmi sempre della tua nobil stima.
(L'aneddoto su Grant è sempre gustosissimo ahahaha :D)
Pink84
Pink84
Opera:
Recensione:
Sul serio Bob a risposto così a Peter Grant???...Leggendario....


IlConte: Yes
Confaloni
Confaloni
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La recensione è ottima e non avendo ascoltato il disco non posso valutarlo. Trattandosi di Dylan dubito si tratti di una ciofeca. Semmai è il caso di notare come questi rockers (Dylan ma anche Neil Young con l'ultimo disco Homegrown, Mc Cartney, i superstiti Who e Stones) siano come degli indomiti leoni che dai per spacciati ma riemergono improvvisamente con rinnovata energia (proprio come la mitica Fenice). Raramente si trovano alfieri più giovani del divin verbo musicale (a mio avviso qualcosa del genere lo si può ritrovare giusto nei Radiohead e Pearl Jam..).


Zimmy: Il buon Neil con Homegrown ha saputo vincere facile, trattandosi di materiale rispolverato dai suoi anni d'oro, ma ciò che dici è verissimo. Grazie del passaggio
Confaloni: Sì Homegrown risale a metà anni 70 ed ovviamente vale la regola enologica per cui il vino d'annata è sempre buono.
imasoulman
imasoulman
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eccomi...
letta, assolutamente pagina da incorniciare. Del resto, certe opere vanno trattati da chi ha i quarti di nobiltà per farlo e Zimmy ce li aveva mostrati a più riprese, qui dentro, stemma araldico, il suo, completo di tutte le palle del casato di Duluth.
Sono contento che alcune anticipazioni abbiano trovato conferma nel suo giudizio su questo disco. Onestamente, non ci speravo più nel capolavoro da parte dello Zimmie, vent'anni in cui i dischi appena discreti (a me, a differenza sua, 'Tempest' non fece proprio proprio impazzire...ed è forse la sua miglior cosa del terzo millennio che non riguardi una a caso delle Bootleg Series) si alternavano a - per me, chiaro... - vere o proprie brutture, non in quanto tali, chè magari potevano pure lasciarsi anche ascoltare, ma in quanto: insignificanti (stiamo parlando di uno di quei soli due/tre che han rivoltato come un calzino la Popular Music dello scorso secolo quelle due/tre volte e davvero non è paragonibile l'altezza dell'asticella per una sua opera o per quasi chiunque altro).
Bene, sembra che sia tornato il tempo dell'epifania, quello per cui si debba andare reverenti di nuovo ad omaggiare il Vecchierello, portando i doni. Almeno un capolavoro a decennio (escludo seessanta e settanta dove la regole viene ampiamente infranta per eccesso), fino a 'Time Out of Mind' ce li aveva regalati. Eravamo in carenza...


imasoulman: *trattatE
Pink84: Non saranno capolavori ma a me Tempest, Modern Times e Love and Theft son piaciuti...pure parecchio....il piu debole dell'ultimo periodo è Together Through Life...bruttino veramente...
imasoulman: mi spiego meglio, il criterio di valutazione di un'opera di Dylan è commisurato al suo status di Mammasantissima della Popular Music. Dei tre dischi citati, 'Modern Times' più degli altri, è quello che per me più si avvicina alla categoria 'runners', non i capolavori certo no, non gli indispensabili comunque, diciamo quel grado della scala per il quale il fan dylaniano se lo può (o se lo deve) mettere in casa.
Beninteso, stiamo parlando di tre dischi che farebbero la loro porca figurissima da prima fila nel carnet di un cantautore qualsivoglia. Ma dai Grandi si pretende sempre il massimo, è coi mediocri che ci si può accontentare
Zimmy: Commento da incorniciare ancor più della mia paginetta, altroché. E grazie assai per le parole di stima: le palle del casato di Duluth non me la aveva ancora affibbiate nessuno. Scherzi a parte, da un intenditore quale so che sei certe parole non possono che onorarmi. E come non concordare sul resto? Time Out of Mind resta inarrivabile, ma qui siamo su livelli che non si raggiungevano da allora. Una Key West, una Mother of Muses mancavano da tempo ai lavori del nostro
Pink84: Ho capito cosa intendevi...normale che i tre che cito non sono minimamante paragonabili ad un Blone on Blonde...Però la strada intrapresa da Dylan da Time Out of mind in poi a me piace tantissimo..Escluso i dischi di cover che non ho avuto voglia di ascoltare..
Pink84: E cmq Rough lo devo valutare meglio non avendolo ascoltato a dovere....per ora mi fido di chi ne parla bene
Pink84
Pink84
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Non saranno capolavori ma a me Tempest, Modern Times e Love and Theft son piaciuti...pure parecchio....il piu debole dell'ultimo periodo è Together Through Life...bruttino veramente...


