Nel film le anticipazioni del futuro sono: lo schermo digitale ultrapiatto, le tv portatili degli astronauti, il videotelefono pagato con la carta di credito multiuso-siamo nel '68 e la credit-card era privilegio ancora di pochissimi -l'uso comune del forno a microonde-già inventato in verità, ma ancora non diffuso- con cui viene riscaldato il cibo precotto degli astronauti, una specie di purea multicolore in cui si intravede il concetto di fast-food; il riconoscimento vocale da parte di una macchina, un supercomputer capace non solo di attività sensoriali, come vista, udito e voce, ma addirittura intellettive al massimo grado.
il sofisticato computer del film, Hal 9000, contravvenendo alle tre leggi della robotica va in tilt e diventa assassino e ammutinato; forse per un errore di programmazione dei suoi creatori, o per l'excessus mentis di una logica implacabile che esclude la bugia, ossia che l'equipaggio non doveva sapere la verità sul monolite. Eppure, sotto la sua enorme "neo-corteccia" elettronica, Hal nasconde ricordi infantili e sentimenti umanissimi: via via che l'astronauta esclude i circuiti che presiedono alle funzioni più evolute e sofisticate della sua intelligenza, emerge la paura e una cantilena di bimbi che via via si perde nell'indistinto, nel ritorno ad una dimensione pre-verbale.. La regressione di Hal è insieme un ritorno all'infanzia individuale e ai primordi dell'umanità, perché nel nostro cervello e nel nostro sistema nervoso è impressa sia la nostra storia personale ontogenetica, sia quella filogenetica della specie.
A volte si ha la precisa sensazione che questo programma tecnologico a grandi linee fosse già scritto. Sembra che la grande Macchina del Tempo di quell’immenso orologio della vita sulla Terra solo ad un certo punto e non prima, crei tutte le condizioni affinché alcuni geni superino i condizionamenti sociali, mentali, etc. etc e rompano le convinzioni secolari di una nazione o dell’umanità intera
Ma allora esiste un programma cosmico prestabilito e l’uomo è il suo esecutore? Se questa accellerazione cinetico-mercuriale delle tecnologie dei supporti fosse preparatoria a qualcosa di più grandioso: il trasferimento di tutto lo scibile terrestre su cervelli elettronici capaci di immense banche dati di musica, arti, cultura, codici genetici. Il tutto racchiuso in pochi dischetti argentei, come memorie cosmiche pronte ad essere imbarcate su Arche di Noè spaziali che un giorno porteranno i nostri pronipoti su pianeti gemelli al nostro.
Il cervello umano è composto da circa 1012 neuroni, e ciascun neurone effettua in media 103 connessioni (sinapsi) con altri neuroni, per un totale di 1015 sinapsi. In una rete neurale artificiale, una sinapsi può essere efficacemente simulata con un numero reale (floating point) rappresentabile su 4 byte di memoria. Di conseguenza, la quantità di memoria richiesta per simulare 1015 sinapsi è di 4*1015 byte (4 milioni di gigabyte). Diciamo che per simulare l’intero cervello umano siano necessari 8 milioni di gigabyte, includendo la memoria necessaria a memorizzare i valori di uscita dei neuroni ed altri stati cerebrali interni.
Durante gli ultimi 20 anni, la capacità della memoria RAM nei computer è cresciuta in modo esponenziale, decuplicando circa ogni 4 anni. Il grafico riportato in Figura 1 illustra le tipiche configurazioni di memoria installate sui personal computer a partire dal 1980.
Ad esempio, dall’equazione si ricava che, nel 1990, un personal computer era dotato tipicamente di 1 Mbyte di memoria RAM. Nel 1998, una configurazione tipica prevedeva circa 100 Mbyte di RAM, e così via.
Invertendo la relazione, è possibile prevedere l’anno in cui sarà disponibile una data quantità di memoria (sempre che la crescita segua lo stesso andamento rilevato negli ultimi anni):
year = 1966 + 4 log10 (bytes).
Ora, per conoscere l’anno in cui un computer disporrà di 8 milioni di