Rooftrampler92

DeRango : 1,67
DeEtà™ : 6764 giorni • Qui dal 2 dicembre 2007
Friedrich Nietzsche Così parlò Zarathustra
Voto:
Nietzche che non argomenta non si può sentire...Ha praticamente speso tutta la vita a dare una spiegazione (ir)razionale all' esistenza dell' uomo diventando anche folle in preda ad attacchi isterici, e tu spali merda su di lui pregiudicando e presupponendo ciò che dici (nemmeno ha finito di leggere il libro, quindi).
Non so se sia uno scherzo, ma qualora lo fosse, di divertente avrebbe ben poco.
Booker T. & The MG's Green Onions
Voto:
Bella segnalazione, sto disco lo conosco solo di fama.
Interpol Turn on the Bright Lights
Voto:
Si, col mio pastorello, e la pastora ;D
Have A Nice Life Deathconsciousness
Voto:
A me è piaciuto, la seconda parte è risparmiabile e noiosa, ma pezzi come "Hunter" (molto ridondante anche questa) e "Bloodhail" sono gran pezzi. Per quanto mi riguarda è il più riuscito del 2008, proprio perchè tra il peggio è il meglio.
Sto discorso l'ho fatto anche con Lux sull' altra recensione di "Deathconsciousness", e sinceramente non ho voglia di ripeterlo.
Interpol Turn on the Bright Lights
Voto:
Si, detto così alla fine possiamo dire che i Battles fanno parte di quella grande chiave artistica che è l'arte progressiva, cioè riprendere il classico rimodellandolo, plasmandolo in moderno. Si, alla fine quadrerebbe tutto. E' lo stesso discorso che uno farebbe con i primi Pere Ubu che tu chiami in causa. Ciononostante quello era un periodo diverso in cui qualcosa di nuovo poteva fiorire e "The Modern Dance" è il fiore sbocciato, il problema rimane sempre quello: che oggi c'è siccità a livello creativo, e si specula nel gusto progressivo/avanguardistico per plasmare creature come quelle dei Battles, anche un po' per sentirsi il culo parato da tutti. Ma tutto sommato oggi si potrebbe dire questo di migliaia di gruppi, perciò è una cosa che non va presa in considerazione.
Interpol Turn on the Bright Lights
Voto:
E' un discorso quasi inesprimibile a parole, infatti a livello di linguaggio fa quasi schifo quello che ho detto :D
Interpol Turn on the Bright Lights
Voto:
Bè, non esageriamo, li considero comunque a grandi linee derivativi e molto disciplinati tecnicamente. Questo non vuol dire che lascino tutto alla tecnica, le idee ce le hanno, eccome. Anzi, mi piace anche l'applicazioneì delle voci, ma dire che è una cosa che non si è mai vista in assoluto fa un po' ridere. Dai su, tracce come "Diamondd" e "Leyendecker" non sfigurebbero, tanto per dire, in un album come "Toxicity". sono il primo a dire che quella dei Battles è un tipo di musica quasi indefinibile, ma nella sua indefinizione ha non solo spontaneità pur essendo musica elaborata, ma rimane comunque radicata ad un modo di fare musica che è il math. Avresti ragionissima a dire che anche se sono math a tutti gli effetti, sono distantissimi da un gruppo come i Don Caballero, ma rimangono comunque definibili come math, pur essendo quasi indefinibili come modo di applicarsi al math.
Interpol Turn on the Bright Lights
Voto:
"Mirrored" non è male, ma mi risulta freddo come specifico sopra, caratteristica del math. Come peculiarità, ripeto, i Battles ce l'hanno, ma non sono caratteristiche singolari che fanno un polverone, sono lì ad abbellire (o ad abbrutttire, a seconda dei gusti) il disco.
E poi tutti sti intenti dadaisti (ho letto anche la (doppia) recensione di easy cure, è un' interessante interpretazione, ma forse anche troppo fantasios) non ce li vedo. Linko un' intervista al gruppo: Battles :: Le interviste di OndaRock , e lì, come pensavo, il gruppo evidenzia le semplici pretese del gruppo. Certo, è una musica che, se letta da qualcun' altro (come ha fatto easycure) con un'altra chiave ermeneutica, potrebbe (forse) farsi più utile di quello che è.
Interpol Turn on the Bright Lights
Voto:
Guarda, almeno per come la penso, "Mirrored" ha avuto uno slancio di critica enorme, e questo grava, a mio parere, su tutta l'opinione che se n'è fatta. La musica dei Battles, specie in "Mirrored", è complessa, difficile, fatta puntigliosamente, e per quanto possa sembrare di ascoltare i fondamentali di un post-rock senza troppe pretese, è proprio lì che ci si sbaglia. E' un disco che ha una strumentazione ridotta all'osso per quanto riguarda la melodia, ma il ritmo è veramente roba complessa, è disciplina tecnica e strumentale, ed è in questo che io trovo un difetto tra i tanti in un album. A guardar troppo la disciplina, spesso si dimentica la suggestione e l'esigenza espressiva, cosa che riscontro in tutto il math, o comunque in quasi tutto, ma questo è un dato soggettivo. A parte questo, ho voluto evidenziare le caratteristiche che secondo me ha una band come i Battles, ed è per questo che dico che la loro musica non è una cosa originalissima, rivoluzionaria, ma semplicemente un'esecuzione strumentale come si deve, e non capisco, nella tua visione personale, dove tu veda un suono puro e per nulla derivativo nel sound dei Battles. Concordo sull'uso della voce, perlomeno differente da ciò che si trova di solito, anche nel math (non in tutto), ma è comunque un elemento che non contraddistingue un movimento, una cultura, un genere, uno stile, una musica che sappia di nuovo. Ok, ce ne sono di casi singolari, Hendrix con la chitarra ha praticamente rivoluzionato il chitarrismo rock, ha modernizzato quello che faceva un BB King, un Muddy Waters, un Chuck Berry, insomma, penso che, una volta sentita la musica prima di Hendrix e dopo di Hendrix, ci si accorga subito quanto sia stato pesante Hendrix sul modo di suonare una chitarra elettrica. Ma nel caso dei Battles (e Mirrored è un album che ho ascoltato parecchio in un certo periodo in cui mi davo parecchio al post) non sento così forte la presenza della voce da rivoluzionare, con il singolo apporto di un elemento nuovo, il tutto.