Zimmy: Di Together Through Life ricordo con piacere il singolo principale, Beyond Here Lies Nothin', ma anche Life Is Hard non era malaccio. Concordo però che del resto delle tracce non si fa ricordare quasi nulla. Molto belli invece gli altri tre che citi, soprattutto Modern Times
Pink84: D'accordo con te in toto...
italianissimo
italianissimo
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VOGLIO MUSICA ITALIANAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Almeno però è qualcosa di nuovo e non la milionesima recensione su dark said dei pinc floid


Zimmy: Propongo di applicare la legge Mogol: un disco italiano ogni tre recensiti
italianissimo: Uno inglese ogni 9 italiani
hellraiser
hellraiser
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Scrivi poco ma sempre con gusto, perfezione ed eleganza. Mah, io non sono un coraggioso avventurriero del Dylan post Time, visto due concerti del Tempest tour anni fa, sentito sia dal vivo che in disco alcuni lavori del nuovo millennio ma mai scoccata la scintilla.. ho sempre dubbi nell' approcciarmi negli ultimi suoi lavori. Poi mi dirai che sicuramente sbaglio...


Zimmy: Non ho motivo di dirti che sbagli: come ho scritto in altri commenti, qui secondo me siamo su livelli un po' più alti rispetto alla media dei lavori post Time, ma a ciascuno il suo Dylan. Grazie del passaggio e delle belle parole :)
Pink84
Pink84
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Anch'io anni fa ero titubante sul dylan ultima maniera... Non mi piaceva nemmeno time out of mind.. Ma poi piano piano preso per piccole dosi ho cominciato ad apprezzare la sua "nuova" musica... Arcaica.. senza tempo... Come sempre bob va per la sua strada... E fa (quasi) sempre centro... Cmq anche io scrivo poco.. Lascio parlare la musica...


imasoulman: beh, no però...'Time Out of Mind' deve per forza di cose stare altissimo, anche in un canone come quello dello Zimmie, canone che vola in alto verso un Empireo tutto suo e che nessuno può permettersi
Pink84: Hai perfettamente ragione... Forse ero sordo o fissato con altro... Ma non mi piaceva... Invece è un disco monumentale... Solo lui sulla soglia dei 50 poteva realizzare un lavoro come time e rinascere artisticamente
Pink84: E proseguire su alti livelli con i successivi...
italianissimo: Si pero ancora con darc said nel 2020 inoltrato non si puo' vedere.
zaireeka
zaireeka
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Ci sono parole greche di una bellezza assoluta, Mnemosyne è una di queste... mi viene in mente la scena di Amarcord in cui il professore esalta la musicalità della lingua greca, io sono d’accordo con lui. La rece è molto bella e erudita senza essere pesante, cosa non facile. Davvero bravo. All’album darò un ascolto sicuramente.


Zimmy: Gran commento. Grazie davvero
Hank Monk
Hank Monk
Opera:
Recensione:
Bella. Questo prima o poi lo ascolto...ma quindi un "cambio" di stile rispetto a Tempest?
Merita?


Zimmy: Personalmente lo trovo meritevole, tanto che gli ho dato il massimo dei voti. Il cambio di stile da Tempest in un certo senso c'è stato, nel senso che qui Dylan, com'era lecito aspettarsi vista la direzione presa negli ultimi anni (anche dal vivo), ha tratto profitto dal lavoro eseguito sulle cover dei vecchi classici americani di Sinatra & C. e il suo stile ne è uscito notevolmente ripulito, sia nel sound che nel songwriting. Questo è un lavoro che ritrova, oltre a un'ispirazione che latitava da tempo (esiti felici come Key West o Murder Most Foul non ne ricordo in lavori recenti), anche una bella e inedita armonia tra le varie anime del nostro: qui c'è il blues sporco e cavernoso di Tempest, il crooning di Shadows in the Night, le atmosfere soffuse e rarefatte di Oh Mercy e perfino del folk acustico alla sua vecchia maniera (Mother of Muses mi sembra quasi un omaggio a quella stagione). Molto dipende dal rapporto che hai con l'ultimo Dylan, ma questo secondo me è un centro pieno
123asterisco
123asterisco
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Recensione:
Riletta ora soltanto per intero, in parallelo all'ascolto dell'album. Scritto più che perfetto. Grazie.


