Bisius

DeRango : 2,26
DeEtà™ : 7218 giorni • Qui dal 4 settembre 2006
Melvins Nude With Boots
Voto:
E diciamolo che la grigliata piglia a calci in culo tutte le catene fast food del mondo!
The Great Complotto The Great Complotto
Voto:
Mi raccomando, Roberto: non star via troppo.
Opeth Watershed
Opeth Watershed
19 giu 08
Voto:
Non ci andrei pesante come Emanuele, ma vedasi altra recensione per sapere cosa ne penso. Manieristico.
Tool Lateralus
Tool Lateralus
7 giu 08
Voto:
<Il tutto si apre con "The Grudge", un pezzo tetro ma allo stesso tempo una scarica di energia.> Non trovi che la stessa definizione si sarebbe potuta applicare ad un pezzo dei Nirvana? Ah, l'album è da capogiro, qua non esistono discorsi sul cerebrale o meno, e nemmeno troppe pippe sul suono che va ammosciandosi e i riff monocordi, perchè un pezzo come "Ticks & Leeches" su Ænima NON c'è. "Triad", nemmeno. Punto.
The Sixth Great Lake Up the Country
Voto:
Ho come l'impressione di volerli, fortissimamente volerli. Saluti a Leicester e a Will Sheff. E a tutte le piccole cose di pessimo gusto.
Opeth Watershed
Opeth Watershed
30 mag 08
Voto:
Ascoltato, ne sono rimasto un po' deluso. Per la prima volta nella loro discografia, a mio modo di vedere, ci sono brani deboli, ben avvertibili anche dai profani al gruppo. Credo che sia strettamente collegabile all'abbandono di Peter Lindgren. Mi riferisco al singolo, scontatissimo, "Porcelain Heart", e a "Burden", carina, ma decisamente troppo lunga e prolissa (otto minuti di acustico?!?). "Hex Omega" un po' incolore. Il resto eccellente, specialmente "The Lotus Eater". Noto con dispiacere che gli Opeth si fanno sempre meno death e sempre più prog. Sia chiaro, assolutamente nulla contro il prog. Ma è come dire Dr. Jekyll senza Mr. Hyde. Con l'aggravante che il death metal, quello bello incazzato di "Heir Apparent", è alla base della loro crescita umana, stilistica, morale. E quindi è una radice bella grossa che sta finendo estirpata pian piano. Diretta conseguenza di questo, il growl, anch'esso in via di estinzione. Troppa voce pulita, caspita. Troppa. Alla lunga sono consapevole che possa annoiare. Posso tranquillamente affermare che, per me, con questo "Watershed", gli Opeth hanno firmato il loro dolce epitaffio e si avviano verso una parabola discendente. Il che può essere visto come un orgoglio (vent'anni di carriera alle spalle e tutti questi centri discografici sono da innalzare e lodare proficuamente) o meno (dai migliori si pretenderebbe sempre di più!). Io faccio parte del primo gruppo. "Watershed" rimarrà un ascolto interessante, ben superiore alla media ma, come ho avuto già modo di dire nella mia recensione, credo che non mi entrerà completamente nel cuore. Un peccato, vero, sed errare humanum est. E se perseverare diabolicum, a questo punto, chissenefrega: ripigliatevi "Still Life" o "Blackwater Park" ed abbandonatevi all'estasi. Con profondo rispetto per una band che ha scritto pagine importanti e fondamentali nella storia della contaminazione musicale. 3.5
Nacho Cerdà Aftermath
Voto:
Allora, caro Stipe, dato per scontato che tu sia un povero fake/babbo di minkia, vorrei comunque specificare (anzi, rettificare) alcuni concetti sul corto in questione, affinchè le persone interessate non vengano sviate dal tuo commento idiota... a livello contenutistico è in effetti fortissimo, per gli stomaci più sensibili potrebbe portare a conseguenze irreversibili. Ergo: se non siete psicologicamente e fisicamente pronti evitatelo. Come e peggio una trasferta dell'Inter. Persino io che non sono poi così schizzinoso l'ho guardato una volta sola, ed alla seconda mi sono dovuto bloccare a metà. Dall'altro canto, però, Cerdà è veramente un ottimo regista, e non lo provano solamente i fantastici effetti speciali di questo "Aftermath", o le inquadrature, o la scelta delle musiche e quant'altro, ma la scelta stessa di sviluppare questa ideologica "trilogia della morte", che comprende anche il carino "The Awakening" e lo struggente, capolavoro "Genesis"... Cerdà visiona la morte, nell'arco di tre corti, in tre modi differenti. Nel primo "The Awakening" la morte è vista dall'aldilà, in una visione un po' acerba ma già interessante. In "Aftermath", il più forte, la morte è il simbolo dell'ostacolo insormontabile contro cui tutte le cose terrene sono destinate a fermarsi, lasciando i propri ricordi (qui addirittura il proprio cadavere) in balia di chiunque, anche del bastardo più sadico e menomato, come il chirurgo del film (un plauso a Pep Tosar!) che ti violenta, ti squarta, ti distrugge senza che nessuno possa fare nulla. "Genesis", l'ultimo, per me è il migliore, e non solo per quanto riguarda la trama, ma anche per scenografia, intensità espressiva (i corti in questione son tutti muti), colonna sonora struggente (Beethoven, se non sbaglio), inquadrature, tutto... ed in questo caso, la morte è il blocco che solo l'amore riesce a valicare. Ci vorrebbe una bella recensione su "Genesis" per discuterne assieme. Nel frattempo voto la recensione (incomprensibile ed esagitata da fare schifo) e il film (ottimo ma... ottimo).
Kyuss Blues For The Red Sun
Voto:
Il 5 non basta
Tool Ænima
Tool Ænima
21 mag 08
Voto:
La recensione è complessivamente molto buona, e condivido il lavoro che hai fatto sulle liriche e sui significati intrinsechi dei brani. Ma pezzi come "Stinkfist", "Eulogy" e "Hooker With A Penis" meritavano almeno un approfondimento anche a livello musicale e/o stilistico. Qui dentro c'è di tutto, per tutti i gusti, e non sto a ripetere per l'ennesima volta che questo e Lateralus sono dei dischi alieni, perfetti, inarrestabili. Che Dio ce li abbia in gloria, in secula seculorum. Amen.
Portishead Third
Voto:
"Machine Gun" mi sembra l'ideale colonna sonora di Tetsuo. Splendido, anche se imparagonabile a Dummy, viste le enormi diversità che fra i due concorrono. Cerco, infine, di soddisfare il dubbio sollevatosi su "Silence": si interrompe bruscamente, un attimo prima dei cinque minuti, non per un difetto dell'mp3, bensì per una scelta degli stessi Portishead. Ad un primo ascolto, in effetti, la cosa sorprende. Tutto calcolato :)