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L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
Voto:
Non è che sono lapidario, ogni tanto vengo qui e vi rompo un po' il culo visto che mi pare che ne abbiate abbastanza bisogno. :-) Niente di personale.
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
Voto:
Comunque Kurthefish, per rispondere alla tua domanda: provinciale è uno come te. Che ha il mito del buon contadino (molto simile a quello del buon selvaggio), e che forse l'unica cosa che fa nella vita è andare all'università e fare qualche lavoretto saltuario, o d'ufficio, o di studio. Io che a lavorare mi sono rotto il culo (e conseguentemente il cazzo), anche all'estero, posso dirti che non è cosa che rende l'uomo felice (nè libero) zappare la terra, fare la fame, vivere nella miseria e nell'ignoranza. Il progresso che è stato fatto da allora, con tutti i pro e i contro, è sicuramente positivo, su questo non c'è il benchè minimo dubbio. Che poi il passato serva a riflettere va bene, ma non ad essere rimpianto come fate voi.
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
Voto:
Un sogno del cazzo però.
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
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Voi vivete in un sogno ragazzi.
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
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Mio nonno era di Vittorito, un minuscolo paese dell'Abruzzo. E' scappato di casa a 12 ANNI e non è più tornato. Cioè si è tornato, ma per rivedere gli amici, ed è andato a vivere a Roma (dopo aver fatto la guerra d'Etiopia)...
Il mio nonno da parte di madre invece era veneto, di famiglia numerosa e poverissima, praticamente mangiava solo pane e polenta e ha rischiato di morire. Era il primogenito e orfano di padre, e grazie ai classici "sacrifici" è riuscito a studiare e a diventare dirigente della Necchi, ed è andato a vivere in Francia. Non l'ho mai sentito parlare del favoloso idillio bucolico dell'Italia di anteguerra.
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
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Sicuramente si è perso quel valore di solidarietà che prima era più presente, a detta di tutti gli anziani. Però si è guadagnato in qualcosa: consapevolezza. Il sessantotto non è stata la rivoluzione francese ma non è stata neanche una boiata. E' servito a scardinare certe perversioni del valore della famiglia, come la violenza domestica sulle donne, e il padre-padrone. Chiaramente non è stato un procedimento chirurgico, e dei danni ci sono stati: la perdità di autorità da parte dei genitori, e il conseguente senso di smarrimento dei figli. E quindi rabbia. Da cosa credi che sia nato il punk? Per scendere dalle nuvole e farti un'idea di cosa poteva essere l'Italia di provincia quando non eravate ancora nati nè tu nè quel simpatico bonaccione di tuo padre, vatti ad ascoltare la canzone "Piccola città" di Francesco Guccini. Ciao ciao.
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
Voto:
Meglio così che farvi soffrire lentamente. :-)
L'atletico Giovanni Floris RaiTré - Ballarò 05-05-2009
Voto:
Concordo con Stoney riguardi il discorso sui nostri nonni. Si sono ritrovati in una situazione eccezionale e particolarissima che è stato il dopoguerra e il boom, ma hanno anche fatto l'errore di educare i propri figli al consumismo, gli hanno fatto avere tutto per non fargli provare la fame che avevano provato loro, perchè si è vero che ai tempi c'era la coralità e la partecipazione eccetera, ma c'erano anche la fame, l'ignoranza e la miseria. I primi "bamboccioni" sono stati quelli che ora hanno dai 40 ai 60 anni. Quella generazione lì è un disastro, non se ne è salvato nessuno... :-)) Oggi al massimo c'è del provincialismo, ma molti problemi grossi sono stati debellati e ci si appresta a riprendersi dal disastro dell'era Reagan-Bush Jr. Anche se noi con berlusca ne avremo per un bel po'.
Steven Soderbergh Che - L'Argentino
Voto:
Il film non l'ho visto, ma non mi attira. Non mi piace questo puntiglio quasi a voler distruggere il "mito" Che Guevara, così tanto per farlo. Questa "cura dei dettagli" mi puzza più una pedissequa e vuota presentazione della cronaca. Per chi fosse veramente interessato alla persona Guevara e alle vere motivazioni che lo spingevano, e non alla visione hollywoodiana della storia, consiglio il bellissimo documentario "Le ultime ore del Che", con testimonianze di gente del luogo dove Guevara è stato ammazzato.