Zimmy: Grazie a te!
Taddi
Taddi
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Ho comprato il CD da pochi giorni e lo ascolto continuamente. Trovo che sia un capolavoro, al pari di Time out... Ascoltare il disco leggendo la tua recensione è una grande gioia. Bravissimo. Occorre che ti diamo in fretta per non perdermi altre perle...


Taddi: *diamo.... Era deamo!
Zimmy: Grazie moltissime, ricambio il DeAmore assai volentieri :)
Ditta
Ditta
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Recuperato stamattina.. sì, le 5 stellotte le merita eccome.


gaston
gaston
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Recensione:
Ma questo Dylan è quello che ha preso il Nobel per il numero di dischi che ha pubblicato?
Ci pensavo proprio stamattina...che ne ho comprati un bel po’...e non mi piace neanche.
Sto solo cercando di capire.
E’ che leggendo la recensione, mi viene voglia di comprare pure questo.
Sarà mai possibile?


Raskolnikov1789
Raskolnikov1789
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Recensione:
Prima o poi mi dovrò decidere a tentare di approfondire seriamente Dylan, la mole spaventa, ma la recensione invoglia. Pensavo di acquistare anche una raccolta di testi curati e tradotti da un certo Alessandro Carrera. Per il resto, davvero una bella pagina la tua


imasoulman: 'un certo Alessandro Carrera'...trattasi solamente di uno dei massimi esperti della materia, il maggior esegeta dylaniano del Nostro Bel Paese...
Zimmy: Alessandro Carrera, accademico di livello (attualmente detentore di una cattedra a Houston, se non vado errando) oltre a essere la massima autorità in Italia in ambito dylaniano come afferma giustamente ima, è da una quindicina d'anni a questa parte il traduttore ufficiale designato di tutte le pubblicazioni autorizzate di Dylan nella nostra lingua (Tarantula, Chronicles, le Lyrics e la Nobel Lecture, pubblicate in Italia da Feltrinelli, hanno tutti la sua bella traduzione). Di lui si segnala anche un ponderoso saggio critico intitolato "La voce di Bob Dylan" che considero lettura imprescindibile per qualsiasi approfondimento serio dell'opera dell'artista in questione. Con Carrera si va sul sicurissimo. Ciò detto, grazie anche a te del passaggio e dell'apprezzamento :)
imasoulman: 'La Voce di Bob Dylan' è uno di quei testi che nobilitano un mestiere spesso bistrattato come la critica-rock.
Per me può a buon diritto considerarsi 'critica letteraria'
Zimmy: Non potrei essere più d'accordo, è un testo che coniuga la critica rock a una formidabile erudizione in ogni campo dello scibile, tutto posto al servizio di una esauriente definizione del fenomeno Dylan in tutte le sue implicazioni. Una prova di maestria ermeneutica con pochi eguali nel suo campo
omahaceleb: La voce di Bob Dylan aggiunto nel carrello. Grazie ragazzi per avermi ricordato di doverlo leggere
Raskolnikov1789: Grazie mille ad entrambi per il feedback, prendo nota e procedo, per il momento, all'acquisto di 'Lyrics, 1961,1968'. 'Un certo' non voleva suonare offensivo, ma testimoniava, ahimé, soltanto il mio non sapere. La mole dell'universo Dylan non è nella mia zona di comfort, ma tento di redimermi con degli ascolti più attenti e vediamo se scocca la scintilla!
Zimmy: Figurati, macché offensivo :) Ribadisco che le edizioni di Carrera sono curatissime e davvero ottime per un approfondimento dylaniano. I tre volumi delle Lyrics sono strapieni di note ai testi che offrono un'inquadramento pressoché enciclopedico dei vari brani. Qualora poi scoccasse la scintilla, "La voce di Bob Dylan" ne sarebbe il compendio perfetto
omahaceleb
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I Contain multitude è forse uno dei pezzi più belli del Dylan degli ultimi venticinque anni.


Zimmy: Verissimo. Istintivamente nella recensione ho preferito soffermarmi sui brani per così dire inediti (relativamente, nel senso che Multitudes e anche False Prophet erano già noti da qualche mese, come pure l'indescrivibile Murder) ma Multitudes è un inizio col botto e un gran biglietto da visita per questo bel lavoro
omahaceleb
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Correttore assassino e scorreggione, lo odio


Flame
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Ha una discografia infinita, e per venire a capo già solo della trilogia elettrica mi ci sono voluti anni. Ora sono tra i miei dischi preferiti, assieme a due tre dischi che ha fatto nei 70, fortunatamente è anche un ottimo musicista e coinvolge anche la pancia e non solo la testa ma ho buchi enormi nella sua discografia tra cui la parte finale.
Ho sentito una sua intervista dove confessava all'intervistatore che gli leggeva i versi di It's Alright, Ma, che quei tempi non torneranno più, però tutti dicono un gran bene di Time Out of Mind, e tu adesso di questo. Mi ci butterò. Ho sempre pensato che ogni artista ha al massimo 5 - 6 dischi al top ed il resto resta mestiere. Evidentemente nell'utima parte del cammino della vita torna la forza, non sarà più fame, qualcosa di diverso probabilmente ma comunque forte. Bella rece.


Pink84: Se vuoi approfondire sua Bobbita oltre la favilosa trilogia ti consiglio:
Infidels (1983)
Oh Mercy (1987)
Time Out Of Mind (1997)
Del nuovo millennio tutti tranne Together Through Life, questo si bruttino...
Come dici tu ad un certo punto si perde la fame, la voglia di stupire...ma rimane la forza...la forza di dischi che hanno un suono unico e un fascino eterno...sempre secondo me....:)
Pink84: *favolosa
Pink84: Naturalmente non ti mensiono un Desire o un Blood on the tracks perchè presumo che tu già li conosca....
Flame: Blood è tra i miei preferiti di Dylan, tra quelli che conosco mi sembra quello in cui curi particolarmente l'aspetto melodico, Desire assieme a Street Legal un gradino sotto Blood e trilogia e The Times They ... etc.
Flame: Grazie delle dritte. Aggiungo alla wishlist che sta diventando infinita a forza di frequentare questo posto.
Pink84: Di niente .. Cmq vado subito a deamarti...spero che ricambi... Ah dimenticavo... Del nostro bob ascolta pure Live 1966 royal Albert hall concert... Più che un concerto un monumento del rock tutto...
Flame: 👍
Zimmy: Mi sento di concordare con le "dritte" di Pink84, dopo il periodo d'oro degli anni 60-70 sono quelle le tappe più significative del percorso dylaniano. La sua produzione degli ultimi 25-30 è tutto un altro mondo, e non è sempre facile i farci i conti, non sono lavori che arrivano con immediatezza ma vanno metabolizzati con pazienza e dedizione, sempre con un occhio ai testi e ai riferimenti culturali del nostro. Il percorso che sta seguendo più o meno da Oh Mercy a questa parte è una progressiva riscoperta delle sue radici, che poi sono le radici della musica e della cultura americana tout court: su questa scia si collocano anche i cinque recenti dischi di cover di standard americani che sono tra i suoi lavori forse meno accessibili ai primi ascolti (sempre che se ne vogliano capire le ragioni profonde e non limitarsi a liquidarli come un noioso riempitivo) ma, col senno di poi, importanti anch'essi per capire il percorso artistico di Bob. Quest'ultimo appena uscito è allo stesso tempo un consuntivo e un congedo da sua questa ultima stagione, in cui tornano al pettine tutti i nodi di questo percorso ormai trentennale. Se è vero che i tempi andati non tornano più (a costo di dire un'ovvietà), l'impressione è che Dylan stia cercando scientemente di rievocarli, non in maniera reazionaria o passatista ma con un percorso scientemente studiato di riconciliazione con le proprie radici profonde. "My Own Version of You", che come ho cercato di dire nella recensione sembra parlare della creazione artistica sfruttando la metafora del Frankenstein che dà vita alla sua creatura, dice nei versi finali qualcosa di eloquente a riguardo: "I wanna bring someone to life, TURN BACK THE YEARS / Do it with laughter and do it with tears". è un disco lucidissimo e molto autoanalitico, dietro le storie e le metafore che propone. Ho idea che ci aiuterà a far luce su molte delle cose che lo hanno preceduto
Flame: Approfondirò la sua conoscenza con quei dischi allora, grazie per le preziose info.
Pink84: Come sempre Zimmy hai spiegato tutto in maniera impeccabile sul bob...complimenti
nangaparbat
nangaparbat
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Rece eccellente.


Zimmy: Grazie! :)
Onirico
Onirico
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Recensione ispiratissima e poetica, complimenti. Penso che il Bobbone apprezzerebbe. Ma il disco è uscito mò?


Zimmy: Grazie davvero :)
L'album è uscito da una settimana appena, ma i primi singoli circolavano già da marzo-aprile
dsalva
dsalva
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Bella rece complimenti.....il disco lo devo ancora ascoltare al netto di quanto sentito sul Debaser.


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